Cristo/carità è la Presenza che sa ridare un’unità alla persona umana frantumata, scissa, presa da mille preoccupazioni e animata da molteplici interessi che non sanno acquietare il nostro desiderio di felicità e di amore. Lo ha capito Luigi Pirandello, geniale interprete di quell’epoca contemporanea in cui il relativismo di stampo culturale, etico ed estetico ha portato all’affermazione di un uomo che si vede scisso come se fosse davanti a uno specchio rotto in centinaia di frammenti.

In un testo teatrale sconosciuto ai più, il Lazzaro, il drammaturgo mette a tema proprio Cristo/carità, quell’«amore che comprende e sa tenere il giusto mezzo tra ordine e anarchia, fra forma e vita», quell’amore che sa risolvere il conflitto e la frantumazione umani e ridare finalmente unità all’io. Protagonista del dramma è Diego Spina, che ha cresciuto i figli con una rigida educazione moralistica, rivolta più all’altra vita che a questa. Il figlio Lucio già a sei anni si ritrova in seminario per diventare prete. Non concorde con questa impostazione educativa, la moglie Sara lascia il marito e dalla nuova relazione con il fattore di campagna Arcadipane avrà due altri figli. La scena si movimenta quando Lucio ritorna a casa dopo anni di seminario, perché ha deciso di non seguire la strada imposta dal padre che, nel frattempo, vuol far costruire un ospizio nella sua tenuta, proprio là dove la ex-moglie risiede con il nuovo compagno. La decisione di Diego comporterà evidentemente la scacciata di Sara e di Arcadipane. Quando Diego viene a sapere della scelta del figlio Lucio, si butta sotto una macchina e muore. Dopo l’accertamento della morte da parte di due medici, Diego riprende a vivere. Il fatto, però, gli fa perdere la fede, perché egli non ricorda nulla di quanto c’era nell’aldilà, segno per lui che non esiste l’altra vita.

 

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