Emergenza educativa
Maturità, dateci cultura non ideologia PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per maturità studentiQualche giorno fa avevo avanzato delle previsioni sulle tracce degli Esami di Stato cercando di interpretare le parole del Ministro Fedeli che lasciavano intendere che le proposte concernevano percorsi affrontati durante l’anno dagli studenti. Le previsioni non si sono avverate. L’attesa che fosse proposto uno dei grandi scrittori del panorama studiato, mai prima presi in considerazione durante gli Esami di Stato, non si è realizzata, ma neppure sono stati suggeriti nomi importanti come Pirandello o Saba di cui si festeggiano rispettivamente i centocinquant’anni della nascita e l’ottantesimo anno della morte.

Anche per le altre tipologie tutte le previsioni sono state disattese. Per quanto riguarda la tipologia B (articolo di giornale o saggio breve) nell’ambito artistico-letterario negli ultimi anni gli argomenti proposti vertevano sull’affettività (amore, amicizia, rapporto padre-figlio, relazione tra i poeti e la terra natia). Per l’ambito storico-politico era papabile una ricorrenza come quella concernente il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma (1957) o i venticinque anni dalla morte di Giovanni Falcone o ancora gli ottant’anni dalla morte di Antonio Gramsci. Gli stessi argomenti (Giovanni Falcone, Antonio Gramsci, Unione Europea e trattati) potevano diventare oggetto anche nella tipologia C (tema di Storia) o nella tipologia D (tema di attualità). Così, per l’ambito tecnico-scientifico importanti anniversari erano i centocinquant’anni dalla nascita di Marie Curie (studi sulla radioattività) e gli ottant’anni dalla morte di Guglielmo Marconi. Anche in questo caso, gli argomenti potevano essere proposti nel tema di attualità (tipologia D).

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Alcuni consigli per affrontare la maturità e le previsioni per le tracce di Italiano PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per esami studentiNON FATEVI PRENDERE DALL’ANGOSCIA, MA CERCATE LA GIUSTA CONCENTRAZIONE E COLTIVATE CULTURA E COMPETENZE

«Cari ragazze e ragazzi, è tutto fatto. La Ministra ha scelto. Le tracce sono molto belle, interessanti e coerenti con il percorso scolastico che avete svolto nell’ultimo anno» ha detto l’Ispettore Branca dopo che il Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha scelto le tracce per la prima prova dell’Esame di Stato 2017. Era il 4 maggio. È passato ormai un mese e mezzo e la prima prova è alle porte.

            Nel giorno prima degli esami gli studenti cercano di trovare notizie sulle possibili tracce che verranno proposte per la prima prova. Mi sembra opportuno offrire qualche suggerimento agli studenti per i giorni che precedono gli esami (sia le prove scritte che gli orali). Studiate, ripassate ancora, ma non fino a tarda sera. Non è certo quanto immagazzinate e leggete la sera prima che vi permette di affrontare una buona prova. Sarà, invece, importante cercare la giusta concentrazione e, nel contempo, serenità dell’animo per sostenere con tutte le energie del corpo e della mente le prove che verranno nei giorni successivi. Serenità e concentrazione sono una conquista che si possono ottenere anche con lo sforzo di lasciare decantare quanto studiato nei mesi prima. In queste settimane sarà importante anche rispettare gli orari dello studio e del sonno in modo tale da dormire adeguatamente e bene. La giusta tensione per le prove non deve tramutarsi mai in angoscia. Quando sopravviene l’angoscia? Quando non stiamo sul presente, sull’istante, sulla vita, sulla responsabilità incombente, ma iniziamo a pensare all’ignoto, a quanto potrà accadere e che non è nelle nostre mani. Ricordatevi sempre che la realtà non porta all’angoscia, semmai alla tensione e alla concentrazione per quanto sta per accedere. È, invece, la prospettiva di ipotetici scenari futuri lontani dalla realtà presente che innesca in noi l’angoscia della prova. Bene, dovete programmare il vostro lavoro, stilare una tabella di marcia e di studio, rimanere su queste responsabilità concrete ricordandovi che la casa si costruisce sempre mattone su mattone, che la montagna si scala passo dopo passo, non volando. Solo rimanendo istante per istante sui propri passi non si scivola nel dirupo e, un po’ alla volta, ci si trova in cima. Non anticipate, quindi, i tempi, rimanete sulla responsabilità che il presente vi chiede di momento in momento. È l’unico modo per vivere le responsabilità bene, in profondità e, aggiungerei, con maggior garanzia di ottenere risultati. Inoltre, nella vostra tabella di marcia e di lavoro coltivate non solo lo studio, ma anche le competenze che sono fondamentali per le prove richieste. Che cosa intendo dire?

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TECNICA DELLA SCUOLA. Perché studiare il Latino? PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per ciceroneIl giornalista e scrittore Giovanni Fighera sul settimanale “Tempi” ha analizzato a cosa serva studiare ancora oggi il LATINO.

Nello specifico sono 5 i motivi secondo Fighera a determinare l'importanza dello studio di questa lingua tanto affascinante quanto complessa:

AIUTA A COMPRENDERE LA REALTA’ 

SVILUPPA LA LOGICA 

AIUTA A CONOSCERE LE PROPRIE RADICI 

ILLUMINA IL LINGUAGGIO E LE PAROLE 

PERMETTE DI CONOSCERE I GRANDI AUTORI DEL PASSATO 

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 24- La profezia di Tocqueville. E la speranza che fa ripartire PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per monachesimo originiIl percorso sulla contemporaneità è giunto ormai al termine. Nella prima parte abbiamo evidenziato la condizione di solitudine e di disagio dell’uomo odierno. Quell’individualismo che nel Settecento illuministico era presentato come fine dell’affrancamento dell’uomo dalla superstizione religiosa e dalle false autorità del passato appare sempre più come esito nefasto di una società che fatica a sollevarsi, ad aiutare il più debole, a collaborare per uno sviluppo buono e comune. La conseguenza di un individualismo vissuto nella tranquillità e nella finta pace domestica, che non considera l’altrui miseria e sopravvive nella dimenticanza di una giustizia per gli altri, è il disinteresse per l’ambito pubblico e per la politica. L’individualismo corrisponde così ad una torre d’avorio isolata che può prosperare solo fino a quando non arriveranno le «truppe degli invasori» scontenti. 

Già nell’Ottocento il saggista francese Alexis C. de Tocqueville (1805-1859) aveva anticipato gli esiti di questa posizione: «Una società in cui gli esseri umani si riducono nella condizione di individui "rinchiusi nei loro cuori" è una società in cui pochi vorranno partecipare attivamente all’autogoverno. La maggioranza preferirà starsene a casa e godersi le soddisfazioni della vita privata, almeno fintantoché il governo in carica, qualunque sia, produce i mezzi di queste soddisfazioni, e ne fa larga distribuzione». Tocqueville chiama questo nuovo dispotismo «morbido», «mite e paternalistico». «Non sarà una tirannia del terrore e dell’oppressione, come nel tempo andato». In maniera profetica Tocqueville ha descritto alcuni aspetti della contemporaneità. Il declino della partecipazione, il disinteresse per la politica, lo statalismo che dissolve il valore delle associazioni e della sussidiarietà pongono la persona sola «di fronte al gigantesco Stato burocratico» e si verifica l’alienazione dalla sfera pubblica. Si accentua il circolo vizioso dell’individualismo narcisistico che si è costruito la dimora dorata in cui coltivare il proprio orto e assaporare le proprie ricchezze.

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 23- La cultura è il radicamento nella tradizione PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per millet angelus e lavoro dei campiRiflettiamo brevemente sull’etimo della parola «cultura». Il fascino di una parola risiede, infatti, nel fatto che essa descrive una storia, racconta una parte dell’avventura umana: non a caso il vocabolo «parola» deriva da «parabola», ovvero racconto. Il verbo latino colo, che è alla base della parola «cultura»,  sottolinea e descrive il passaggio dell’uomo dalla condizione nomade a quella sedentaria. Il verbo significa «coltivare», «abitare», «venerare». Un popolo che diventa sedentario ha imparato a coltivare la terra, la abita e venera le divinità del luogo.

Nel termine «cultura» risiede questo radicamento nelle proprie origini e nella propria terra, senza il quale non è possibile crescere e dare frutti. Da questo radicamento scaturisce la possibilità di trarre linfa vitale, ovvero la possibilità di germogliare, di crescere nel fusto e di dare frutti buoni. Capiamo allora che la cultura non ha a che fare con la conoscenza di tante componenti della realtà, ma deriva da un passato (il terreno in cui siamo cresciuti, la tradizione) e si apre ad una domanda sul presente e sul futuro. La parola «cultura» coinvolge non solo la sfera della materialità (l’aspetto fisico, concreto, pragmatico dell’uomo), ma anche la componente religiosa, include la questione dell’uomo e del suo rapporto con il destino, ovvero le grandi domande dell’uomo. Potremmo anche affermare che il fenomeno culturale si traduce in una capacità di giudizio sul presente e sulla realtà e in un’ipotesi e in una speranza sul futuro radicata nel presente. Un’incursione nella cultura e nell’arte mondiali farebbe emergere fin da subito il loro carattere religioso e metafisico.

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 22- Un nuovo umanesimo fondato su fede e ragione PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per fede e ragionePer la prima volta dopo duemila anni, come scrive già C. Peguy (1873-1914) nell’Ottocento, si nasce oggi in un ambiente che non è più cristiano. Si è voluto realizzare l’uomo nuovo senza Dio, si è proposto un umanesimo che ponesse l’uomo sul piedistallo al posto di Dio. Non che quest’ultimo sia stato apertamente negato, ma è stato confinato nell’ambito del privato. Il grande filosofo russo contemporaneo N. A. Berdjaev (1874-1948) si è espresso al riguardo: «L’affermazione dell’individualità umana presuppone l’universalismo; lo dimostrano tutti i risultati della cultura e della storia moderna nella scienza, nella filosofia, nell’arte, nella morale, nello Stato, nella vita economica, nella tecnica, lo dimostrano e lo provano con l’esperienza. È provato e dimostrato che l’ateismo umanistico porta all’autonegazione dell’umanesimo, alla degenerazione dell’umanesimo in antiumanesimo, al passaggio della libertà in costrizione. Così finisce la storia moderna e incomincia una storia diversa che io per analogia ho chiamato nuovo Medioevo. In essa l’uomo deve di nuovo legarsi per raccogliersi, deve sottomettersi al supremo per non perdersi definitivamente».

Nella prima parte del percorso sulla crisi epocale cui oggi assistiamo abbiamo cercato di sorprendere le caratteristiche del mondo contemporaneo e di una cultura che sembra sempre più congiurare a nascondere o a censurare la natura più propriamente umana. Nella seconda parte abbiamo evidenziato il cammino dell’uomo nella storia e l’evoluzione della sua consapevolezza di essere creatura a immagine e somiglianza di Dio, il mutamento del rapporto di appartenenza dell’uomo al proprio popolo, alla propria tradizione. Nell’epoca moderna la crisi dell’appartenenza e l’intensificarsi dell’individualismo hanno portato da un lato ad una percezione sempre più diffusa della solitudine, dall’altro alla dimenticanza della tradizione e della cultura. Da dove può nascere la speranza? Nella terza parte l’attenzione si è spostata sull’uomo e sulla sua natura, sullo stupore e sul desiderio che desta la realtà, se guardata con occhio limpido e scevro da pregiudizi. Allora l’uomo si sorprende bambino, bisognoso di un abbraccio e di qualcuno che lo possa perdonare e salvare. Solo i malati hanno bisogno del medico, ovvero solo l’uomo che chiede di essere sanato e salvato può davvero incontrare la salvezza. L’uomo ha bisogno di porsi la domanda sul destino con la speranza che qualcuno possa dare risposta alla propria inquietudine. Non si può censurare la natura «di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura gioconda, ma oltre natura misera e dolorosa. È ben comprensibile che il suo mistero formi l'alfa e l'omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande, dia fuoco e tensione a ogni nostra parola, urgenza a ogni nostro problema». Così lo scrittore tedesco Thomas Mann (1875-1955) descrive il mistero dell’uomo. Eppure, la cultura in cui viviamo tende ad obnubilare questa tensione dell’uomo a capirsi e a trovare una risposta.

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