Il dubbio. Stiamo vivendo in un’epoca di tirannia del brutto in cui è possibile presentare come arte una rana crocifissa o un’aspirapolvere Hoover o delle bucce di arance cucite col filo di ferro. Negli ultimi secoli con la filosofia cartesiana l’attenzione è stata spostata dall’evidenza per la realtà e dallo stupore per la bellezza delle cose al dubbio, dalla contemplazione dell’oggetto alla riflessione del soggetto sul soggetto, al pensiero, all’idea. Col tempo si è arrivati ad una estremizzazione del dubbio tanto che qualche tempo fa, in una lezione in un’università italiana, un professore di filosofia sosteneva di fronte agli studenti che un atteggiamento serio avrebbe dovuto indurli a dubitare che lui stesso stesse parlando e che quella fosse una cattedra. Una studentessa ha allora alzato la mano per controbattere tali disquisizioni, sostenendo che la conseguenza più ragionevole di tale impostazione del problema sarebbe stata uscire dall’aula, dal momento che nessuno era certo che in quel momento si stesse tenendo una lezione di filosofia. In realtà la cultura, tutto il sapere, tutto il progresso scientifico sono basati sulla fede, ovvero sulla fiducia in quanto ci è stato tramandato.

L’uomo moderno. Più di un secolo fa il genio di Pirandello aveva icasticamente descritto l’uomo di oggi e la cultura del Novecento attraverso alcune immagini di tipo teatrale nei capitoli XII e XIII de Il Fu Mattia Pascal. L’uomo antico è rappresentato dalla figura di Oreste, che si sta vendicando della morte del padre Agamennone ucciso dall’amante della madre, Egisto. Se Oreste nel momento della vendetta vedesse strapparsi il cielo di carta del teatro di marionette, il suo sguardo andrebbe tutto a quello strappo. Sarebbe preso dal dubbio e diventerebbe Amleto, l’uomo moderno. L’uomo di oggi è inerte, non sa perché muoversi, dubita, ha posto in dubbio la trascendenza.

Lanternini e lanternoni. Nelle stesse pagine Pirandello presenta il concetto di cultura attraverso il lanternino, immagine utilizzata per rappresentare la visione del mondo, della vita o ancora, con termine tedesco, Welthanschauung. Ebbene, a detta di Pirandello, in alcune epoche storiche, questi lanternini individuali, connotati da colori differenti, assumono, invece,  lo stesso colore. Afferma, infatti, Anselmo Paleari:

In ogni età, infatti, si suole stabilire tra gli uomini un certo accordo di sentimenti che dà lume e colore a quei lanternoni che sono i termini astratti: Verità, Virtù, Bellezza, Onore, e che so io… Il lume d’una idea comune è alimentato dal sentimento collettivo[…]. Non sono rare nella storia certe ventate che spengono d’un tratto tutti quei lanternoni.

Quando tutti i lanternoni sono spenti, gli uomini non sanno più a chi rivolgersi! Questa è la descrizione della modernità. Non più un lanternone comune che permetta di inoltrarsi  nel reale illuminando con  una luce comune, ma tante piccole luci che vagano come lucciole nella campagna estiva, troppo piccole per produrre un’illuminazione più vasta. Pirandello aveva compreso dove stava andando il Novecento. Oggi, un secolo dopo l’uscita de Il Fu Mattia Pascal, abbiamo un altro grande lanternone, quello del relativismo culturale. Il cardinale Joseph Ratzinger, allora decano del collegio cardinalizio,  nell’aprile 2005, nella omelia durante la Missa pro eligendo romano pontefice, parla addirittura di dittatura del relativismo culturale.Siamo, infatti, in un’epoca in cui ogni affermazione sull’esistenza della  verità viene tacciata di “fondamentalismo religioso” o di “conservatorismo culturale”, di “anacronistico atteggiamento”. Bene, in questo modo, il dialogo non può avvenire. Paradossalmente, il presupposto che la verità non ci sia oppure che ci siano tante verità (che è come dire che la verità non esista) annienta all’origine ogni possibilità di reale comunicazione, di dialogo interculturale,  ogni tentativo di educazione, ogni possibile e reale crescita culturale. 

Relativismo etico ed estetico. Nella tradizione cristiana il vero, il buono e il bello coincidono. Per questo l’affermazione del relativismo culturale ha portato nel tempo al relativismo etico. Non c’è più distinzione tra il bene e il male, ma domina l’arbitrio del piacere legittimato attraverso il diritto. Di qui il passaggio al relativismo estetico è breve. Non esiste più distinzione tra il bello e il brutto, la questione estetica è diventata del tutto soggettiva e relativa al gusto personale. Anche nelle epoche passate il brutto era rappresentato, ma c’era la consapevolezza  che era tale e che ci fosse il bello.  

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