La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 10- "Roba mia, vientene via con me", la nuova schiavitù PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per verga la robaNovelle rusticane raccoglie dodici novelle quasi tutte già pubblicate tra il 1881 e il 1882 e sottoposte ad un’accurata revisione stilistica: Il reverendo, Cos’è il Re?, Don Licciu Papa, Il Mistero, Malaria, Gli orfani, La roba, Storia dell’asino di san Giuseppe, Pane nero, I galantuomini, Libertà, Di là del mare

Lo sguardo di Verga diventa sempre più attento alla realtà storica e sociale della Sicilia, sempre più acuto nel descrivere con cupo pessimismo l’inesorabilità del destino umano e l’impotenza ultima delle azioni. L’uomo è dominato dall’ambizione di possedere sempre di più, animato dalla roba che è il fine della religione del lavoro. Perché faticare e rompersi la schiena se non per possedere un maggior numero di terreni o di beni? Se nel Ciclo dei vinti Verga demistifica l’idolo del progresso che sommerge personaggi appartenenti a differenti classi sociali, nella raccolta Novelle rusticane (1882) lo scrittore attacca l’idolo della roba e del possesso, una brama che attanaglia l’uomo radicandosi addirittura nelle sue vene e divenendo la sua sola ragione di vivere.

Un personaggio su tutti è, senz’altro, la stigmatizzazione dell’idolo del possesso, quel Mazzarò che è descritto nella novella La roba. Cresciuto lontano dagli affetti familiari e dalle amicizie, dedito soltanto al lavoro, divenuto ragazzo inizia ad acquistare terreni con i soldi che riesce ad accantonare col sudore. Ben presto il suo diventa un patrimonio non monetario, ma fondiario tanto che i suoi possedimenti assorbono anche quelli del barone presso cui lavorava e che si era nel tempo indebitato. 

Abilissimo è Verga nell’introdurre in medias res il lettore, quando la ricchezza di Mazzarò ha già preso forma e consistenza tanto che tutte le terre descritte sono di sua proprietà. Il lunghissimo e complesso periodo iniziale trasmette l’impressione di un’estensione vastissima e sterminata: «Il viandante che andava lungo il Biviere di lentini, steso là come un pezzo di mare morto, e le stoppie riarse della Piana di Catania, e gli aranci sempre verdi di Francofonte, e i sugheri grigi di Resecone, e i pascoli deserti di Passaneto e di Passanitello, se domandava per ingannare la noia della lunga strada polverosa, sotto il cielo fosco dal caldo, nell’ora in cui i campanelli della lettiga suonano tristamente nell’immensa campagna, e i muli lasciano ciondolare il capo e la coda, e il lettighiere canta la sua canzone malinconica per non lasciarsi vincere dal sonno della malaria: — Qui di chi è? — sentiva rispondersi: — Di Mazzarò. — E passando vicino a una fattoria grande quanto un paese, coi magazzini che sembrano chiese, e le galline a stormi accoccolate all’ombra del pozzo, e le donne che si mettevano la mano sugli occhi per vedere chi passava: — E qui? — Di Mazzarò. —».

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Una letteratura che parli all'anima PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per ragazzi e libri«Leggere» significa «scegliere»

Non più segno di cultura, oggi il libro è divenuto oggetto di consumo di massa. Si è verificato quanto Leopardi profetizzava nello Zibaldone due secoli fa quando affermava che nel futuro ci sarebbe stata una letteratura colta per pochi e un’altra produzione di consumo per tutti. Il verbo latino legere significa, però, «raccogliere», «scegliere», «eleggere». Il verbo ha in sé il valore di selezionare, amare, prendere qualcosa in mezzo ad altro. La lettura inizia, quindi, nella scelta che avviene tra i banchi di scuola o nelle librerie.

 

Da cosa nasce la grande letteratura?

La grande letteratura è universale, perché sa parlare al cuore di ogni uomo. Il grande scrittore sa presentare una storia ordinaria e cogliere nel piccolo paese quel macrocosmo che rappresenta l’intero universo. Nella profondità di qualsiasi vicenda umana si trovano quell’abisso di vita, quel desiderio di salvezza e quel bisogno di amore che albergano nel cuore di ogni uomo. Ecco perché un romanzo come I promessi sposi,ambientato per lo più nella realtà di piccoli paesi, sa parlare da due secoli al cuore dei lettori. Da settecento anni con la Commedia Dante ha appassionato centinaia di milioni di lettori tanto che la scrittrice Farideh Madahvi che l’ha tradotta in persiano ha scoperto che i Persiani e gli italiani sono simili. La grande letteratura ha questo grande potere di unire e di mettere in luce ciò che accomuna gli uomini. In questo senso è «cattolica», cioè «universale» (in greco). Non va certo intesa l’espressione «letteratura cattolica» nel senso di confessionale. La realtà è sempre più ricca di ogni immaginazione e, quindi, l’arte prenderà sempre spunto dallo stupore per la realtà e dall’osservazione dell’uomo reale, proprio come la filosofia e la scienza.

 

 

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IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 17- Malavoglia, il viaggio senza ritorno di 'Ntoni PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per vergaLa storia dei Malavoglia è ormai giunta al termine. Molti personaggi sono morti, altri sono partiti dimenticando il passato e la tradizione e perdendosi alla ricerca di una condizione economica migliore: è il caso di Lia e del giovane ‘Ntoni. Solo Mena e Alessi sono rimasti ancorati ai valori veicolati dal nonno. Alessi si è sposato, mentre Mena ha deciso di rinunciare per sempre a costituire una nuova famiglia, ora che tutti conoscono la storia della sorella Lia. Le malefatte dei parenti incidono profondamente anche sul destino degli altri familiari determinandone la sorte in modo irreversibile.

La vita dell’uomo permette viaggi, ma non ritorni. Lo comprendono in maniera differente il nonno e il giovane ‘Ntoni.

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L’AVVENTURA DEL VIAGGIO. INFERNO 13. IL MONOLOGO DEL CONTE UGOLINO PDF Stampa E-mail

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L’ultimo cerchio è quello dei traditori nei confronti della patria, degli ospiti, dei parenti e dei benefattori. Non il fuoco, ma il ghiaccio rappresenta icasticamente la pena comminata a quanti, a causa del tradimento, hanno perso il loro stesso calore vitale, hanno violato la stessa natura umana, sono così cosificati, reificati, immersi nel ghiaccio come se fossero «festuca in vetro».

Ad un certo punto Dante vede «due ghiacciati in una buca,/ sì che l’un capo a l’altro era cappello;/ e come ‘l pan per fame si manduca,/ così ‘l sovran li denti a l’altro pose/ là ‘ve ‘l cervel s’aggiunge con la nuca». Un forte desiderio di vendetta anima questo dannato, paragonata a quel Tideo della Tebaide di Stazio, che, una volta colpito a morte da Menalippo, riuscì a trafiggerlo e a ucciderlo e chiese, prima di morire, la testa del nemico per roderla.

 

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I PROMESSI SPOSI 4. La conversione di Napoleone PDF Stampa E-mail

altEsaltato dagli artisti contemporanei, dal pittore Jacques Louis David, dal musicista Beethoven (che gli dedicò la sinfonia n. 3, la cosiddetta «Eroica»), dal filosofo Hegel, dallo scrittore Foscolo, tra i tanti che potrebbero essere ricordati, l’imperatore Napoleone desta senz’altro l’ammirazione di Alessandro Manzoni, ma non il suo amore. La voce di Manzoni «di mille voci al sònito/ mista la sua non ha:/ vergin di servo encomio/ e di codardo oltraggio». Manzoni, infatti, non ha mai elevato odi al grande comandante quando questi era al colmo della sua gloria né tanto meno lo ha denigrato quando è caduto nella polvere. Solo quando gli giunge nella villa di Brusuglio quaranta giorni più tardi la notizia della morte di Napoleone, in tre giorni lo scrittore lombardo «scioglie all’urna un cantico/ che forse non morrà»: «Il 5 maggio».

Manzoni è colpito dalla scomparsa di un personaggio così grande, che ha posto ordine tra due età, tra Illuminismo e Romanticismo. È bastato che Napoleone pronunciasse il suo nome («Ei si nomò») perché «due secoli,/ l'un contro l'altro armato,/ sommessi a lui si volsero,/ come aspettando il fato;/ ei fè silenzio, ed arbitro/ s'assise in mezzo a lor». Il comandante ha conquistato gran parte dell’Europa, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno in un movimento direzionale Nord/Sud e poi Ovest/Est che sembra tracciare una croce forse alludendo al fatto che le sue truppe e le sue vittorie fulminee producevano morti sul campo e stermini.

Con Napoleone è scomparso un personaggio che ha dato il nome alla sua epoca, definita per l’appunto napoleonica, un uomo in cui, come direbbe Hegel, si è incarnato lo spirito della storia. Ma ancor più che dalla morte, Manzoni è colpito dalla notizia che Napoleone, che ha sempre assunto un atteggiamento fortemente anticlericale e anticattolico, si sia convertito prima di morire: «Mai più superba altezza si è inchinata al disonore del Golgota».

 

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ESCE UNA NUOVA EDIZIONE DI "LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per belelzza salverà il mondo giovanni figheraPREFAZIONE DI STEFANO ZECCHI

E’ un libro coraggioso, che sa interrogare la tradizione e testimoniarla nella nostra contemporaneità con potente vigore. Si potrebbe correttamente sostenere che scrivere sulla bellezza è sempre un progetto coraggioso, anche se oggi le pretese di molti maestri del pensiero, che irridevano fino a poco tempo fa la bellezza, si sono ridimensionate. Ma da costoro è stato trovato un espediente per continuare a sottostimare il significato della bellezza, relativizzandolo, e lasciando così sottinteso, come un presupposto ineliminabile, l’inutilità del bello nella cultura contemporanea, così che continuasse a prevalere l’idea di una modernità sviluppata proprio contro il valore della bellezza e che su queste basi possa sempre di nuovo affermare i propri principi.

A quale modernità si fa riferimento? A quella che celebra il nichilismo ed esalta la libertà assoluta della ricerca scientifica. Un nichilismo – vera malattia spirituale del nostro tempo – sostenuto dalle correnti artistiche e filosofiche dominanti nel XX secolo, le prime che rivendicano l’autonomia estetica da qualsiasi relazione comunicativa, le seconde che rinunciano alla ricerca del fondamento e relativizzano la verità.

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INTERVISTA SU FAMIGLIA CRISTIANA. "Ecco perché la Divina Commedia riguarda l'uomo" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perdutoDa sempre tutti riconoscono a Dante Alighieri il ruolo di padre della lingua e della letteratura italiana. È tuttavia soltanto da alcuni anni che la Divina Commedia è tornata nei teatri e sulle piazze, grazie alle straordinarie interpretazioni di personaggi come Roberto Benigni o Vittorio Sermonti. Ma ci voglio fenomeni mediatici come questi per apprezzare il valore e il fascino di un libro?

            Il luogo elettivo in cui scoprire la bellezza dei versi di Dante dovrebbe essere la scuola. Dove in effetti qualcosa si muove. Vengono proprio da uomini di scuola letture nuove e stimolanti della Commedia. Dopo aver pubblicato Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares), Giovanni Figheramanda in libreria il secondo volume, Il Purgatorio: ritorno all’Eden perduto (sempre Ares), di quella che si preannuncia come una trilogia. In cammino con Dante (Garzanti) si intitola invece il libro di Franco Nembrini. Entrambi sono professori di liceo molto carismatici, che con le loro lezioni dantesche riempiono i teatri, le parrochhie e i centri culturali, trascinando giovani e adulti alla scoperta di un’opera che è in grado di far emergere le domande più profonde dell’uomo.

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Radio Maria. TRASMISSIONE "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail
Radio Maria meeting 2016  
Puntata 1  
Puntata 2   
Puntata 3   
Puntata 4  
Puntata 5  
Puntata 6  
   
   
   
   
   
   
   
   
 
IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 16- Malavoglia: tradizione o brama di cambiamento? PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per malavogliaGià dalle prime righe il lettore è immerso in un mondo ancestrale e lontano, fuori dal tempo, perché immutati sembrano i rapporti degli abitanti di quelle terre con la natura e con il mare. Siamo ad Aci Trezza, paesino del catanese, scenario de I Malavoglia, primo romanzo del Ciclo dei vinti. Toscano è il loro vero nome, «tutti buona e brava gente di mare», mentre il popolo ha assegnato loro il nomignolo «Malavoglia» per alludere ad una pigrizia che è più presunta che reale. Un tempo erano numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza. Chi sa quanti sono i sassi di quel luogo? Solo un abitante del paese potrebbe saperlo e di certo il lettore del romanzo non proviene da lì. In questo modo Verga ci introduce in quella realtà con una regressione, ovvero con l’abbassamento del punto di vista del narratore a quello più basso di un popolano. Se un tempo erano tanti i Malavoglia, ora, al momento della narrazione, sono rimasti solo quelli di padron ‘Ntoni che possiede la casa del nespolo e la Provvidenza.

È proprio lui, il nonno, il patriarca della famiglia, depositario della cultura e delle tradizioni, vero custode della sapienza popolare tramandata attraverso i proverbi come quello che paragona i componenti della famiglia alle dita di una mano («Per menare il remo bisogna che le cinque dita s’aiutino l’un l’altro»). Quanta saggezza c’è nella consapevolezza che «gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo». Bastiano, detto Bastianazzo, è il figlio di padron ‘Ntoni, grande e forte, ma succubo in tutto e per tutto del padre. È sposato con La longa. Poi vengono i cinque figli: il giovane ‘Ntoni, Luca, Filomena, Alessio, Rosalia. Grande è la maestria del narratore nel tratteggiare i personaggi, basti vedere come è descritto quel «bighellone» del giovane ‘Ntoni nel rapporto con il nonno che gli dà qualche «scappellotto» sul viso e «qualche pedata più giù» che lo riponga in equilibrio. Questa è l’icasticità dello stile verghiano che ci rappresenta davanti agli occhi le scene quotidiane e i personaggi del paese.

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I PROMESSI SPOSI 3 -L'incontro con Cristo salva dalle tragedie della vita PDF Stampa E-mail

altL’evento cristiano non rivoluziona soltanto l’arte figurativa, bensì introduce profondi elementi di novità anche nell’ambito della concezione della letteratura. Il Medioevo ha ereditato, senz’altro, la tradizionale tripartizione degli stili dal latino classico. Alcuni commentatori virgiliani della bassa latinità (Servio e Donato), associando i tre stili all’altezza degli argomenti affrontati, hanno designato questo rapporto tra opere e livelli di scrittura con l’espressione rota Virgili. Eneide, Georgiche, Bucoliche rappresentavano, così, rispettivamente i modelli dello stile sublime, medio e umile.

La tripartizione viene, spesso, messa in discussione e non più rispettata dagli scrittori cristiani. I Vangeli hanno, infatti, la «presunzione» di raccontare il fatto più grande che si possa narrare (l’esperienza dell’incontro con un Dio che si è fatto uomo) attraverso uno stile umile e semplice. La novità dei Vangeli è radicale, non solo dal punto di vista del messaggio annunciato, ma anche per l’introduzione di un nuovo stile, che Erich Auerbach definisce per l’appunto sermo humilis, immediato, comunicativo, come si addice ad una verità che deve essere accessibile a tutti e, nel contempo, ad un re che, nato in una stalla, è, poi, morto in croce.

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L’AVVENTURA DEL VIAGGIO. INFERNO 12. Ulisse e il desiderio dell'animo umano PDF Stampa E-mail

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Ulisse, il personaggio della letteratura greca più amato, ancora ai giorni nostri, viene incontrato da Dante nell'Ottava Bolgia dell'Inferno. Dannato per le sue menzogne, non per il suo valore di uomo di mare, che è emblema del desiderio umano di conoscenza.

 

Ulisse è il personaggio greco che ha più prolungato la sua fama nei secoli successivi fino ad oggi, fino alle rivisitazioni di Joyce e Pascoli o alle sceneggiature cinematografiche. La sua fama così duratura nella Modernità è forse legata al fatto che Ulisse incarna atteggiamenti per così dire già moderni, improntati a furbizia, individualismo, intelligenza, pragmaticità. È l’emblema stesso dell’ingegno, ma, nel contempo, della capacità di sopportazione, della forza militare, della curiosità, della diffidenza, della pazienza. È la figura «più ricca di umanità che la poesia greca abbia creato, nella sua ricchezza singolarissima di prudenza e di coraggio, di curiosità e di intelligenza, di generosità impetuosa e di calcolata freddezza, di lucidità e di cautela, di prontezza sicura e di ostinazione, di fiducia e di dubbio, di caldissima e mobilissima astuzia» (Bosco-Reggio).

 

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I PROMESSI SPOSI/2. Dalla conversione nascono gli Inni sacri PDF Stampa E-mail

altSubito dopo la sua conversione Manzoni scrive gli Inni Sacri, uno dei rari esempi di poesia religiosa contemporanea. La sua fede non crolla (anzi si rafforza) dopo la morte dell'amata moglie Enrichetta Blondel, a cui dedica "Il Natale del 1833".

In età moderna pochi letterati hanno scritto poesie religiose. Chi lo ha fatto è stato, spesso, non capito e accusato di essere troppo incline ad un tono retorico. I suoi versi sono stati, così, declassati al rango di poesia melensa e poco sentita. È il destino riservato agli «Inni sacri» di A. Manzoni, scritti tra il 1812 e il 1817. Frutto della conversione, il progetto doveva includere dodici componimenti dedicati ai momenti centrali della vita di Gesù. Alla fine Manzoni ne compose solo cinque integrali («Il Natale», «Il nome di Maria», «La passione», «La resurrezione», «La pentecoste») e due incompiuti («Ognissanti», «Natale 1833»).

Negli «Inni sacri» la Madonna è figura di primo piano in tutti i componimenti. In perfetta sintonia con la tradizione, la Madre di Dio è partecipe della missione di Gesù, fino ai piedi della croce, e, nel contempo, presente nella storia della Chiesa, fino alla fine dei tempi, vicino a noi tutti figli suoi. Lì, nella grotta, «la mira Madre in poveri/ panni il Figliol compose,/ e nell’umil presepio/ soavemente il pose» («Il Natale»). Come profetizzato, però, un  dolore atroce Le trafiggerà il cuore: ai piedi della croce rimarranno solo Maria e Giovanni, il discepolo prediletto. Ecco perché a Lei, che ha conosciuto il dolore estremo, noi tutti possiamo rivolgerci con le parole di Manzoni: «E tu, Madre, che immota vedesti/un tal Figlio morir sulla croce,/per noi prega, o regina de’ mesti,/che il possiamo in sua gloria veder;/che i dolori, onde il secolo atroce/fa de’ boni più tristo esiglio,/misti al santo patir del tuo Figlio,/ci sian pegno d’eterno goder» («La passione»).

 

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L’AVVENTURA DEL VIAGGIO. INFERNO 11. Dante e i simoniaci, comicità sull'avidità dei Papi PDF Stampa E-mail

altNell’Inferno Dante utilizza sia il registro tragico che quello comico. Le tragedie dantesche sono rappresentate dalle storie dei grandi personaggi, Francesca da Polenta, Pier della Vigna, Ulisse, il conte Ugolino della Gherardesca. Tutti ricorderanno i versi tombali che concludono i loro lunghi monologhi: «Quel giorno più non vi leggemmo avante» (Francesca), «Poscia, più che il dolor, poté il digiuno» (conte Ugolino), «Infinche 'l mar fu sovra noi richiuso» (Ulisse), «ciascuno al prun de l’ombra sua molesta» (Pier della Vigna). Il registro alto e tragico ben si adatta a quei personaggi dannati che il poeta stima, in qualche modo, perché eroici per la loro virtù.

 

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SALSOMAGGIORE 25 luglio. "Giotto, Dante e noi moderni" PDF Stampa E-mail

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SALSOMAGGIORE

HAPPENING DEI GIOVANI

L'happening 2017 sarà dedicato alla conoscenza di Giotto, pittore ed artista rivoluzionario, e dell'ideale di Bellezza che lo ha mosso. Il motto 2017 sarà "LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO".

 

mercoledì 25 luglio ore 21
LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO. Giotto, Dante e noi moderni.
incontro con il prof. Giovanni Fighera

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ANNIVERSARI. Viva Pirandello, abbasso il pirandellismo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per pirandelloCentocinquant’anni fa nasceva Luigi Pirandello, uno dei più grandi geni del Novecento, non tanto perché si è cimentato in numerosi generi letterari raggiungendo risultati eccelsi, ma piuttosto perché si è reso interprete del suo tempo e della cultura contemporanea come pochi altri riuscendo a prefigurare gli scenari che si sarebbero aperti nel secolo scorso e nel nostro. Non solo. Pirandello è riuscito a comunicare la sua visione della vita, le sue riflessioni filosofiche ed esistenziali anche a persone che non erano filosofe, anche a popoli che non amavano la filosofia. 

Se andiamo a rileggere le motivazioni del Premio Nobel attribuitogli dall’Accademia di Svezia nel 1934 scopriamo che viene riconosciuta allo scrittore la grande capacità di far amare la filosofia ad un popolo come quello svedese che non è per nulla filosofo. Leggiamo le ragioni: «Luigi Pirandello è uno scrittore notevole da molti punti di vista. Ma la cosa più straordinaria, nel suo caso, è che sia riuscito a conquistare per qualche tempo il grande pubblico e a orientare il suo interesse verso un teatro passabilmente pieno di speculazioni filosofiche. A giudicare dal pubblico del nostro paese, è impossibile immaginare una prova di forza più difficile, perché se c’è qualche cosa che questo pubblico detesta con tutto il cuore, sono le idee pure, tutto ciò che potrebbe suscitargli inquietudini, farlo dubitare di sé e dei solidi fondamenti dell’esistenza. Può darsi che il pubblico sia un po’ meno inerte e pusillanime in altri Paesi, ma la tendenza generale dell’epoca non è di lasciarsi sedurre da sottili meditazioni. Essere riusciti a conquistare e a tenere affascinate orecchie renitenti e spesso assai lunghe, ecco una prova indiscutibile di genio».

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