PRIMO ESEMPIO

da IL DOLORE – da ROMA OCCUPATA 1.

“Mio fiume anche tu”

Mio fiume anche tu, Tevere fatale,
Ora che notte già turbata scorre;
Ora che persistente
E come a stento erotto dalla pietra
Un gemito d’agnelli si propaga
Smarrito per le strade esterrefatte;
Che di male l’attesa senza requie,
Il peggiore dei mali,
Che l’attesa di male imprevedibile
Intralcia animo e passi;
Che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli
Agghiacciano le case tane incerte;
Ora che scorre notte già straziata,
Che ogni attimo spariscono di schianto
O temono l’offesa tanti segni
Giunti, quasi divine forme, a splendere
Per ascensione di millenni umani;
Ora che già sconvolta scorre notte,
E quanto un uomo può patire imparo;
Ora ora, mentre schiavo
Il mondo d’abissale pena soffoca;
Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
“Cristo, pensoso palpito,
Perchè la Tua bontà
S’è tanto allontanata?”

Ora che pecorelle cogli agnelli
Si sbandano stupite e, per le strade
Che già furono urbane, si desolano;
Ora che prova un popolo
Dopo gli strappi dell’emigrazione,
La stolta iniquità
Delle deportazioni;
Ora che nelle fosse
Con fantasia ritorta
E mani spudorate
Dalle fattezze umane l’uomo lacera
L’immagine divina
E pietà in grido si contrae di pietra;
Ora che l’innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.

Vedo ora nella notte triste, imparo,
So che l’inferno s’apre sulla terra
Su misura di quanto
L’uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.

Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l’uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell’amore non vano.

Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell’umane tenebre,
Fratello che t’immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D’un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Comprensione complessiva
1. Sintetizza in un testo breve (massimo 5 righe) l’argomento della poesia.

Analisi di testo
2. Analizza e spiega i contenuti tematici della poesia stanza per stanza.
3. Lo stile di questa poesia è molto differente da quello dell’Allegria. Perché? Com’è la forma metrica? Prendi la prima strofa e conduci un’analisi stilistica per fare emergere gli aspetti retorici principali.

Approfondimenti
4. Esprimi le tue considerazioni personali sulla poesia.

  1. Ungaretti ama l’immagine dei fiumi. Approfondisci anche tramite altre poesie dell’autore o di altri autori della tradizione letteraria. In alternativa argomenta la religiosità di Ungaretti dalla prima raccolta a quelle successive.

SECONDO ESEMPIO

  1. Montale, “Piove” da Satura (1971)

 

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistemi
del primate adue piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

 

Comprensione complessiva
1) Spiega il contenuto e il significato della poesia.

 

Analisi di testo
2) La scrittura di Montalenella quarta raccolta Satura è più semplice, come il poeta ebbe modo di sottolineare, potremmo anche dire più chiara e meno nascosta. Concordi con questa affermazione? Rifletti sullo stile di Montale in questa poesia (sintassi, lessico, immagini, figure retoriche, …) e confrontalo con le dichiarazioni di poetica di Montale della prima raccolta (ad esempio nella poesia «I limoni»).
3) Qual è il significato metaforico della parola «piove»? Perché sembra dominare la negatività in questa poesia? Perché vi è una mancanza universale? Qual è il «tu» dialogico a cui Montale si rivolge nel testo? Cosa intende Montale quando scrive: «Se non sei/ è solo la mancanza/e può affogare».

Inquadramento e approfondimenti
4) La raccolta Satura è in gran parte legata alla figura della moglie Drusilla Tanzi, chiamata qui con il nome Mosca. Presenta questa figura con opportuni riferimenti ai componimenti della raccolta che conosci. Infine adduci altre esemplificazioni di poeti del Novecento che hanno cantato l’amore per la moglie (fatto insolito nel panorama della letteratura occidentale).
5)  Chiaro è l’intento parodistico di Montale nei confronti di D’Annunzio. Qui è ripresa «La pioggia nel pineto» appartenente alla raccolta Alcyone (1903). Confronta i due testi.

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