Alla malattia e alla sofferenza, leit motiv della prima sezione “Sogno chimico”, subentrano nella seconda sezione “La casa rotta” i sentimenti, a cui per tutta la vita ha ubbidito: “corse al treno senza niente,/ attese interminabili, borsellini vuoti./ […] Lettere infiammate, posta/ infilata sotto i maglioni, notti di pianto”. Ora la “casa è rotta, rotta”. Che cos’è questa casa rotta? Il corpo stesso invecchiato o l’universo dei sentimenti infranto dal dolore e dalle delusioni? O che altro ancora?  Immagini si susseguono, spesso associate in forma paratattica, talvolta in maniera analogica, fino alla ungarettiana dissoluzione o quasi della punteggiatura. Dice altrove la poetessa: “Ho una porta dentro il corpo/e al centro una serratura chiusa/che un ladro tortura a tutte le ore”.

 

Un soggiorno in Scozia è l’occasione per la stesura dell’ultima sezione “Castellane”, pubblicate in italiano e in inglese, proprio perché “così insieme sono nate contemporaneamente in due lingue” (Alleva). Un tuffo in un castello, in paesaggi e atmosfere quasi oniriche, una poesia tutta dedicata agli amici. Una volta ancora, il tono lirico tradisce il racconto e allora il singolo frammento acquista vitalità e si illumina nel corpo della raccolta.

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