Non attendersi più nulla dalla vita, dalle giornate, dai rapporti affettivi, dal lavoro è la cosa peggiore che ci possa accadere. Quanto è vero questo anche nella realtà scolastica, nel rapporto con gli studenti e con la disciplina che insegniamo. Leggevo l’altro giorno il diario di un mio studente. I miei studenti (triennio del Liceo), fin dal primo giorno di scuola e per tutto l’anno, due volte alla settimana, scrivono una sorta di Zibaldone. Hanno il compito di fermarsi a pensare e scrivere relativamente ad una questione, una discussione, un film, un libro letto, qualcosa che è capitato loro insomma.

AUGURIO DI INIZIO ANNO. Sono stato molto colpito da quanto questo studente ha scritto relativamente al primo giorno di scuola: «Non mi è mai capitato nella vita che un mio insegnante impiegasse l’intera prima ora di lezione per farmi l’augurio di trascorrere un bell’anno scolastico e di incontrare qualcosa di bello nelle ore di scuola e nello studio. Di solito veniamo spaventati con la presentazione di tutto quello che dovremo studiare. Allora ho pensato che voglio fare anch’io al professore i miei migliori auguri di trascorrere un bell’anno con noi». Il ragazzo considera come un evento straordinario ed eccezionale un fatto che dovrebbe essere il più naturale ed auspicabile, all’inizio di un percorso, ma noi adulti troppo spesso ce lo dimentichiamo! Al termine della lezione augurale introduttiva ho dato ai ragazzi una lettera. Voglio riproporne una parte, perché è giusto per tutti noi (ragazzi come adulti) ripartire oggi dalle ragioni del primo giorno. Nella maggior parte delle scuole, tra l’altro, in queste settimane si farà un bilancio della prima parte dell’anno attraverso gli scrutini. Sarebbe bello che tra noi insegnanti ci si confrontasse e ci si aiutasse a giudicare l’esperienza e quella dei ragazzi non solo a partire dai voti conseguiti. Chiediamoci anche quanto siano state fino a qui le occasioni per incontrare qualcosa di bello. Non dobbiamo aver paura della risposta positiva o negativa (può essere l’occasione per ripartire), ma solo di non porci in questo atteggiamento di domanda.

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