Quanti esempi potrebbero addursi per esplorare un mondo, quello dell’arte novecentesca, spesso difficilmente comprensibile ed apprezzabile da chi sia stato educato ad amare il bello.

Alcuni gruppi artistici del Novecento tendono ad eliminare la componente soggettiva dell’artista in nome della individuazione della «presunta essenzialità» compositiva o costruttiva. Ne sono un esempio, in Russia, il suprematismo (dal 1913 agli anni Venti), basato sulla stesura monocroma («Quadrato nero su fondo bianco» di K. Malevic), o il costruttivismo (negli anni Venti e Trenta del Novecento) incentrato sull’assunto che la costruzione si deve attenere alla «verità dei materiali» con  la totale eliminazione di qualsiasi elemento soggettivo. Alcuni decenni più tardi, nella New York degli anni Sessanta, l’arte minimalista, rifacendosi all’arte sovietica e costruttivista, mira all’essenzialità e alle componenti elementari:  opere sono solidi geometrici, spesso monocromi e realizzati con materiali industriali; la forma dell’opera d’arte coincide, così, con l’oggetto rappresentato.

 

Commenta questo Articolo