«Noi siamo fatti di desiderio», aggiunge Nembrini, «siamo un desiderio infinito, dunque desiderio di infinito. Oggi, quando tutto ci induce a ridurre il nostro desiderio, ad accontentarci, a pensare che l’ultimo modello di cellulare o l’ultima meta turistica o l’ultima ragazza o ragazzo ci basti, Dante ci richiama al fatto che siamo fatti per l’infinito. Siamo fatti per la totalità, per le stelle. Non per niente “stelle” è la parola con cui chiude ogni cantica, e la parola “desiderio” deriva, etimologicamente, da “stelle”: de-sidera, mancanza delle stelle».

        Come è possibile parlare ai giovani di questa bellezza e di questa prospettiva esistenziale attraverso Dante? Come lo si dovrebbe insegnare a scuola? Risponde Fighera: «Un insegnante deve attrarre gli studenti, non spaventarli. Deve mostrare che ama la Commedia. Un ragazzo ne sarà colpito e si chiederà il perché, guarderà e seguirà. L’opera ha già tutto in sé affinché possa conquistare un giovane». «Qual è il vero ostacolo alla comprensione di Dante?», si chiede Nembrini. «Non la difficoltà della lingua, la differenza di mentalità, … Il problema, forse, è che l’insegnante non sente Dante come compagno. Quando un docente invece sente la Commedia come un compagno di strada, come un’ocacsione per approfondire il proprio gusto della vita, la propria comprensione del mondo, allora ciò inevitabilmente viene trasmesso. Non leggete Dante ai vostri studenti, ma con i vostri studenti, per voi».

            La convinzione che sostiene la visione di Fighera e Nembrini è molto chiara: oggi i ragazzi hanno bisogno di proposte forti, di messaggi di speranza, di grandi ideali. E Dante può offrire una prospettiva fatta di verità e di bellezza. Si chiama “lettura esistenziale”, ed è il contrario di un approccio puramente nozionistico o aridamente scolastico. Quello che allontana i giovani dai libri, anziché avvicinarli. Così Fighera: «Noi tutti abbiamo bisogno di qualcuno che prenda sul serio le nostre domande sulla vita e il nostro bisogno di senso. Dante prende sul serio tutto il dramma dell’esistenza umana». Conclude Nembrini: «Dove c’è un lettore appassionato, che mette in gioco nel dialogo con Dante la propria umanità, le persone capiscono e si entusiasmano». (Famiglia cristiana 15-6-2017)

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