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"Edith Stein, cercare Dio nel silenzio della nostalgia" di Andrea Zambrano PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per edith stein«Tutta la vita di Edith Stein è stato un quaerere Deum. Un cercare Dio nella nostalgia di un vuoto che solo nella sua tragica morte si è mostrato come un portare la croce di Gesù». E’ il messaggio cui fa da sfondo lo spettacolo teatrale Edith Stein. Il silenzio di Dio che il Teatro dell’Aleph porterà in scena domenica 9 ottobre nel corso della Festa della Nuova Bussola Quotidiana

Il regista della compagnia Giovanni Moleri spiega che l’idea di scrivere un testo sulla filosofa ebrea convertita al cattolicesimo e morta nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1942 è nata a seguito di uno spettacolo fatto nel Carmelo di Parma. «Le suore ci hanno ricevuto nel parlatorio e ci hanno “commissionato” uno spettacolo sulla loro santa». Nasce così un monologo dedicato a Teresa Benedetta della Croce dichiarata santa e compatrona d’Europa da San Giovanni Paolo II Papa, che l’Aleph porta in scena da diversi anni con l’attrice Elena Mangola. 

Io non sapevo chi fosse Edith Stein - spiega Moleri alla Nuova BQ -, lo spettacolo nasce quasi per gratitudine verso queste suore che ci hanno parlato della loro consorella morta martire in un campo di concentramento».

Si tratta di uno spettacolo che non tralascia la Shoa, ma che indaga il rapporto di Edith con Dio e che di Dio racconta anche il silenzio. 

«Il sottotitolo infatti è “il silenzio di Dio perché il tema del popolo eletto vittima dell’Olocausto trova nelle parole di Edith una sua compiutezza: la risposta strabiliante e commovente fornita da Teresa Benedetta della Croce è che il popolo ebraico a sua insaputa ha ricevuto il dono di portare anch’esso la croce di Cristo. E’ una risposta terribile e dentro lo spettacolo questo è condensato proprio nella figura di Edith, ebrea cristiana che nella sua esperienza porta dentro di sé il dramma di tanti popoli». 

Tecnicamente il testo non è propriamente un monologo perché ci sono anche immagini che sono parte dell’azione drammatica. Ma centrale è l’aspetto del quaerere Deum. «Già in tenera età Edith era irrequieta, ma di questo soffriva. Speso diceva di aver sofferto di situazioni malinconiche, di una nostalgia potente e irraggiungibile. Alcuni suoi zii si suicidarono e lei stessa arrivò molto vicino al suicidio».

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DESENZANO, 20 MARZO. TU MI HAI FATTO RINASCERE MEDITAZIONE TEATRALE SULLA MISERICORDIA DI DIO PDF Stampa E-mail

altTU MI HAI FATTO RINASCERE
MEDITAZIONE TEATRALE SULLA MISERICORDIA DI DIO
Compagnia Teatrale ProfumoDiCielo Oratorio Paolo VI - Desenzano D/G
Nell’anno del Giubileo della Misericordia, la Compagnia Teatrale ProfumoDiCielo
che nasce nell’Oratorio Paolo VI della parrocchia di Santa Maria Maddalena di
Desenzano del Garda nel 2014, dopo lo spettacolo “C’è da non crederci!”portato
in scena per il bicentenario dalla nascita di San Giovanni Bosco per tutto il 2015
con più di 10 repliche nel nord Italia, ha deciso di mettere in scena una
meditazione teatrale sul tema della Misericordia di Dio a confronto con la vita di
ogni giorno: TU MI HAI FATTO RINASCERE.
Lo spettacolo presenta la storia di alcuni uomini e donne che hanno incontrato
Gesù Cristo. Con Lui hanno fatto esperienza di un amore e di un’amicizia che non
solo ha perdonato i loro peccati ma ha cambiato la loro vita e direzione.
I 40 ragazzi che compongono la compagnia, introdurranno lo spettatore al tema
della misericordia di Dio, invitandolo ad entrare letteralmente in scena provando
ad immedesimarsi e sperimentare la possibilità di vivere la loro stessa esperienza.
La caratteristica di questo lavoro è quella di essere una testimonianza, non
semplicemente una rappresentazione, testimonianza cioè di come la nostra vita
possa cambiare e di come possiamo essere veramente felici.
La rappresentazione, messa in scena con il patrocinio del Comune di Desenzano del
Garda, si terrà domenica 20 marzo alle ore 20.30 presso il la Palestra Catullo di
Desenzano del Garda, in via Michelangelo 31.
L'ingresso è libero senza prenotazione.
Per ulteriori informazioni potete contattare la segreteria dello spettacolo:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. tel. 328.8872503
Potete seguirci anche sull’omonima pagina Facebook FB/profumodicielo
TU MI HAI FATTO RINASCERE !1

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VARESE. Presentazione del DIZIONARIO DEL LIBERALISMO PDF Stampa E-mail

 

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RAIMONDO CUBEDDU, FABIO MINAZZI,

MARIA GABRIELLA RICCOBONO

PRESENTANO IL

DIZIONARIO DEL LIBERALISMO

 

 

GIOVEDI' 4 FEBBRAIO ALLE ORE 15.00

AULA SEMINARI. VILLA TOEPLITZ

VARESE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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A SEGRATE LA MOSTRA "MOSSI DA UNO SGUARDO" dal 23 al 30 gennaio 2016 PDF Stampa E-mail

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A SEGRATE

LA MOSTRA

"MOSSI DA UNO SGUARDO"

dal 23 al 30 gennaio 2016.

Domenica 24 gennaio alle ore 21

presso l'auditorium

Centro civico Giuseppe Verdi

in via XXV aprile a Segrate

ci sarà l'incontro

con l'architetto Josè Manuel Almuzara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"ERA SANTO, ERA UOMO". Incontro con Lino Zani PDF Stampa E-mail

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"ERA SANTO, ERA UOMO".

Incontro con Lino Zani, maestro di sci e alpinista, amico di Karol Wojtyla, autore del libro 

ERA SANTO, ERA UOMO, ed. Mondadori.

 

Venerdì 28 NOVEMBRE

ORE 21.00

CINE TEATRO ARS - CORNATE D'ADDA

 

CENTRO CULTURALE BENEDETTO XVI

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Pubblicato di nuovo “UNA VALIGIA DI CUOIO NERO” di Elena Bono PDF Stampa E-mail

altFinalmente è stato pubblicato il saggio su “UNA VALIGIA DI CUOIO NERO”, scritto da Don Giulio Meiattini OSB * e che Stefania Venturino aveva letto ad Elena integralmente, come risulterà dall’epistolario allegato al volume:

LA MODERNITA’ ALLO SPECCHIO. Storia di una famiglia in un romanzo di Elena Bono”.

LINK DEL LIBRO:

http://www.breviariodigitale.com/ebook.cfm?id=43

Meiattini è riuscito a collocare al centro dei nostri anni 2000 questo “capolavoro” di Elena Bono, mettendo in risalto come all’interno di talune dinamiche e personalità della famiglia maturino in realtà i valori o i disvalori dell’intera società e di un’epoca, “fra squarci di speranza (Nanette), nubi minacciose (le predizioni di Tycho), ambiguità indecifrabili (il suicidio di Kurt)”.

 

 

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Venerdì 3 ottobre. “ IL MISTERO di MARIA Madre di DIO” a cura di Suor MARIA GLORIA RIVA PDF Stampa E-mail

altVenerdì 3 OTTOBRE - 2014 ore 21.00
Aula S. Carlo di COLNAGO - locale attiguo alla chiesa parrocchiale

CONFERENZA con

proiezione di immagini

“ IL MISTERO di MARIA

Madre di DIO”

a cura di Suor

MARIA GLORIA RIVA

Fondatrice

di una comunità Monastica nella

diocesi di San Marino - Montefeltro

Percorso ispirato a Maria e al mistero dell’Incarnazione che si sviluppa mediante l’analisi di opere che raffigurano i principali misteri mariani.

Con questa serata vogliamo rendere omaggio a Maria nel mese che Le è consacrato e riscoprire il ruolo di Maria nella storia della salvezza.

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COMUNICATO STAMPA FINALE della XXXV edizione del Meeting di Rimini PDF Stampa E-mail

altComunicato stampa

XXXV EDIZIONE

MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI

#meeting14

Conclusa la XXXV edizione del Meeting

Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?

Il titolo della XXXVI edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli

che si terrà a Rimini dal 23 al 29 agosto 2015

Rimini, 30 agosto 2014 - Che cosa cercate?  Con questa domanda Papa Francesco ci ha invitato ad andare fino in fondo al tema del Meeting, che si è svolto quest’anno in uno scenario, nazionale, ma soprattutto internazionale, sempre più drammatico e preoccupante.

«Le “periferie” non sono lontane – ci ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio che ci ha mandato per l’inizio del Meeting - fanno anzi parte del nostro mondo e del nostro vissuto e le tragedie che si verificano quotidianamente in molte parti del pianeta ci riguardano da vicino».

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9 maggio 2014, ore 18.30, incontro con SUOR MARIA GLORIA RIVA PDF Stampa E-mail

9 maggio 2014 ore 18.30.


LA BELLEZZA NELL'ARTE.

Incontro con suor MARIA GLORIA RIVA


 

presso il Collegio Sant'Antonio

Busnago via Manzoni 13

 

 

Propongo per l'occasione una mia riflessione sulla bellezza.

[…] Che cos'è la bellezza? Come possiamo definirla? Io penso che la questione non sia quella di definire la bellezza, cioè il problema non è quello di chiudere la bellezza all'interno di confini, ma quello di osservare quello che la bellezza suscita in noi. Quando noi vediamo qualcosa che è davvero bello, la prima reazione è uno stupore, una meraviglia, che ci fa rimanere estasiati, in contemplazione. Pensiamo a una musica bella. Pensiamo alla sinfonia 40 di Mozart o alla Cappella Sistina di Michelangelo. Nel momento in cui noi cerchiamo di definire la bellezza, noi già la stiamo deturpando, la stiamo in un certo senso corrompendo, perché siamo presi come da un desiderio di possesso della bellezza stessa. Invece, la bellezza va ammirata. Bisogna vedere dove ci porta la bellezza.

 

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9-13 APRILE 2014. MOSTRA “ LA VIA DELLA BELLEZZA” IL BELLO E L’ARTE SECONDO BENEDETTO XVI PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

9-13 APRILE 2014

Oratorio San Luigi di Cornate d’Adda

INVITO alla MOSTRA

 

“ LA VIA DELLA BELLEZZA”

IL BELLO E L’ARTE

SECONDO BENEDETTO XVI

 

 


Mercoledì 9 APRILE ore 21.00 – Oratorio San Luigi

“La Bellezza salverà il Mondo”

conferenza di presentazione della Mostra

a cura del prof. GIOVANNI FIGHERA


 

APERTURA della MOSTRA presso L’ ORATORIO SAN LUIGI

• VENERDI’ 11 APRILE dalle ore 21.00 alle 22.30

• SABATO 12 APRILE dalle ore 14.30 alle 19.00 e dalle 21.00 alle 22.30

• DOMENICA 13 APRILE dalle ore 9.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 19.00

 

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Elena Bono è andata in Cielo nella sera del 26 febbraio. L'ultima sua intervista PDF Stampa E-mail

Nella sera del 26 febbraio alle 20.20 è mancata la poetessa ELENA BONO, terziaria francescana. Residente a Chiavari, è deceduta nell’Ospedale di Lavagna. Le sue condizioni di salute sono state discrete fino a un mese fa. Poi, lunedì 24 Febbraio è stato necessario il ricovero nell’ospedale di Lavagna e dopo soli due giorni è passata alla vita eterna. Riportiamo di seguito l'ultima intervista che le è stata fatta da Giovanni Fighera un mese fa.

 

Tanti sono i casi letterari nella letteratura del Novecento. Poeti e romanzieri dimenticati, soprattutto donne, come Ada Negri o il Premio Nobel Grazia Deledda (ricorreva nel 2013 il centenario della pubblicazione di Canne al vento). «È un fatto che quella che riteniamo la scrittrice italiana più importante della seconda metà del XX secolo sia da quasi quarant’anni emarginata dalla cosiddetta grande editoria». Così scrive il critico Giovanni Casoli in Novecento Letterario Italiano ed Europeo (2002) su Elena Bono. Poetessa, autrice di romanzi e di opere drammaturgiche, ha conseguito numerosi Premi letterari tra cui il Premio «Vallombrosa» (per la poesia religiosa), il Premio «Dante Alighier – Cultura ligure», il Premio «Universo Donna», il Premio del Consiglio Organizzativo Mondiale Arte e Cultura a Città del Messico. Ora è stato appena pubblicato in e-book ill suo capolavoro Morte di Adamo e imminente è l’inizio delle riprese di un film sulla sua vita, la cui sceneggiatura è stata scritta dalla regista, critica d’arte e gallerista Gabriella Bairo Puccetti. Possiamo considerare anche Elena Bono un vero e proprio caso letterario. Ci auguriamo che la sua opera possa essere conosciuta e apprezzata da un vasto pubblico.

L’abbiamo intervistata grazie alla collaborazione di Stefania Venturini che la conosce dal 1990, è sua amica e dal 2009 è diventata suo press agent. Accanto alle risposte di Elena Bono (molto sintetiche, perché le condizioni di salute non le consentono di parlare troppo) abbiamo, per l’appunto, riportato in corsivo il commento e qualche racconto di Stefania Venturini. 

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Il Premio Cultura Cattolica a Mons. Luigi Negri PDF Stampa E-mail

altVenerdì 18, alle ore 20.30, presso il Teatro Remondini di Bassano si terrà la cerimonia di consegna del riconoscimento del Premio Cultura Cattolica, XXXI edizione. Sarà insignito Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara – Comacchio e Abate di Pomposa.

Tra gli illustri predecessori che hanno conseguito il Premio annoveriamo i filosofi Augusto del Noce e Cornelio Fabbro, il pontefice Joseph Ratzinger (allora Cardinale), i cardinali Giacomo Biffi, Carlo Caffarra, Camillo Ruini, Angelo Scola, il fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani,  i giornalisti e scrittori Vittorio Messori e Cesare Cavalleri, il teologo René Laurentin, il romanziere Eugenio Corti, l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede Mary Ann Glendon.

«Mons. Negri si è sempre dimostrato nelle parole e nei fatti impegnato nell’approfondimento e nella diffusione dell’insegnamento del Magistero e della Dottrina Sociale della Chiesa». Così si esprime il Presidentedella Scuola di Cultura Cattolica Andrea Mariotto. La nostra società ha oggi bisogno di testimoni e di maestri.

La Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa, nata nell’ottobre del 1981,  ha il compito di «promuovere la crescita integrale della persona umana e […] presentare una visione organica dell’uomo, illuminata e vivificata dai valori del vangelo, con l’impegno a educare alla vera vita che è Dio in noi, rivelato da Gesù Cristo, che è la verità liberatrice». La scuola discute i temi fondamentali della vita e della cultura contemporanea alla luce del magistero della chiesa. Nel 1983 è nato il Premio internazionale della Scuola di Cultura cattolica che ha come obiettivo quello di «indicare al pubblico delle personalità che, nel loro specifico ambito di competenza, abbiano saputo "fare della fede cultura", come diceva Papa Giovanni Paolo II. Queste personalità sono la conferma che la fede non è un limite nell'esercizio della ragione, ma semmai è qualcosa che potenzia la capacità della ragione di comprendere la realtà e di dare un giudizio su di essa, esponenti di tutti i campi del sapere: dalla filosofia alla teologia, dal giornalismo al cinema, dalla musica alla letteratura, dalla scultura alla scienza» (Andrea Mariotto).

 

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TERZA RASSEGNA ARTE CONTEMPORANEA A TREVISO PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

 

 

Terza Rassegna Contemporanea

a Ca’ dei Carraresi

a Treviso

in una saletta personale

con sette opere inedite

espone LARA LEONARDI

La mostra si protrarrà sino a Domenica 13 Ottobre.

 
27-29 SETTEMBRE PREMIO CAPRI SAN MICHELE PDF Stampa E-mail

La Giuria della XXX edizione del Premio Capri – S. Michele, presieduta da Francesco Paolo Casavola e composta da Grazia Bottiglieri Rizzo, Ermanno Corsi, Vincenzo De Gregorio, Lorenzo Ornaghi, Marta Murzi Saraceno, Raffaele Vacca, ha deciso di assegnare all’opera “Che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?” di Giovanni Fighera il Premio Capri – S. Michele Giovani.

Esso sarà consegnato all’autore nel corso della Cerimonia di proclamazione dei vincitori, che si svolgerà sabato 28 settembre 2013, alle ore 18, ad Anacapri.

 

che cos'è mai l'uomo, perchè di lui ti ricordi?

"Il premio Capri-S. Michele, istituito dall'Associazione di varia umanità che ha sede in Anacapri, rimane uno dei punti di riferimento della cultura italiana nella esemplarità delle sue scelte, nell'obiettività del giudizio e nella testimonianza a sempre voler coniugare i valori della cultura e della fede, arricchendo la ricerca e promuovendo il dialogo"  (Card. Poul Pourpard).

 

Il Premio Capri S. Michele presentato ufficialmente nel 1978, è stato fondato nel 1984. Organizzato dall'associazione di varia umanità, si svolge annualmente ad Anacapri, nell'isola di Capri, della quale è ormai uno dei più prestigiosi appuntamenti culturali e turistici. Esso continua un suo originale percorso, premiando opere che, esprimendo in modo chiaro i valori fondamentali del vivere umano, invitano ad avere coscienza del passato, consapevolezza del presente, attenzione per il futuro, e siano in armonia con quelle precedentemente premiate.

 

«Questo libro di Giovanni Fighera entra nel vivo della crisi della modernità, e analizza i fondamenti che l’hanno prodotta e che tuttora ne producono gli sviluppi in modo veramente impressionante»: la libertà sciolta dai valori e dalla verità, la parcellizzazione del sapere, il relativismo, l’ideologia scientistico-tecnicistica. «Fighera si fonda soprattutto su testi di poeti e di letterati, che dimostra di conoscere molto bene, citando in modo puntuale molti loro passi particolarmente significativi». Così si esprime Giovanni Reale nella Prefazione, mentre Gianfranco Lauretano nell’Invito alla lettura soggiunge che attraverso un documentato percorso storico (dall’antichità alla contemporaneità) si delinea la «questione che l’autore ritiene fondamentale: senza il Mistero, il mondo è più piccolo e assurdo, soprattutto la parte più interessante del mondo, cioè l’io, la persona».

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ANTICIPAZIONE. XXXV EDIZIONE DEL MEETING. Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. PDF Stampa E-mail

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COMUNICATO STAMPA FINALE

Verso le periferie del mondo e dell’esistenza.

Il destino non ha lasciato solo l’uomo

 

Il titolo della XXXV edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli

che si terrà a Rimini dal 24 al 30 agosto 2014

 

 

 

«L’uomo rimane un mistero, irriducibile a qualsivoglia immagine che di esso si formi nella società e il potere mondano cerchi di imporre. Mistero di libertà e di grazia, di povertà e di grandezza. […] Ecco allora l’emergenza-uomo che il Meeting per l’Amicizia tra i Popoli pone quest’anno al centro della sua riflessione: l’urgenza di restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all’unicità e preziosità di ogni esistenza umana».

Il messaggio di papa Francesco ci ha accompagnato lungo tutta la settimana come giudizio sulla situazione drammatica dell’uomo contemporaneo: «Poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio, come sapientemente il servo di Dio Mons. Luigi Giussani ha sempre sottolineato»; e come indicazione della strada da percorrere: «Restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all’unicità e preziosità di ogni esistenza umana dal concepimento fino al termine naturale. Occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio, cioè nella scoperta e nell’adesione alla propria vocazione, che l’uomo può raggiungere la sua vera statura».

«Penso ai giovani che affollano la grande sala di Rimini e auguro loro di dare il contributo che tutti ci attendiamo dalle generazioni più giovani per una nuova fase di sviluppo in tutti i sensi dell’Italia e dell’Europa», aveva detto il presidente Napolitano nel videomessaggio che ha inaugurato il Meeting. E concludeva: «Io credo che l’emergenza che viviamo […] è quella di una grave, grave forma di impoverimento spirituale, culturale, di motivazioni umane, di motivazioni non legate soltanto all’immediato interesse materiale. Chi può reagire a ciò? Può reagire la cultura, possono reagire certamente le istituzioni più di quanto non facciano. Possono reagire i sistemi educativi, può reagire molto di più di quanto non faccia il sistema di informazione e possono molto contribuire le grandi organizzazioni sociali comprese quelle ispirate ad una fede religiosa. In questo senso il contributo che viene ai più alti livelli dalla Chiesa cattolica è un contributo che soltanto dei ciechi possono non vedere».

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EMERGENZA UOMO. APPUNTAMENTI. VENERDI' 23 AGOSTO. Antonio Socci presenta il suo libro PDF Stampa E-mail

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venerdì 23 agosto 2013 19.00 - eni Caffè Letterario A3

PRESENTAZIONE DI "LETTERA A MIA FIGLIA". Sull’amore e la vita nel tempo del dolore Presentazione del libro di Antonio Socci, Giornalista e Scrittore (Ed. Rizzoli). Partecipano: l’Autore; Erasmo Figini, Presidente dell’Associazione Cometa; Andrea Marinzi, Sacerdote della Fraternità San Carlo Borromeo e Insegnante.

 

Occorre pazienza: il tempo concesso alla grazia di Dio per agire in noi. Il secondo libro di Antonio Socci dedicato a Caterina, Lettera a mia figlia (Rizzoli, 2013).

 

«Non conta quanti malati guarisci» diceva Madre Teresa di Calcutta «ma la testimonianza che dai: vedono che c’è qualcuno che si prende cura di loro ed è questo che conta». Abbiamo tutti bisogno di testimoni e di testimonianze per sostenere la nostra speranza. Una di queste è quella che offre Antonio Socci nei due libri che ha scritto sulla vicenda che ha coinvolto la figlia Caterina raccontata nel primo libro omonimo e ora, di nuovo, nel secondo Lettera a mia figlia (Rizzoli, febbraio 2013). La sua esperienza è stata di conforto e aiuto per molti come raccontano le numerose lettere che gli sono pervenute. Eccone una tra le tante: «Con il tuo primo libro ho capito che anche gli eventi dolorosi hanno senso, fanno parte di un disegno divino non contro l’uomo, ma per il riscatto dell’uomo stesso, che l’amore può vincere il dolore, che come Cristo si è fatto inchiodare sulla croce per amore nostro e per salvarci, così noi dobbiamo avere la forza e il coraggio di portare la nostra croce, con la fede e la speranza che tutto non sarà vano».

La vita è come un mare da attraversare. Già Platone usava questa immagine nel Fedone e spiegava che il mare va attraversato come su una zattera. Nel Commento al vangelo di Giovanni Sant’Agostino spiega che «nessuno può attraversare il mare di questa vita se non è trasportato dalla croce di Cristo». E ancora risponde a chi cerca la strada e la via: «Ascolta il Signore […]. Ti dice: “Io sono la via […]. Non ti è detto: sforzati di cercare la via per giungere alla verità e alla vita […]. La via stessa è venuta a te e ti ha scosso dal sonno».

Perse le sicurezze umane, i suoi progetti e i suoi tempi, «come gli antichi pellegrini», Socci si è messo in «cammino. Questa santa insecuritas, questa precarietà è diventata un altro grande passo per la conversione. Ed è un tesoro da conservare gelosamente», perché «fa toccare con mano il sempre nuovo soccorso della grazia». Diceva Madre Teresa di Calcutta: «Il vero amore deve sempre far male. Deve essere doloroso amare qualcuno, doloroso lasciare qualcuno. Potreste dover morire per lui. Quando ci si sposa si rinuncia a ogni cosa per amarsi reciprocamente. La madre che dà la vita a suo figlio  soffre molto. Solo allora si ama sinceramente». Da quando il cuore di Caterina si è fermato e poi ha ripreso a battere, «la paura più grande era che il recupero di Caterina si fermasse. E ancora una volta il vero nome dell’amore e della fede era la pazienza. La pazienza è l’abbandono confidente a Lui, ai suoi tempi: il tempo delle nostre conversioni. Come se in quei lunghi giorni e in quelle interminabili notti il Signore volesse plasmare» il cuore di tutti coloro che amavano e stavano con Caterina.

 

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EMERGENZA UOMO. APPUNTAMENTI. Giacomo Poretti presenta il suo libro PDF Stampa E-mail

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Giovedì 22 agosto

Ore: 19.45 eni Caffè Letterario A3


ALTO COME UN VASO DI GERANI
Presentazione del libro di Giacomo Poretti, Comico, Attore, Sceneggiatore e Regista (Ed. Mondadori). Partecipa l’Autore.

 

 

 

Siamo tutti chiamati per qualcosa di importante. Quando si diventa papà, si vedono la vita e la propria storia in modo diverso. Si guarda l’infanzia con uno sguardo nuovo, si ritorna bambini, con una consapevolezza più profonda, quella dell’adulto.

Il noto comico Giacomo Poretti (1956), «il 33,33 per cento del popolare trio di Aldo, Giovanni e Giacomo», noti a tutti per I corti, Tre uomini e una gamba, Chiedimi se sono felice, Tu la conosci Claudia?, è diventato padre qualche anno fa. Forse, proprio per questo, ha sentito l’esigenza di risalire alle proprie origini, alla propria terra, alla sua infanzia. Ha voluto ricostruire la propria storia leggendola attraverso la trama degli incontri e, in particolare, di quell’incontro «che si è fatto famiglia», come scrive l’autore nella dedica del libro alla moglie Daniela e al figlio Emanuele.

Se non c’è un poeta che decide di raccontare la tua storia, tocca a te raccontarla, annota in prefazione, perché non si dimentichi. Nella sua storia c’è la storia di tutti gli uomini, che vivono cercando la strada, la vocazione e il destino. «Perché il cuore dell’uomo è simile ad ogni latitudine, si commuove allo stesso modo al Nord come al Sud, si angoscia al mare e in montagna, anela all’immenso in cirillico come in francese, è fatto per l’eternità ovunque nasca, anche a Villa Cortese».

In questo paese, situato nell’alto milanese, Giacomo Poretti trascorre la sua infanzia. È la storia di un bimbo che è sempre stato piccolo, più basso degli altri, che allo stadio non riusciva a vedere la partita e doveva stare sulle spalle del papà, che, a sua volta, non vedeva la partita e si faceva raccontare dal figlio le azioni di gioco e che a vent’anni parte per il militare, perché hanno valutato la sua altezza di 158 cm, quando l’anno prima era di 157 cm.
«Dalla terza media fino ai 20 anni, calma piatta, e poi, improvvisamente, il corpo ha un sussulto e si innalza di dieci millimetri?!». Forse il suo corpo «si era pentito, si sentiva in colpa?». «Con un colpo di reni» gli regalava «il servizio militare e l’orgoglio di mamma e papà».

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EMERGENZA UOMO. APPUNTAMENTI. Ripartire dall'umano con Padre Brown PDF Stampa E-mail

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Lo scrittore inglese G.K. Chesterton è senz'altro uno dei protagonisti del Meeting di Rimini 2013. A lui è dedicata una mostra, uno spettacolo teatrale e la presentazione della nuova edizione italiana del suo romanzo "Uomo Vivo" (Manalive), ad opera dell'editrice Lindau. in un appuntamento dedicato all'«Emergenza uomo» risalta l'opera di uno scrittore che ha avuto la capacità di leggere l'umano nel profondo. Come dimostrano, ad esempio, i racconti di padre Brown.

 

Ogni volta che si legge un racconto di Chesterton su padre Brown, il lettore riparte da zero, come se da ogni fatto derivasse tutto il resto: ex uno omnia. Non orpelli inutili o abbellimenti fini a se stessi, ma tanta essenzialità, acuta intelligenza, vivo spirito di osservazione caratterizzano le storie del minuto prete cattolico, «ingenuo e impacciato all’apparenza», che cerca non il «criminale da punire, ma l’uomo da far ricredere e l’anima da recuperare». Il piccolo prete è «l’essenza di quelle pianure dell’Essex», ha «il volto rotondo e inespressivo come gli occhi di Norfolk, gli occhi incolori come il Mare del Nord». Quella che all’apparenza è la «stupidità essexiana» nasconde, in realtà, una «santa semplicità», una viva perspicacia e un segreto che molti gli invidiano.

G.K ChestertonQual è il segreto di Padre Brown? È lui stesso a rivelarlo: «Io non cerco di guardare l’uomo dall’esterno, cerco di penetrare nell’interno dell’assassino… Anzi, molto di più, non vi pare? Sono dentro un uomo. Io vi sono sempre dentro e gli muovo le braccia e le gambe, ma aspetto di essere dentro un assassino, attendo finché penso i suoi stessi pensieri e lotto con le sue stesse passioni, […] finché vedo il mondo con i suoi occhi torvi iniettati di sangue» (da «Il segreto di padre Brown»). Conoscere il male altrui è conoscere il proprio male, capire il male di cui noi tutti siamo capaci. Sentiamo come Padre Brown spiega l’umano: «Nessun uomo può essere veramente buono finché non conosce la propria malvagità o quella che potrebbe avere: finché non ha esattamente compreso quale diritto abbia di esprimere tutti quei giudizi e questo disprezzo, e di parlare di “criminali” come fossero scimmie in una foresta lontana mille miglia». Il prete difende ad oltranza la ragione: «la ragione è sempre ragionevole, anche nell’ultimo limbo, anche al limite estremo delle cose». E per le stesse ragioni è un grande paladino e difensore della chiesa: «So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola sulla terra la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Solo sulla terra la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione». Che ne pensa allora Padre Brown del razionalismo imperante ai suoi tempi come ai nostri? Che ne pensa un investigatore come lui dei miracoli? «Il fatto più incredibile nei miracoli è che accadono veramente» (da «La croce azzurra»).

 

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EMERGENZA UOMO. Perché la realtà è ormai percepita come carcere? Rileggiamo Sartre e Camus PDF Stampa E-mail

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In occasione del Meeting di Rimini edizione 2013 (domenica 18 agosto-sabato 24 agosto) dal titolo EMERGENZA UOMO proporremo la lettura  quotidiana di una parte del libro "Che cos'è mai l'uomo, perchè di lui te ne curi? L'io, la crisi, la speranza" che mette a tema la  crisi dell'uomo nella contemporaneità e la speranza da cui si può ripartire. Oggi proponiamo una riflessione sulle ragioni per cui la realtà è percepita come carcere attraverso la lettura delle opere di sartre e Camus (cal capitolo secondo: "La realtà come carcere").


Senza il Mistero, un mondo più piccolo e assurdo

Il filosofo esistenzialista marxista J. P. Sartre (1905-1980) ne Il muro (1939) presenta l’uomo come posto di fronte ad un bivio, immobile, incapace di prendere la strada che potrebbe eventualmente liberarlo dal carcere in cui vive, un uomo che non crede e che non ha speranza che la vita possa cambiare. Il muro è già emblema della condizione di isolamento dell’uomo contemporaneo di cui parleremo nel prossimo capitolo. L’opera si struttura in cinque racconti in cui viene messo a tema lo straniamento dei personaggi e la loro fatica di vivere la situazione assurda dell’esistenza, che si traduce in un immobilismo e in un’incomunicabilità umana. Un condannato a morte, nel racconto da cui è mutuato il titolo della raccolta, attende l’alba che lo porterà al supplizio. Nella notte si chiede:

Con quale ardore correvo dietro alla felicità, alle donne, alla libertà! […] Avevo voluto liberare la Spagna, […] avevo aderito al partito anarchico, avevo parlato in comizi: avevo preso tutto sul serio, come se fossi stato immortale. In quel momento ebbi l’impressione che tutta la mia vita mi fosse davanti e pensai: «È una sporca menzogna». Essa non valeva nulla dal momento che era finita. Mi chiedevo come avessi potuto andare in giro, scherzare con le ragazze: non avrei mosso neppure il dito mignolo se soltanto avessi potuto immaginare che sarei morto così. La mia vita era davanti a me, chiusa, sigillata come una borsa, eppure tutto quello che vi era dentro era incompiuto.

Se tutto deve finire, se nulla è destinato all’eternità, la vita è una menzogna per cui non vale la pena di impegnarsi. Se non c’è un orizzonte più vasto oltre la precarietà dell’ultima giornata che ci è data da vivere, non c’è motivo di combattere, non c’è ideale che davvero possa muovere il nostro agire. Un filosofo stoico potrebbe ribattere che c’è motivo di combattere, perché la nostra opera resterà dopo di noi, il nostro contributo di bene e di azione non morirà con noi, ma resterà per la realizzazione e la costruzione del Bene totale. Anche se l’anima individuale non sopravvive, sopravvive l’opera, che è come la nostra piccola, ma insostituibile tessera del grande mosaico del mondo. Potremmo replicare con Pirandello che attesta chiaramente che un conto è il singolo individuo e un altro l’umanità.

 

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EMERGENZA UOMO. Lunedì 19, ore 19.30, presentazione del libro di Claudio Risè IL PADRE LIBERTÀ DONO PDF Stampa E-mail

meeting_rimini_2013_hINVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano.

lunedì 19 agosto 2013 19.30 - eni Caffè Letterario A3

IL PADRE LIBERTÀ DONO Presentazione del libro di Claudio Risé, Psicanalista e Scrittore (Ed. ARES). Partecipano: l’Autore; Mariolina Ceriotti Migliarese, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta. A seguire: LE INFRADITO BLU Presentazione del libro di Felice Achilli, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia all’Ospedale San Gerardo di Monza (Ed. Itaca). Partecipano: l’Autore; Roberto Fumagalli, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione 1 dell’A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano.

 

«Serve un padre per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscere il senso ed esprimere il proprio Sé, entrando così personalmente nel tempo e nella storia». Così scrive Claudio Risé in Il padre. Libertà dono (edizioni Ares, 2013, pp. 142). Nel mito Edipo uccide il padre Laio senza saperlo e sposa la madre Giocasta. La vicenda raccontata dal tragediografo greco Sofocle (496 a. C.-406 a. C.) profeticamente si è avverata nell’epoca contemporanea.

Oggi l’uomo risente di una cultura plurisecolare (discendente dall’Illuminismo) che ha distrutto i padri tentando di conservare solo i valori di cui essi erano stati detentori fino ad allora. Il Settecento illuministico francese ha cercato di eliminare Cristo e la Chiesa conservando i valori di uguaglianza, fraternità, libertà che millesettecento anni di storia cristiana avevano portato in Europa. Il tentativo dell’eliminazione della figura del re e della monarchia in Francia e l’abolizione dell’Ancient régime con la Rivoluzione francese rappresentano simbolicamente la cancellazione dell’antico per l’instaurazione del nuovo, la decollazione del padre per l’intronizzazione del figlio. La storia ha, poi, insegnato che non era possibile realizzare repentinamente questo passaggio brusco e rivoluzionario, perché i gradini si salgono con sacrificio e pazienza, non si possono saltare. I salti bruschi comportano di solito spargimento di sangue e involuzioni dal punto di vista della società e dei valori. Nietzche fa piazza pulita di tutti i padri del passato (Socrate, Cristo, s. Paolo, tradizione, i valori, …) per lasciare il bimbo superuomo solo con se stesso, senza padre né madre. Nel Novecento i segnali di questa ribellione al padre/tradizione/autorità sono moltissimi. Tra questi senz’altro la ribellione sessantottina è uno dei più clamorosi.

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EMERGENZA UOMO. Qual è la condizione dell'uomo oggi? Sentiamo alcuni grandi geni PDF Stampa E-mail

In occasione del Meeting di Rimini edizione 2013 (domenica 18 agosto-sabato 24 agosto) dal titolo EMERGENZA UOMO proporremo la lettura  quotidiana di una parte del libro "Che cos'è mai l'uomo, perchè di lui te ne curi? L'io, la crisi, la speranza" che mette a tema la  crisi dell'uomo nella contemporaneità e la speranza da cui si può ripartire. Oggi proponiamo una riflessione sulla condizione dell'uomo oggi a partire dalle immagini di alcuni grandi geni come Pirandello, Van Gogh, Munch.

 

L’uomo oggi tenta di evadere in ogni modo dal reale in mondi esotici o virtuali. Il desiderio di evasione è diretta conseguenza di un cammino che ha portato l’uomo a percepire la realtà come carcere, ragnatela, cratere magmatico e incomprensibile da cui fuggire.

 

«Come poveri ragni»…

Pochi come Pirandello sono riusciti a descrivere il dramma della contemporaneità e la condizione esistenziale dell’uomo. Con queste parole, a soli ventitré anni, Pirandello si rivolge alla sorella Lina il 31 ottobre del 1886:

Noi siamo come i poveri  ragni, che per vivere han bisogno d’intessersi in un cantuccio la loro tela sottile, noi siamo come le povere lumache che per vivere han bisogno di portare a dosso il loro guscio fragile, o come i poveri molluschi che vogliono tutti la loro conchiglia in fondo al mare. Siamo ragni, lumache e molluschi di una razza più nobile – passi pure – non vorremmo una ragnatela, un guscio, una conchiglia - passi pure – ma un piccolo mondo sì, e per vivere in esso e per vivere di esso. Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione – ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone o uomo – come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita. Quando tu riesci a non avere più un ideale, perché osservando la vita sembra un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore – allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così […]. Io scrivo e studio per dimenticare me stesso – per distormi dalla disperazione.

Le immagini sono forti, adatte a rappresentare un io che si sente scoperto, a disagio, che necessita di una protezione, di una parte da interpretare, di un’abitudine cui affezionarsi, di un lavoro da svolgere, di un luogo dove abitare e creare dei legami, di una tela in cui essere imprigionati e imprigionare al contempo qualcun altro. Del resto, noi tutti conosciamo la fragilità della tela e della conchiglia, quindi a nessuno di noi sfuggono la labilità e la fugacità delle protezioni che ci costruiamo. Due dita, con leggera pressione, potrebbero demolire la nostra illusoria casa. La ragnatela e la conchiglia sono tanto fragili quanto limitative e coercitive, perché il ragno non si può allontanare troppo dalla tela intessuta. Quindi la realtà con cui ci proteggiamo, che diventa per noi luogo, è al contempo carcere da cui poi non si riesce ad uscire.

 

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