La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
IL SECONDO OTTOCENTO DA RISCOPRIRE- 2- Addio al Mistero e all’uomo metafisico: è il positivismo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per emile zolaLa diffusione del nuovo approccio gnoseologico e culturale positivista avviene negli anni in cui lo scienziato Charles Darwin (1809-1892) pubblica L’origine della specie (1859) e il filosofo Herbert Spencer (1820-1893) contribuisce alla nascita della psicologia moderna con l’Introduzione alla psicologia sperimentale (1865). Il fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) influisce non poco all’avvento della medicina sperimentale, così come il filosofo August Comte (1798-1857) diviene padre della sociologia moderna. Di nuovo, come nell’epoca illuministica, l’uomo si convince di avere rivoluzionato il mondo della cultura. Con una perfetta consonanza rispetto agli illuministi, anche i positivisti aprono la strada di una nuova religione, quella del Progresso e dell’Umanità.

I cardini di questo paradigma culturale si possono così sintetizzare nei seguenti aspetti salienti. In primis, un marcato materialismo, secondo il quale ha valore solo ciò che è concreto, visibile, materiale e può essere colto dai sensi umani. Consegue una visione deterministica dell’uomo e della realtà, secondo la quale ogni effetto può essere fatto risalire ad una causa organica e, viceversa, ad ogni causa organica corrisponde una conseguenza necessaria, dunque ineluttabile. Quindi, una persona, se nasce in un certo ambiente, non ha per sé la possibilità di migliorare. Il positivismo è altresì caratterizzato dallo scientismo consistente in una fiducia illimitata nella scienza, indicata profeticamente come «vera salvezza dell’umanità» e da un ottimismo illimitato derivato dalle infinite possibilità di evoluzione della scienza.

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"Una santa eccezionale per la Chiesa in crisi: il film su Veronica Giuliani" di Benedetta Frigerio PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per veronica giuliani filmE’ una delle più grandi sante che la Chiesa abbia mai ricevuto in dono, eppure è quasi sconosciuta. Politicamente scorretta, non tanto perché ricorda il valore della sofferenza e della penitenza o perché chiama Maria “corredentrice” e nemmeno perché Dio le mostra l’inferno pieno di anime e di  ecclesiastici che tradendo la vera dottrina della Chiesa hanno contribuito alla dannazione di numerose persone; ma perché dimostra la potenza dell’amore incarnato. Santa Veronica Giuliani (1660-1727), nata a Mercatello sul Metauro (PU), definita da papa Pio IX “un gigante della fede”, va infatti controcorrente soprattutto perché testimonia l’abisso infinito dell’amore di Dio per gli uomini. Un amore che sceglie la Croce volontariamente e che pur di salvare i peccatori cerca persone disposte a offrire la vita per loro. Un amore così folle da spingere santa Veronica a desiderare di stare con il suo amato sempre, anche sul Calvario e a costo di sofferenze indicibili, ricevendole senza sosta per tutta la vita insieme al dono delle stigmate. 

Questo e molto altro è raccontato dal film “Il risveglio di un gigante” (distribuito nelle sale su richiesta) sulla vita di una santa che non ha nulla da invidiare a Caterina da Siena, Teresa D’Avila o Giovanna d’Arco e a cui Dio concesse grazie uniche, tanto da far dire a papa Leone XIII che “solo la madre di Dio ne fu più onorata (di grazie, ndr)”. A lei che parlò, toccò e visse tutta la vita faccia a faccia con Gesù e Maria, il Signore infatti rivelò: “Ho aspettato la tua nascita da tutta l'eternità”.

Perché tanta attesa e brama? Basti pensare che fin da neonata la santa rifiutò il latte materno nei giorni di digiuno e penitenza stabiliti dalla Chiesa; addirittura a cinque mesi, nel giorno della festa della Santissima Trinità, si alzò in piedi e, a braccia aperte, andò incontro ad un quadro di casa che rappresentava la Trinità. Già a 7 anni, sofferente per la morte della madre, cominciò a desiderare di patire insieme a Cristo per la salvezza dei peccatori, tanto da inventarsi penitenze incredibili e umanamente insopportabili senza la grazia divina. Questa santa, che poi sarà obbligata dal vescovo a scrivere i dettagli di tutta la sua vita, un’esperienza mistica continua contenuta in un diario di oltre 22 mila pagine (pur incapace di scrivere del tutto correttamente Veronica arrivò a profondità teologico-filosofiche impressionanti), fa comprendere bene che cosa sia l’Eucarestia. Già da bambina la desiderava avvertendo un profumo soave uscire dalla bocca di quanti ricevevano la Comunione. E quando a dieci anni prese in bocca l’Ostia, provò la potenza dell’amore di Cristo che si sprigionava in tutto il suo corpo. 

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Alla scoperta di ELIO FIORE PDF Stampa E-mail

altIl 15 maggio 1965 veniva presentata la prima raccolta di Elio Fiore (1935-2002) presso la Galleria d’arte «La Nuova Pesa» a Roma. Fiore avrebbe compiuto trent’anni due mesi più tardi. Alla presentazione partecipava uno dei più illustri poeti italiani del Novecento, Giuseppe Ungaretti, che per l’occasione scrisse: «Ho conosciuto Fiore molti anni fa. […] Uscivo dalla posta di San Silvestro, e un ragazzo, un ragazzino allora, mi si avvicinò per domandarmi timidamente se ero proprio io. E chi potevo essere? E così da quel giorno prese l’abitudine di venirmi a trovare a casa […]. In tutto quel tempo non seppi mai che scrivesse di poesie. […] Poi m’arrivò il libro che oggi si festeggia. Se poesia è bruciare di passione per la poesia, se è vocazione ansiosa, tormentosa a svelare nella parola l’inesprimibile, nessuno è più poeta di Fiore».

Non poteva essere celebrato in modo migliore il battesimo poetico di Elio Fiore proprio da un poeta che Fiore considerava come un maestro. Lo colpiva del grande poeta quel desiderio sincero di capire le ragioni e di andare nella profondità delle cose, di scoprire la realtà e la verità. Questa era, in definitiva, anche la cifra costitutiva del suo animo. In Ragioni d’una poesia Ungaretti aveva scritto: «Il mistero c’è, è in noi. Basta non dimenticarcene. Il mistero c’è, e col mistero, di pari passo, la misura; ma non la misura del mistero, cosa umanamente insensata; ma di qualche cosa che in un certo senso al mistero si opponga pur essendone la manifestazione più alta: questo mondo terreno considerato come continua invenzione dell’uomo». Avendo colto la stoffa di Fiore, Ungaretti prese a cuore il desiderio del giovane di lavorare in un ambito culturale umanistico, si fece portavoce presso l’Enciclopedia Treccani, ma purtroppo Fiore aveva soltanto un diploma di perito industriale e così alle prime trovò un impiego con la qualifica di disegnatore tecnico all’Olivetti. Solo più tardi, Fiore lavorò come correttore di bozze, collaborò alla redazione di settimanali, ottenne incarichi nelle biblioteche, iniziò a collaborare con giornali come «L’Osservatore Romano» e la «Gazzetta di Parma». Sposatosi nel maggio del 1994 con Maria Beggiato, poté finalmente beneficiare tre anni più tardi di un vitalizio di trenta milioni di lire annue concesso dalla legge Bacchelli. Morì a Roma nella notte tra il 20 e il 21 agosto 2002.

 

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Maturità 2017. Montale, “Se non sei/ è solo la mancanza/ e può affogare” PDF Stampa E-mail

altMaturità 2016. Prosegue il viaggio in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo Svevo e Giuseppe Ungaretti, oggi parliamo di Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano del Novecento, è stato proposto per ben tre volte per l’analisi di testo nella prima prova dell’Esame di Stato. Questi sono i testi con cui gli studenti si sono confrontati: «La casa sul mare» nel 2004, «Ripenso il tuo sorriso» nel 2008, il brano «Ammazzare il tempo» da Auto da fè nel 2012.

 

La vita

Nato a Genova nel 1896, Eugenio Montale si diploma in ragioneria e poi si forma da autodidatta, come tanti grandi poeti del Novecento. Montale confesserà ormai anziano all’amica Annalisa Cima: «Non appartengo ai paradisi artificiali di Palazzeschi, né agli inferni lussuriosi di Ungaretti; sono un uomo che ha vissuto al cinque per cento. Appartengo al limbo dei poeti asessuati e guardo al resto del mondo con paura».

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Maturità 2017. Italo Svevo ovvero la coscienza dell’inettitudine PDF Stampa E-mail

altProsegue il viaggio in preparazione dell’Esame di Stato 2017. Dopo Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, oggi parliamo di Italo Svevo. Un autore un po’ anomalo nel panorama letterario, definito come un vero e proprio «caso letterario» per la fortuna letteraria che lo bacia solo pochi anni prima della morte in seguito alla pubblicazione de La coscienza di Zeno (1923). Eppure,per certi versi, per la sua formazione da autodidatta e lontana dall’iter classico umanistico,per la sua attività lavorativadistante per tanti anni dal mondo delle lettere, Svevo è emblema di molti intellettuali del Novecento. Nel 2009 è stato sottoposto ai maturandi un passo tratto da La coscienza di Zeno. Dopo la riflessione sulla figura di Svevo e sui suoi romanzi, proporremo un brano tratto da Senilità

 
La vita
Il triestino Svevo (1861-1928) non è un letterato di professione, così come molti intellettuali del Novecento, spesso lontani dalla formazione tradizionale umanistica e universitaria e più improntati ad una preparazione tecnica o scientifica. Fortemente condizionato dal suo mestiere, prima di impiegato di banca, poi di direttore di industria (dopo il matrimonio con Livia Veneziani avvenuto nel 1896), Svevo vive in una terra che rappresenta un’eccezionale occasione di cultura, una città mitteleuropea dove può leggere in lingua originale Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Darwin e Einstein, può apprezzare la musica tardo romantico di Brahms e di Mahler. Da autodidatta, si forma sui classici italiani, sulla narrativa francese dell’Ottocento, su Ibsen, Tolstoj e Dostoevskij. Conosce la lingua tedesca meglio dell’italiano (almeno secondo il giudizio del conterraneo U. Saba) e gli verrà talvolta mossa l’accusa di scrivere male.
La figura di Svevo precorre un fenomeno tipico dell’epoca contemporanea in campo editoriale, ovvero la ricerca di successi clamorosi, perché lui stesso rappresenta un «caso letterario», che ottiene la gloria tardivamente, solo pochi anni prima di morire, grazie all’amicizia dello scrittore James Joyce, che apprezzò la novità della sua produzione e la promosse in campo europeo. Siamo nel 1923, quando viene pubblicata La coscienza di Zeno. Allora verranno nuovamente pubblicati anche i primi romanzi, Una vita (edito per la prima volta nel 1892) e Senilità (prima edizione 1898). Nel 1928 Svevo morirà in un incidente automobilistico.
 
 
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GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 5- E lo scrutatore Amerigo scoprì lo sguardo della bellezza PDF Stampa E-mail

altNella genesi del romanzo La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino appaiono chiari gli spunti autobiografici dell’opera, così come è encomiabile la libertà con cui l’autore si confronta con la realtà in cui si imbatte, scevro di pregiudizi ideologici o, sarebbe più corretto dire, liberandosi gradualmente di essi. La stessa libertà è richiesta al lettore che si accinga alla scoperta che ha fatto lo scrittore. Rare volte come in quest’opera l’avventura della lettura si traduce nella scoperta dell’incommensurabilità del reale e dell’umano. 

Nel romanzo lo scrittore si cela sotto le vesti del protagonista Amerigo Ormea, intellettuale, pessimista e un poco cinico che si sente adulto, come chi sa e conosce già e non ha, quindi, tempo per lasciarsi sorprendere: «Nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire».  Iscritto al Partito comunista, considerato «elemento preparato e di buon senso», ora viene fatto scrutatore proprio in un seggio di un grande istituto religioso, il Cottolengo, chiamato anche la piccola casa della Divina Misericordia, un enorme ospizio, una città nella città, fondata tra il 1832 e il 1842 da un prete per accogliere i minorati e i deformi, quelle creature nascoste «che non si permette a nessuno di vedere». 

Amerigo si reca al Cottolengo quasi investito di un compito «nella parte di un ultimo anonimo erede del razionalismo settecentesco», quello di verificare le truffe, scoprire i brogli e le prevaricazioni che avvengono in quell’istituzione a vantaggio del Partito democristiano. Ebbene, al seggio Amerigo si sorprende nel vedere insieme i credenti dell’ordine divino e i compagni suoi «ben coscienti dell’inganno borghese di tutta la baracca». In quel seggio elettorale lo scrutatore vede sfilare un’Italia nascosta, il segreto di tante famiglie. Quei corpi deformi sono «il rischio d’uno sbaglio che la materia di cui è fatta la specie umana corre ogni volta che si riproduce». 

Così, di fronte a quei poveretti, Amerigo si sorprende antidemocratico. La sua certezza di essere cresciuto con valori incrollabili comincia a vacillare: come può il suo voto di uomo intelligente e cosciente valere come quello di persone lontane dal mondo, dalla democrazia, dal sistema? Il credo illuministico ha posto l’uomo come protagonista unico ed esclusivo della storia, chiamato a sostituire Dio, quel Dio che è fatto soltanto per gli indifesi, per i deboli, per i poveri, per chi non può che appellarsi a Lui. Nel Cottolengo è, invece, evidente come l’idea di perfezione dell’uomo sia ben lungi dal possedere un benché minimo attestato di attendibilità, perché la carne di Adamo appare «misera e infetta». 

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IL PURGATORIO: RITORNO AL PARADISO PERDUTO PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perdutoDavvero il Purgatorio è un’invenzione medievale, come sosteneva Le Goff? Quali testi letterari prima di Dante descrissero il viaggio nel Purgatorio? Il secondo volume della trilogia di Giovanni Fighera dedicata alla Commedia dantesca risponde a queste e ad altre do­man­de per inoltrarsi poi in questa cantica bellissima, pur­troppo non sempre apprezzata quanto l’Inferno. Ri­tornano la luce, il cielo stellato, la notte a testimoniare che l’ansia di redenzione che si è manifestata nelle anime purganti anche solo per un istante in terra trova risposta nell’infinita misericordia divina. Dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità. Dante viator incontra i grandi amici già defunti, i poeti che gli sono stati maestri nell’arte della scrittura, attraversa le sette balze dei vizi capitali dovendo, infine, dire addio al maestro Virgilio e ritrovare Beatrice nel Paradiso terrestre. Nell’Eden perduto, però, le sorprese non sono finite. Il viaggio di Dante è la nostra stessa avventura della lotta quotidiana nel cammino verso la piena felicità.

 

 
Maturità 2017. GABRIELE D'ANNUNZIO. Specchio fastidioso del suo tempo PDF Stampa E-mail

altDopo aver presentato la figura e le opere di Giovanni Pascoli, oggi parliamo di Gabriele D’Annunzio. In coda alla presentazione trovate un testo con alcune domande per prepararvi al meglio sull’analisi del testo.

 

Si sono celebrati nel 2013  i centocinquanta anni dalla nascita di Gabriele d’Annunzio (1863-1938), un autore che è emblema del suo tempo e della Belle Époque e, nel contempo, corifeo di quell’esasperata ricerca edonistica che è propria dell’uomo contemporaneo. Forse per questo oggi non piace, perché è uno specchio in cui l’uomo di oggi rischia di riconoscersi. Forse per lo stesso motivo oggi è trascurato nelle scuole. Non è mai stato proposto un suo testo per la tipologia A dell’Esame di Stato. Ungaretti, Montale, Saba sono stati proposti per l’analisi di testo due, perfino tre volte in quindici anni, Primo Levi, Quasimodo, Pavese e altri una volta, d’Annunzio mai. Perché Saba sì, d’Annunzio no? Non certo ragioni artistiche possono motivare questa illustre esclusione, casomai motivazioni moralistiche o ideologiche. Per caso, il peso di Saba nella nostra storia letteraria e della cultura può essere paragonato a quello di d’Annunzio?

 

La vita
Il 12 marzo del 1863, centocinquanta anni fa, nasceva Gabriele Rapagnetta, che si sarebbe fatto chiamare più tardi D’Annunzio o, con scrittura aristocratica, d’Annunzio. È uno degli autori più importanti della Belle Époque, che ha segnato e rappresentato un’epoca, piaccia o non piaccia, divenendo il modello di tutta quella borghesia che non voleva sentirsi borghese, ma desiderava assumere modi aristocratici. Ebbene, proprio quel d’Annunzio che aspirava a distinguersi in modo elitario sarebbe diventato l’emblema dell’omologazione borghese.

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GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 4- Calvino, quando nella vita accade l'imprevisto PDF Stampa E-mail

altPotrà sorprendere molti il fatto che affronteremo oggi un’opera di Calvino tra i grandi  capolavori cristiani. Nessuno considera Calvino come autore cristiano, lui che è stato intellettuale engagé, iscritto al Partito comunista. Questo dimostra, però, che la grande letteratura rifugge da schemi e facili classificazioni e rivela sempre lo spirito di un autore aperto e spalancato sulla realtà. Questo dimostra altresì che, purtroppo, il canone letterario del Novecento ha spesso selezionato autori e opere secondo un certo tipo di interpretazione ideologica, tralasciando altri testi che fuoriescono dagli schemi.

Italo Calvino (1923-1985) è senz’altro uno degli scrittori italiani del Novecento più letti nelle scuole e più venduti nelle librerie. Però, nel ciclo della primaria di lui si propongono spesso le novelle (chi non ricorda la raccolta Marcovaldo) mentre alle superiori si sottopongono all’attenzione dei ragazzi la trilogia degli antenati (Il cavaliere inesistente, Il visconte dimezzato o Il barone rampante) e i romanzi dedicati alla Seconda guerra mondiale e alla lotta partigiana (Il sentiero dei nidi di ragno e Ultimo viene il corvo). Non accade mai, o assai di rado, che di lui si proponga la lettura de La giornata di uno scrutatore.

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Radio Maria. TRASMISSIONE "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail
Radio Maria meeting 2016  
Puntata 1  
Puntata 2   
Puntata 3   
Puntata 4  
Puntata 5  
Puntata 6  
   
   
   
   
   
   
   
   
 
IL SECONDO OTTOCENTO DA RISCOPRIRE- 1- Il secolo del Romanticismo e del positivismo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per ottocento arte e letteraturaNon c’è dubbio che i secoli d’oro della letteratura italiana siano il Trecento e il Cinquecento: il primo dominato in maniera incontrastata dalle tre Corone fiorentine, ammirate ed imitate in tutta Europa, punto di riferimento fisso per secoli per la letteratura successiva; il secondo connotato da quattro giganti del pensiero e della scrittura, Machiavelli, Guicciardini, Ariosto e Tasso.

Seguono al Cinquecento due secoli che non brillano certo in Italia per la qualità della poesia, Seicento e Settecento, per lo più contrapposti tra loro. Finalmente, con il Romanticismo ritorna in auge la poesia. Nell’arco di pochi decenni, dalla prima edizione autorizzata dell’Ortis (1802) al «Tramonto della luna» (1836), tre pilastri della nostra letteratura pubblicano grandi capolavori: solo per addurre esemplificazioni, Foscolo scrive I sepolcri, le Poesie, l’Ortis, Le grazie; Leopardi I canti,  le Operette morali, lo Zibaldone; Manzoni I promessi sposi e l’Adelchi.

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"San Giuseppe a Brescia, la chiesa degli artigiani" di Margherita Del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per san giuseppe bresciaNel cuore di Brescia, in quella che un tempo era chiamata la contrada dei Fabii, nel primo decennio del Cinquecento arrivò una comunità di osservanti minori francescani il cui primitivo convento in città era stato distrutto in seguito ad un intervento urbanistico predisposto, per motivi di sicurezza, dalla Repubblica Veneta. La zona era nota per lo storico postribolo pubblico e per la concentrazione di attività illecite: la presenza dei religiosi avrebbe contribuito a bonificare il quartiere e a normalizzare la vita sociale. Fu così che nel 1519 fu benedetta la prima pietra del convento che, oltre alla chiesa, comprendeva due chiostri minori, sul lato ovest, e uno più grande, a nord del presbiterio, oggi sede del Museo Diocesano.  Essendo l’area a vocazione prevalentemente artigianale, la chiesa fu intitolata all’artigiano per antonomasia, il falegname Giuseppe.

La sobria facciata, stretta nel vicolo medievale, è sormontata da tre pinnacoli a lanterna in cotto, di gusto gotico lombardo. Il timpano è sorretto da due imponenti colonne che incorniciano il portale centrale recante la scritta ” Haec est domus Dei et porta coeli”. L’interno è un ampio spazio ad impianto longitudinale, suddiviso in tre navate e senza transetto. Le dimensioni dell’aula, decisamente alta e centralmente rivestita da volta a botte decorata con un rinascimentale motivo geometrico ininterrotto, sono giustificate dalla funzione principale che i frati erano chiamati a svolgere: la predicazione ai ceti  medi che popolavano la zona. La copertura delle navate laterali è invece affidata a gotiche volte a crociera, con costoloni di diversi colori. Su di esse si affacciano dieci cappelle per lato, chiuse da cancellate, dedicate, ciascuna, ai santi protettori dei mestieri che si svolgevano nel tessuto viario circostante. Ecco perché quella di San Giuseppe è anche nota come la chiesa degli artigiani.

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23 marzo su RADIO MARIA "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per farinata degli uberti

SU RADIO MARIA

IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE

giovedì 23 marzo ore 10:30

VII PUNTATA

PERICOLO DI MORTE DINANZI ALLA PALUDE STIGIA.

FARINATA DEGLI UBERTI E CAVALCANTE DE'CAVALCANTI

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Lunedì 20 marzo a ORZINUOVI il PURGATORIO. TERZA SERATA PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perduto

TERZA SERATA

A Orzinuovi via Milano 75

lunedì 20 marzo - ore 20.30

I GRANDI POETI

Canti XXI-XXIV-XXVI

 

IL SENSO DEL VIAGGIO

Il Purgatorio è senz’altro la cantica più terrena, perché rispecchia la condizione dell’uomo che è in cammino verso la propria vera patria. È la condizione del pellegrino, di cui si è dimenticato l’uomo contemporaneo, che vive la dimensione terrena come l’unica possibile, e che invece l’uomo medievale viveva con maggiore coscienza. Nel Purgatorio dantesco dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità. È anche la cantica della misericordia di Dio, il regno della purificazione dal peccato e, quindi, il luogo dove l’anima conquista la libertà piena. Nelle quattro serate, in cammino con Dante, immersi in versi pieni di saggezza, vogliamo vivere l’avventura della lotta quotidiana dell’uomo contro il proprio male.

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ALETEIA. Così Dante prendeva in giro i Papi avidi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera tre giorni all'infernoEcco perché papa Niccolò III, Bonifacio VIII e Clemente V sono finiti nell'Inferno tra i Simoniaci

Dante e i Papi avidi. Ne parla Giovanni Fighera in “Tre giorni all’inferno” (Edizioni Ares). Accade nel cerchio ottavo di Malebolge, raffigurato in chiave comica. Qui risiedono i simoniaci.

Dante era stato accusato di baratteria quando era ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII e per questa falsa accusa sarebbe rimasto in esilio fino alla morte.

Proprio il papa del Giubileo verrà collocato ante litteram tra i simoniaci nel canto XIX. Il papa non è ancora morto al momento dell’ambientazione della Commedia (marzo o aprile del 1300). Il poeta utilizza allora un escamotage per poterlo condannare: fa sì che un altro dannato profetizzi l’arrivo del papa, una volta morto. E questo dannato è un altro pontefice!

CHI SONO I SIMONIACI

I simoniaci sono coloro che hanno approfittato della loro posizione e delle cariche ricoperte per arricchirsi. Raccapricciante è lo scenario che appare a Dante dall’alto del ponte che sovrasta la bolgia. Le anime sono collocate a testa in giù, soltanto le estremità delle gambe fuoriescono dai fori. Le piante dei piedi sono infuocate come quando il fuoco si propaga da una superficie oleosa.

L’INCONTRO CON NICCOLO III

In questa scena avviene il ribaltamento parodistico della realtà. Dante appare davanti a un papa, Niccolò III.

Nella scenetta teatrale il papa è divenuto l’assassino che deve confessare il nome del mandante se vuole evitare la pena della propagginazione cui è condannato. Non sapendo chi sia l’anima di colui che lo invita a parlare, Niccolò III (sul soglio pontificio dal 1277 al 1280) crede che sia già giunto il dannato che è destinato a sospingerlo giù nel foro e a rimanere con le gambe in fuori. E in quel momento che punta l’indice contro Bonifacio VIII.

Così esclama:

[…] Se’ tu già costì ritto,

se’ tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se’ tu sì tosto di quell’ aver sazio

per lo qual non temesti

tòrre a ’nganno la bella donna,

e poi di farne strazio?

LA PREDIZIONE DEL FUTURO

Il genio di Dante colloca così tra i simoniaci Bonifacio VIII che sarebbe morto solo nel 1303 e che, all’epoca dell’ambientazione del viaggio, non poteva già trovarsi all’Inferno. Sappiamo che i dannati della Commedia dantesca hanno la facoltà di conoscere il futuro (non quello imminente). Per questo Niccolò III sa dallo scritto del futuro che Bonifacio VIII giungerà all’Inferno nel 1303.

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