altCHIARA CORBELLA

Chiara Corbella ha conosciuto Enrico a Medjugorie nell’estate del 2002. Lui è in pellegrinaggio con la Comunità del Rinnovamento carismatico, lei è in vacanza in Croazia con la sorella maggiore Elisa. Tornati a Roma, i due si frequentano, si fidanzano, intraprendono un cammino di fede insieme. Lei ha diciotto anni, Enrico ventitré. Il fidanzamento dura sei anni, tra dolorose rotture. Con semplicità, umiltà e amore, Chiara abbraccia la strada del matrimonio. È il 21 settembre 2008.

 Durante la prima gravidanza viene diagnosticata un’anencefalia alla figlia Maria. I due giovani sposi decidono di dare alla luce lo stesso la figlia, che nasce, viene battezzata e muore tra le braccia amorevoli dei genitori.  Anche durante la seconda gravidanza, al bimbo che Chiara porta nel grembo sono diagnosticate gravi malformazioni e non rimangono speranze di sopravvivenza. Ancora una volta, certi che «siamo nati e non moriremo mai più», Chiara e Enrico hanno voluto dare alla luce il figlio Davide, farlo battezzare e abbracciare mentre andava in Cielo. Alla terza gravidanza, tutto procede bene per il figlio Francesco, ma la diagnosi infausta questa volta riguarda lei, la madre. Dopo un primo intervento chirurgico, per non danneggiare il figlio, rimanda chemio e radioterapia  solo in seguito alla nascita del figlio. Ma è ormai troppo tardi. Chiara ha ormai metastasi ovunque. Ha ventotto anni, è malata terminale, ma ha un viso bello e folgorante della certezza che siamo nati per l’eternità.

Il papà ricorda che durante la malattia della figlia hanno «vissuto insieme come mai, tutti combattendo per la salvezza di Chiara, sperando in un miracolo che è avvenuto in maniera diversa, non nella guarigione, ma nell’accettazione». «Ho imparato da mia figlia» dirà ancora «che non conta la durata della vita, ma come la viviamo. Ho imparato da lei in un anno più di quanto non avevo capito in tutta la mia esistenza e non posso sprecare questo insegnamento».

Il 4 aprile 2012, è un mercoledì santo, Chiara ed Enrico conoscono l’esito della biopsia al fegato. Chiara è ormai una malata terminale. Confessa all’amica Cristiana: «Sai, Cri, ho smesso di voler capire, altrimenti si impazzisce. E sto meglio. Ora sto in pace, ora prendo quello che viene. Lui sa quello che fa e fino ad ora non ci ha mai deluso. Poi capirò. […] Poi per ogni giorno c’è la grazia. Giorno per giorno. Devo solo fare spazio». La felicità di Chiara fino all’ultimo è il segno del suo affidamento totale a Gesù. «A prima vista la storia di Chiara è la storia drammatica di una mamma che muore di tumore lasciando soli suo marito e suo figlio. Forse una storia simile a tante. Ma in queste c’è qualcosa che non torna. Tutto è stato vissuto nella gioia, ed è diventato vita per gli altri».

Chiara muore alle 12.00 del 13 giugno 2012. Vestita da sposa, con in mano il rosario e un piccolo mazzo di lavanda, Chiara viene deposta nella bara in un viavai continuo di persone che la salutano per l’ultima volta. Il funerale viene celebrato il 16 giugno, giorno del Cuore Immacolato di Maria.

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