altL’uomo contemporaneo ha estremamente bisogno di modelli credibili, di riferimenti ideali, di storie e di testimonianze che gli permettano ancora di credere che esiste l’amore vero. Per questo nella letteratura i volti di donna più convincenti non sono quelli delle eroine irraggiungibili, impossibili e idolatrate di cui è disseminata anche la grande letteratura, a partire dalla tradizione cortese fino ai nostri giorni. 

Mi ha personalmente sempre affascinato nella letteratura l’immagine della donna come presenza salvifica e compagna di viaggio nella vita verso la meta, ben distante, quindi, dalle miriadi di immagini che ci bombardano quotidianamente in mille modi (dai film ai romanzi, dalle riviste agli articoli giornalistici) che inneggiano all’edonismo sfrenato e ad un becero carpe diem. Offro qui solo qualche spunto di questi volti femminili.

Su tutti brilla senz’altro quello della Beatrice dantesca, bella e buona, ma mai incline a quella superbia che deturperebbe la sua persona. Per lei Dante studierà tanti anni così da conseguire quella perizia poetica che gli permetterà di comporre versi che mai nessuno ha scritto per una donna. Così il Sommo poeta promette nell’ultimo capitolo della Vita nova. Quando Dante viator incontra Beatrice in cima alla montagna del Purgatorio, la donna gli appare vestita dei colori bianco, verde e rosso, simboli delle tre virtù teologali. Beatrice lo apostrofa per nome. È l’unica volta in cui il nome del poeta è registrato in tutto il poema, segno che nell’incontro con Beatrice Dante finalmente conosce bene se stesso e il destino per cui è nato, comprende che anche lui è fatto per il Cielo. 

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