altNei romanzi di Dostoevskij, Dio parla attraverso gli avvenimenti, i fatti, le situazioni, che si fanno parola e Provvidenza per chi li vive e per chi li legge. Nell’opera di Dostoevskij c’è una figura rilevante che mostra quanto il silenzio di Dio sia la voce dell’uomo. Voce che, se parlasse apertamente, schiaccerebbe all’istante ed in ogni attimo la possibilità umana di libertà. In particolare c’è una donna, tra le altre, che lambisce in modo iconico alla Theotokos, la Madre di Dio, la Madre di tutti gli uomini. Il suo nome è Sonja Semjonova Marmeladova.

È l’icona della santità che supera il bieco sentimento moralistico del pensiero comune perbenista su cosa sia moralmente buono.
Figlia di un fallito e alcolizzato, Semion Marmeladov, alla morte di questi, come unica eredità, ella assume su di sé la sopravvivenza dei fratelli e della matrigna, Katerina Ivanovna, ormai consunta dalla tisi. Rimasta orfana, infatti, si prostituisce per dare un “tozzo” di pane ai suoi fratelli. 

Il suo destino si lega a quello dell’omicida Raskòlnikov, studente squattrinato che si è macchiato della colpa di aver ucciso un’usuraia in nome di un potenziale mondo nuovo, da realizzarsi con le possibilità economiche raggiunte attraverso tale delitto.

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