Il 30 marzo il Vescovo di Orivieto chiuderà positivamente l’iter diocesano della Causa di Beatificazione e Canonizzazione, mentre due volumi delle Edizioni Ares delineano il profilo umano e spirituale dell’Ufficiale dei Granatieri di Sardegna che, dopo il congedo dall’Esercito, ha servito Dio come sacerdote nell’Ordine dei Frati Cappuccini.

Sabato 30 marzo alle 16 si terrà in Duomo a Orvieto la solenne cerimonia di chiusura della fase diocesana della Causa di beatificazione e canonizzazione del frate-soldato, servo di Dio.

A corollario di questo grande evento le Edizioni Ares di Milano hanno cooperato curando la pubblicazione di due volumi su Gianfranco Chiti per illustrarne la figura attraverso la vita, le opere, gli scritti, il pensiero.

Il primo libro, Gianfranco Chiti. Il Generale arruolato da Dio (Edizioni Ares, pp. 256, con inserto fotografico, € 16,90), edito nel 2018, è stato scritto dal generale dell’Aeronautica Militare, poi senatore Vincenzo Manca, con Prefazione del senatore Gerardo Bianco.

L’Autore, che fu allievo di Chiti da bambino, offre, attingendo a una mole impressionante di fonti, un vivace profilo biografico di questo straordinario candidato alla gloria degli altari, che fu prima ufficiale dei Granatieri di Sardegna e in tale veste combattente durante la Seconda guerra mondiale sul fronte dalmata e greco e poi in Russia, quindi, dal 1982, subito dopo il congedo dall’Esercito, religioso cappuccino.

Ma nell’occasione della celebrazione del 30 marzo, verrà presentato in anteprima anche il volume Gianfranco Chiti. Lettera dalla prigionia (1945), sempre per Ares (pp. 248, con inserto fotografico € 16), dello storico Cappuccino, padre Rinaldo Cordovani, il quale si è avvalso di una dettagliata Prefazione di mons. Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia.

Cordovani, raccogliendo e presentando l’epistolario del protagonista, dà prova di come un giovanissimo Chiti riuscì a coltivare, nonostante la guerra e le asprezze della vita d’armi, le più autentiche virtù umane e una profondità interiore che bene spiega le qualità del comandante, educatore delle nuove leve in Accademia e, in seguito, del superiore e padre-educatore di una moltitudine di figli spirituali nel suo nuovo ministero religioso e sacerdotale.

È la storia di Gianfranco Chiti, classe 1921, «il Generale arruolato da Dio. Nato il 6 maggio 1921, a Gignese (Verbania) da famiglia benestante – il padre Giovanni era un noto musicista – nel 1936 chiede di entrare a Roma nel Collegio Militare, frequentando dal 1939 l’Accademia Militare di Modena. Fin dagli anni giovanili dà prova di una fede inossidabile in Dio e di una profonda devozione per la Madonna.

Nel 1941 ha solo vent’anni, ma appena divenuto Sottotenente deve raggiungere il fronte jugoslavo. Impegnato dalla dura guerriglia imposta dalle forze slovene e croate, combatte con valore. Nonostante resti ferito agli occhi da una granata, l’anno successivo si offre volontario per la campagna di Russia partecipandovi col grado di Tenente. L’esercito è allo stremo, mancano i rifornimenti, le vettovaglie… tutto.

In questo contesto il giovane ufficiale verga pagine di eroismo e di grande umanità. Un compagno d’armi scrive di lui: «Chiunque si recava al suo caposaldo si ritrovava inspiegabilmente in tasca qualche sigaretta, due biscotti, un pezzo di carne o un tocco di marmellata». Ricoverato per congelamento, i medici decidono di amputare un piede. Ma scappa dall’ospedale per non lasciare i suoi soldati e recupera miracolosamente l’uso dell’arto.

Si registra nel frattempo anche un atto di insubordinazione per cui poteva esser passato per le armi. Ricevuti in consegna dai tedeschi una ventina di partigiani russi (fra cui vecchi, donne e bambini) perché li passasse per le armi, spinge alla fuga i prigionieri. Compie altri atti di grande umanità. Soprattutto nella tragica ritirata, durante la quale salva dalla morte molti suoi soldati che, stanchi e senza forze, vogliono fermarsi sul ciglio della strada ed attendere la fine. Chiti li sprona ad andare avanti e quando qualcuno non è capace lo carica sulle sue spalle.

Torna a casa il 12 maggio 1943, portando sul petto una Medaglia d’Argento al Valor militare, che fu declassata in seguito dal Ministero della Difesa per aver militato nella Repubblica sociale italiana. Ma anche questa militanza (a Roma prima, in Piemonte poi) è figlia di un soldato che rispetta le gerarchie e gli ordini dei superiori e che pensa che stando al suo posto di ufficiale potrà servire il suo Paese nel miglior modo a lui possibile.

Questo periodo dolorosissimo della storia d’Italia, caratterizzato dalla guerra civile, è emblematico della propensione di Chiti a rispettare e, all’occorrenza, soccorrere il prossimo. Ne dà prova una lunga serie di dichiarazioni «ufficiali» di persone salvate, per suo intervento, dalla prigionia e dalla morte per fucilazione. Fra questi numerosissimi partigiani, ma anche ebrei, come Giulio Segre e suo padre Giuseppe, che hanno lasciato testimonianze scritte.

Nonostante questi atti a Chiti, nell’immediato dopoguerra, non è risparmiato il Carcere, ma dopo pochi mesi, nel dicembre 1945 viene liberato e, dopo tre anni di insegnamento della Matematica nell’Istituto Giuseppe Calasanzio a Campi Salentina (Lecce), reintegrato nell’Esercito proseguirà per quarant’anni nella carriera militare.

In Udienza da papa Giovanni Paolo II

Congedatosi nel maggio 1978, decide di abbracciare il saio francescano e il 12 settembre 1982 è ordinato sacerdote nella cattedrale di Rieti. Dona tutti i suoi beni all’Ordine dei Cappuccini, facendosi povero tra i poveri. Inviato nel Convento San Crispino di Orvieto, si fa carico del suo restauro, a partire dal 1990.

Ed è qui, che attraverso una vita altrettanto operosa, umile e generosa, sempre al servizio di Dio e degli altri, padre Gianfranco Maria – questo il nome sceltosi da frate –, si è conquistato quell’esercito di devoti e di figli spirituali che, costituitisi in Associazione, hanno chiesto a gran voce, con la benedizione dell’autorità della Chiesa di Orvieto e della Provincia dei Frati Cappuccini, l’apertura del procedimento di Beatificazione e Canonizzazione.

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