L’uomo è rapporto con la realtà e con l’altro. In una compagnia umana si può sostenere anche la sofferenza e la domanda di felicità. Nel film il protagonista per tanti anni vive isolato, senza rapporti con gli altri. In maniera significativa afferma all’università: “Trovare idee originali è l’unico modo per potermi distinguere”. Quando perde al gioco esclama: “Non dovevi vincere tu. Il mio gioco era perfetto, la partita è truccata”. Quando viene scippata una donna, invece di preoccuparsi dell’esito del furto, si sofferma sulla possibilità di applicare il fatto alle sue formule. Nash non guarda bene la realtà, o meglio la guarda per ricavare delle leggi, ma non le si rapporta, non le si affeziona.  Dice: “Ci sono attività per cui la mancanza di rapporti personali è un vantaggio”. Ma si illude. Quando salta la lezione che doveva tenere risponde a chi gliene rende conto: “Nessuno ha sentito la mancanza”. In maniera inaspettata la realtà lo sorprenderà. Infatti una studentessa brillante e avvenente, Alicia, risolve il problema che richiedeva mesi di lavoro e lo invita fuori a cena. Nash dovrà “far prova di interazione umana e di socializzazione” per usare le sue parole. Tra i due nasce l’amore. Il problema nella vita non è quello di essere dotati di una particolare intelligenza o di profondere un particolare sforzo per raggiungere la verità. La verità è come una cosa che si trova sul cammino. Per vederla bisogna fare attenzione. Altrimenti non la si vede. Bisogna farne esperienza, cioè partire dal proprio io in azione nella vita quotidiana.

Grazie al rapporto con Alicia, che diventa sua moglie, Nash riesce a sostenere la sofferenza e la malattia, a superare momenti di grande difficoltà. È proprio vero quanto sostiene san Tommaso: “La vita dell’uomo consiste dell’affetto principale che lo sostiene”.

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L’uomo e la certezza morale. Ci sono diversi metodi di conoscenza: non solo quello scientifico o matematico o filosofico. Ciò che è ragionevole non è detto che sia dimostrabile. La capacità di dimostrare è un aspetto della ragionevolezza, ma il ragionevole non è la capacità di dimostrare. Ragionevole non significa neppure logico (ovvero che si possa ripercorrere tutti i passaggi in maniera coerente e date premesse veritiere si giunga a conclusioni inoppugnabili). La ragione è apertura alla realtà secondo la totalità dei suoi fattori, non misura della realtà. La ragione per rendersi conto del reale o dei valori usa un certo metodo differente di fronte alla complessità del reale, alla diversità degli oggetti. La fiducia in una persona non si dimostra con metodo matematico o scientifico o filosofico, eppure tu puoi essere certo che tua madre non abbia avvelenato la cena senza aver fatto un esame chimico della minestra. Questa si chiama certezza morale. L’uomo può vivere senza certezze scientifiche, ma non può vivere senza certezza morali. Senza certezze morali non si può costruire l’umano, perché esso è nei rapporti. La certezza morale o esistenziale deriva da un’attenzione alla vita dell’altro (se condivido la vita dell’altro potrò conoscerlo meglio) e dalla capacità di cogliere se ci siano ragioni adeguate per fidarsi dell’altro. Bellissimo è il dialogo tra Nash e Alicia:

 

–          Il nostro rapporto garantisce un impegno a lungo termine? Ho bisogno di una prova, di una sorta di dati empirici verificabili.

–          Una prova? Dati empirici verificabili?… Allora …Quanto è grande l’universo?

–          Infinito.

–          Come lo sai?Non è stato ancora dimostrato. Tu non l’hai visto. Come fai a saperlo con certezza?

–          Non lo so. Ci credo e basta.

–          Credo che sia la stessa cosa con l’amore.

–          Ora l’unica cosa che tu non sai è se io ti voglio sposare.

 

Sulla certezza morale si basa anche la fede (non solo in ambito religioso) che è aderire a quello che afferma un altro. Ciò è ragionevole se ci sono motivi adeguati, irragionevole se non ci sono.  Anche la fede è un metodo di conoscenza senza il quale non ci sarebbero sviluppo umano e cultura.

 

 

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