Lungi dalla biografia sentimentale e agiografica, il saggio di Chesterton San Francesco d’Assisi presta attenzione al significato delle tante storie di san Francesco che «troppo spesso vengono usate come una sorta di residuo romantico del mondo medioevale, invece di essere, a immagine del santo, una sfida al mondo moderno».

Animato da quel sano realismo che è scevro di posizioni razionalistiche che non permetterebbero di comprendere appieno la santità dell’uomo, Chesterton cerca di inserire l’Assisiate all’interno della cultura e del contesto storico, sfidando la tendenza giornalistica che – a suo dire – trascura troppo spesso la tradizione in cui un fenomeno si colloca.

Così, scartando le due posizioni prevalenti della critica e della biografia che hanno letto il santo o alla luce di un’analisi sociale o sotto una prospettiva teologica, Chesterton sceglie una terza via, che è quella di condurre una ricerca animata dallo stupore per l’eccezionalità di un uomo, che è stato il vero genio del Duecento.

Per ricostruire la figura incontrata, lo scrittore sceglie pochi aneddoti, ma con la vena da affabulatore che gli è propria, la semplicità e la meraviglia del neofita, li spiega come se fossero successi a lui, con la potenza dell’immedesimazione in un santo innamorato di Cristo, proprio come lui neoconvertito. L’immagine che ne emerge è affascinante.

Non certo sognatore, S. Francesco fu uomo pratico, di azione, rapido fin quasi ad essere precipitoso nei compiti che si assumeva o nelle promesse che dava. Che entusiasmo comunica l’episodio in cui il santo mendica pietre per la ricostruzione della chiesa di San Damiano! La sua stranezza è operosa, caritatevole, entusiasta, infuocata di una passione ardente per Cristo. È la stranezza stessa di un seguace di Colui che fu paradosso e segno di contraddizione per tutti. «Noi non siamo mai saliti così in alto, perché non siamo mai scesi così in basso»scrive Chesterton a proposito di san Francesco. Ed effettivamente nella lettura tralucono tanto l’attenzione dello scrittore ai limiti umani e al peccato quanto la letizia per aver incontrato Colui che redime la nostra miseria. Proprio da questa duplice consapevolezza nasce il senso umoristico e ironico del narratore che si dispiega in forma così semplice che il lettore ha l’impressione di accompagnare il santo nelle sue avventure.

Una doppia prospettiva (esterna al cenacolo del santo ed interna, cioè consentanea alle ragioni profonde del suo operare) permette al lettore di leggere la storia francescana sotto l’ottica mondana e sub specie aethernitatis.

(Gilbert K. Chesterton, San Francesco d’Assisi, Lindau, Torino 2008)

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