Che cos’è l’amicizia per Dante? C’è un sonetto bellissimo che descrive il desiderio di Dante di trascorrere del tempo con i suoi amici e la donna amata da ciascuno. Recita così:

 

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento

e messi in un vasel, ch’ad ogni vento

per mare andasse al voler vostro e mio;

 

sì che fortuna od altro tempo rio

non ci potesse dare impedimento,

anzi, vivendo sempre in un talento,

di stare insieme crescesse ’l disio.

 

E monna Vanna e monna Lagia poi

con quella ch’è sul numer de le trenta

con noi ponesse il buono incantatore:

 

e quivi ragionar sempre d’amore,

e ciascuna di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.

 

Il sonetto appartiene alle rime extravaganti, quelle, cioè, che non sono state inserite in nessuna raccolta organica come il Convivio o la Vita Nova. I due amici prescelti da Dante per trascorrere dei giorni insieme come in una crociera sono Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Le donne amate sono Giovanna (per Guido), Lagia (per Lapo) e «quella ch’è sul numer de le trenta» (per lui). Quest’ultima potrebbe essere Beatrice, che era posizionata al numero nove nell’elenco delle trenta donne più belle di Firenze. Il numero nove, quadrato del tre (simbolo della Trinità), rappresenta il valore sacrale e mistico della donna. Due parole sono centrali nei versi: «talento» e «disio». Vivere «sempre in un talento» può essere considerata la traduzione italiana del latino «idem velle atque idem nolle» (Cicerone, Laelius de amicitia), cioè «desiderare e respingere le stesse cose». L’amicizia è come una strada, un metodo, un percorso in cui si fanno scelte comuni di approvazione o di dissenso per alcuni aspetti o fatti della vita.

Tra gli amici più stretti vi erano Guido Cavalcanti (come ricaviamo dalla Vita nova, ove è chiamato il suo «miglior» amico), i poeti del sodalizio letterario stilnovista (Lapo Gianni, Gianni Alfani, etc.), Forese Donati (di cui è rimasta una famosa tenzone in cui i due si irridono).

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