altPubblicato a Pisa nel 1803 con il nome di Poesie, il canzoniere di Foscolo è uno dei più esili della tradizione letteraria italiana, costituito com’è da solo quattordici poesie: due odi e dodici sonetti. Le due odi sono intitolate «A Luigia Pallavicini caduta da cavallo» e «All’amica risanata» (Antonietta Fagnani Arese). Una rapida incursione nei titoli dei sonetti ci documenta, invece, l’esasperata tendenza di Foscolo all’egocentrismo, all’eccessiva auscultazione di sé e all’autoritratto. Del resto, già nell’Ortis si è potuto constatare come Foscolo tendesse a raccontare la propria vita, le contraddizioni e il proprio itinerario esistenziale e religioso attraverso la prosa del romanzo.

Ecco l’ordine progressivo dei sonetti: «Alla sera», «Di se stesso», «Per la sentenza capitale proposta nel gran consiglio cisalpino contro la lingua latina», «Di se stesso», «Di se stesso all’amata», «All’amata», «Il proprio ritratto», «A Firenze», «A Zacinto», «In morte del fratello Giovanni», «Alla Musa», «A se stesso». Tra tutti questi spiccano per la bellezza e per la perfezione formale i notissimi «Alla sera», «A Zacinto», «In morte del fratello Giovanni». Partiremo proprio dalla lettura di quest’ultima poesia, esemplare della propensione di Foscolo a soffermarsi sulla propria condizione anche questa lo sguardo dovrebbe essere rivolto al fratello morto.

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