Giovedì 23 novembre 2017

ore 10:30

su RADIO MARIA

IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE

conduce Giovanni Fighera.

Dante incontra IL CONTE UGOLINO.

L’ultimo cerchio è quello dei traditori nei confronti della patria, degli ospiti, dei parenti e dei benefattori. Non il fuoco, ma il ghiaccio rappresenta icasticamente la pena comminata a quanti, a causa del tradimento, hanno perso il loro stesso calore vitale, hanno violato la stessa natura umana, sono così cosificati, reificati, immersi nel ghiaccio come se fossero «festuca in vetro».

Ad un certo punto Dante vede «due ghiacciati in una buca,/ sì che l’un capo a l’altro era cappello;/ e come ‘l pan per fame si manduca,/ così ‘l sovran li denti a l’altro pose/ là ‘ve ‘l cervel s’aggiunge con la nuca». Un forte desiderio di vendetta anima questo dannato, paragonata a quel Tideo della Tebaide di Stazio, che, una volta colpito a morte da Menalippo, riuscì a trafiggerlo e a ucciderlo e chiese, prima di morire, la testa del nemico per roderla.

I due dannati sono il Conte Ugolino della Gherardesca e l’Arcivescovo Ruggeri. La storia è peraltro assai nota, anche se non certa e soggetta a molteplici versioni. Siamo nella Pisa della seconda metà del Duecento. Il Conte Ugolino, personaggio di spicco della politica pisana, momentaneamente lontano dalla città e accusato da taluni di aver venduto dei castelli pisani alla Sardegna, viene richiamato in patria a tradimento dall’arcivescovo Ruggeri, suo avversario politico, con il pretesto di trovare un accordo. In realtà, viene rinchiuso nella torre della Muda assieme a due figli e a due nipoti già grandi che moriranno ad uno ad uno per fame. In estrema sintesi questa è una delle possibili ricostruzioni storiche. La poesia, però, come ricorda Manzoni, ha il compito di far dire quello che la storia non dice, di entrare nel cuore dei personaggi. Nel racconto di Dante la poesia ha anche la funzione di persuadere il lettore avvinghiandolo nelle morse del pathos e della emotività. Per ottenere con più successo questo risultato Dante modifica due dati elementari del racconto: in primis i coprotagonisti della tragedia della Torre della Muda diventano tutti figli del Conte Ugolino, in secondo luogo non sono adulti, come nella storia reale, ma bambini. L’effetto prodotto è forte, perché il lettore coglie nelle vicende un’ingiustizia e una violenza ancor più biasimevoli.

Vedremo nella trasmissione la tragedia che si è compiuta nella torre della muda. Vedremo nel contempo anche le altre zone del IX cerchio.

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