Articoli su Avvenire
AVVENIRE. VOLTI DI DONNA NELL’ARTE E NELLA LETTERATURA PDF Stampa E-mail

altL’idea dell’incontro La donna tra arte e letteratura nasce dal desiderio di presentare al pubblico ritratti di donna affascinanti e belli, ben distanti, però, dalle miriadi di immagini che ci bombardano quotidianamente in mille modi (dai film ai romanzi, dalle riviste agli articoli giornalistici) che inneggiano all’edonismo sfrenato e ad un becero carpe diem. Per questo l’associazione «Le radici»di Sulbiate propone l’incontro di venerdì 13 maggio alle ore 21 presso l’auditorium delle scuole del paese. Insieme a suor Gloria Riva, esperta d’arte e di Sacra Scrittura, presenterò dei volti di donna che possano essere validi modelli da imitare sia da un pubblico femminile maturo che da quello più giovane.

Abbiamo bisogno di modelli credibili, di riferimenti ideali, di storie e di testimonianze che ci permettano ancora di credere che esiste l’amore vero. Prima dobbiamo, però, ripartire dalla natura dell’animo umano per comprendere meglio la natura dell’amore. L’uomo, infatti, come ci racconta Manzoni nell’ultimo capitolo de I promessi sposi, anche quando ha trovato l’amore, anche quando ha raggiunto l’obiettivo tanto agognato, è come un infermo che desidera cambiare letto, guarda quello altrui e lo vede più comodo e confortevole. Quando finalmente riesce a trovare un altro giaciglio, lo trova con una lisca o «un bernoccolo che lo preme. Siamo, in somma, a un di presso, alla storia di prima». Questo accade, come ci insegna Leopardi, perché il nostro animo desidera una felicità infinita, che non potrà mai essere colmata da un bene finito. A noi capita spesso di trattare la realtà in maniera inadeguata, perché nel momento in cui ci si rende conto che essa non sazia il desiderio infinito di felicità, la si accusa di insufficienza.

            Per questo i volti di donna più convincenti non sono quelli delle eroine irraggiungibili, impossibili e idolatrate di cui è disseminata anche la grande letteratura, a partire dalla tradizione cortese fino ai nostri giorni. Mi ha personalmente sempre affascinato nella letteratura l’immagine della donna come presenza salvifica e compagna di viaggio nella vita verso la meta. Offro qui solo qualche spunto di questi volti femminili.

          

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"Scuola, scoperta continua. Ogni giorno è un'avventura sempre nuova" PDF Stampa E-mail

alt“Ogni mattina, quando entro in classe, spero sempre che possa accadere qualcosa di grande e di bello durante la lezione, perché soltanto la dimensione della scoperta fa sì che quella della scuola sia un’avventura sempre nuova”. Anche dopo diciassette anni di insegnamento, Giovanni fighera si pone davanti agli studenti come se fosse la prima volta, senza lasciarsi prendere dall’abitudine e dalla routine del programma. “L’avventura educativa non può prescindere dal fatto che lo studente possa scoprire qualcosa di più grande di sé anche durante l’ora di lezione “ sottolinea Fighera, insegnante di Italiano e di Latino al Liceo scientifico e delle Scienze applicate “Collegio Sant’Antonio” di Busnago (Monza e Brianza) e autore di Tra i banchi di scuola. Un’avventura sempre nuova (Edizioni Ares). Nel libro, Fighera racconta come i ragazzi vedono la scupola e in che modo gli insegnanti devono alimentare in loro la “dimensione della scoperta e della domanda”.

            Curatore di un blog molto seguito, Fighera si è inventato lo Zibaldone scolastico, uno spazio dove ogni studente ha la possibilità di inserire riflessioni sulla scoperta della propria interiorità e personalità. “un giorno – ricorda il docente – un ragazzo ha scritto di vivere tutta la settimana in apnea aspettando il sabato sera.

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AVVENIRE. Che diremo ai nostri studenti il primo giorno di scuola? PDF Stampa E-mail

Scrive Cesare Pavese nel Mestiere di vivere: «È bello vivere perché vivere è ricominciare, sempre, ad ogni istante». Per tutti, insegnanti e studenti, non è possibile ricominciare, varcare la soglia della classe, incontrare compagni e colleghi, professori e alunni, senza essere animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande nelle giornate. Altrimenti, come non farsi prendere dalla monotonia, dal cinismo, dal sentimento comune che tanto non cambierà mai nulla? Tra i corridoi delle scuole e nelle aule riunioni, già nei primi giorni di settembre, si vedono volti stanchi e disillusi, spesso senza speranza. Prima ancora che ai giovani, la speranza manca troppo spesso a noi adulti, che ci nascondiamo poi dietro ai cambiamenti dei giovani, alla loro svogliatezza e alla loro pigrizia. Scrive Papa Benedetto XVI: «Alla radice della crisi dell’educazione c’è […] una crisi di fiducia nella vita».

Come sarà allora la prima ora di lezione dell’anno scolastico? Che diremo ai nostri studenti dopo tre mesi di vacanza? Racconteremo loro le difficoltà, le fatiche, i sacrifici, la mole di studio e i programmi che dovranno affrontare? Se sarà solo così, confermeremo loro quanto temevano, quanto i compagni più grandi hanno spesso anticipato loro, trasmetteremo il messaggio che dal suono della campanella della prima ora di scuola sono entrati in una prigione per uscire dalla quale dovranno attendere il suono della campanella dell’ultima ora  dell’ultimo giorno di scuola.

L’anno scorso, nella prima ora di lezione sono voluto partire con un augurio per me insegnante e per i miei studenti. L’augurio che il cammino dell’insegnante e del ragazzo potesse essere una vera esperienza. Da cosa si misura un’esperienza? Dall’esito, dalle delusioni, dai risultati, sì in parte anche da questo, ma soprattutto dal fatto che quanto si vive divenga occasione per essere più uomini e più umani, per capire un po’ meglio la propria persona, la strada e che cosa abbia a che fare quanto viviamo con il nostro desiderio di felicità. Quando fai esperienza davvero, lo capisci, perché guadagni qualcosa di te e della realtà.

 

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Il Collegio compie ottant'anni PDF Stampa E-mail

La scuola conserva ancora il nome di collegio, ovvero di un luogo che offra vitto e alloggio a chi vi studia. A partire dal  1935 fino agli anni Settanta svolgeva quella funzione per tanti ragazzi che provenivano da altri paesi.  Era sorta il 15 gennaio 1930, ben ottant’anni or sono, quando la Congregazione dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia aveva acquistato una struttura dai nobili del luogo, che ben presto divenne sede prima di una scuola elementare, poi anche di una media e di un  biennio tecnico, infine di un Liceo scientifico e di una scuola materna.

Oggi, il Collegio non ospita più gli studenti nottetempo, ma conserva intatta la funzione di essere un Luogo, non semplicemente una scuola. È un Luogo, perché l’alunno non è solamente istruito, ma anche formato ed educato. È un Luogo, perché qui un ragazzo non segue soltanto le lezioni, ma incontra amici, compagni, professori, mangia, gioca, si diverte, studia, pratica sport, vede film o approfondisce altri interessi scientifici o linguistici. È un Luogo, perché il ragazzo è accolto, abbracciato, aiutato a crescere, guardato come persona. È un Luogo non solo per gli studenti, ma anche per gli insegnanti, per tutte quelle persone che, in forme diverse, collaborano con il Collegio o usufruiscono delle numerose attività culturali e non che vi si svolgono.

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