Quanti esempi potrebbero addursi per esplorare un mondo, quello dell’arte novecentesca, spesso difficilmente comprensibile ed apprezzabile da chi sia stato educato ad amare il bello.

Alcuni gruppi artistici del Novecento tendono ad eliminare la componente soggettiva dell’artista in nome della individuazione della «presunta essenzialità» compositiva o costruttiva. Ne sono un esempio, in Russia, il suprematismo (dal 1913 agli anni Venti), basato sulla stesura monocroma («Quadrato nero su fondo bianco» di K. Malevic), o il costruttivismo (negli anni Venti e Trenta del Novecento) incentrato sull’assunto che la costruzione si deve attenere alla «verità dei materiali» con  la totale eliminazione di qualsiasi elemento soggettivo. Alcuni decenni più tardi, nella New York degli anni Sessanta, l’arte minimalista, rifacendosi all’arte sovietica e costruttivista, mira all’essenzialità e alle componenti elementari:  opere sono solidi geometrici, spesso monocromi e realizzati con materiali industriali; la forma dell’opera d’arte coincide, così, con l’oggetto rappresentato.

Nel Novecento molte tecniche intendono, poi, presentare oggetti di uso comune come possibilità artistiche. Il Ready-made (confezionato, «già pronto») cerca di dimostrare come il valore dell’arte sia conferito all’oggetto dallo spazio espositivo in cui esso si trova. Così, può acquisire uno status artistico un orinatoio («Fountain» si intitola quest’opera di Duchamp del 1917). Negli anni Cinquanta e Sessanta il New dada mostra un rinnovato interesse per Duchamp e il dadaismo. Dal 1961 la rete di artisti «Fluxus», tra Stati Uniti ed Europa, si propone di attestare con le sue opere che tutto può essere considerato arte ed ogni persona può esserne autore. Più che una rivalutazione del quotidiano innalzato allo status di arte si opera un degradamento dell’arte al grido «Demolish art museum! Demolish serious culture!». Riprendendo presupposti teorici molto simili, il Neo-Geo (Neo-Geometric Conceptualism) negli anni Ottanta produce commodity sculpture (scultura merce): Jeff Koons nel 1984 può così esporre il «New Hoover Convertibles», due aspirapolveri Hoover a luci fluorescenti, chiusi in una teca di plexiglass.

 

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