I versi mostrano la grande sintonia che accomunava i poeti stilnovisti. Ai tre protagonisti del sonetto devono essere aggiunti come componenti del cenacolo stilnovista anche Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia. I ragionamenti d’amore a cui allude Dante erano, con le dovute differenze proprie della poetica e del pensiero di ciascun poeta, sintetizzabili in alcuni convincimenti comuni: la stretta correlazione tra amore e cuore gentile (cioè nobile, ma potremmo anche dire, con altre parole, buono); la conseguente e nuova concezione di nobiltà, proveniente dalla virtù dell’animo e non dall’eredità di sangue e dal blasone familiare; la capacità della bellezza femminile di trasformare in atto quella virtù che potenzialmente è già presente nel cuore gentile; l’aspetto angelicato della figura femminile, una sorta di figura pontefice, tramite tra Terra e Cielo; lo smarrimento che la visione della donna provoca nell’uomo, incapace quasi di guardarla, attonito e ammutolito.

Certo, è giusto sottolineare che la componente spirituale presente in questa scuola trova differenze anche considerevoli negli autori, in base alle convinzioni e alla fede di ciascuno: le sottolineeremo nelle prossime puntate quando affronteremo la specificità di ciascun poeta. Ora ci preme ricordare che è Dante a conferire alla scuola il nome di Dolce Stil Novo nel canto XXIV del Purgatorio proprio quando incontra Bonagiunta Orbicciani da Lucca nella sesta balza dove si trovano i golosi. Il poeta lucchese riconoscerà la superiorità della poesia dantesca quando chiede al Fiorentino: «Ma di’ s’i’ veggio qui colui che fore/ trasse le nove rime cominciando/ “Donne ch’avete intelletto d’amore”».

A questo punto Dante sottolineerà la genesi del suo atto poetico: lui prende appunti e annota nella mente solo quando accade un incontro d’amore e poi esprimerà in versi quanto amore gli detta nel cuore. Allora, preso da stupore, Bonagiunta può finalmente affermare di aver colto la differenza tra i versi della lirica siciliana (emblematicamente rappresentata dalla figura del Notaro), della lirica siculo-toscana (stigmatizzata nel nome di Guittone d’Arezzo) e del Dolce Stil Novo. La differenza è chiara e non complessa da definire per il Bonagiunta: «Le vostre penne/ dietro al dittator sen vanno strette/ che della nostra certo non avvenne». (La Nuova bussola quotidiana del 7-12-2015)

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