La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
SU RADIO MARIA "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" 26 gennaio PDF Stampa E-mail

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SU RADIO MARIA

IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE

giovedì 26 gennaio ore 10:30

 

V PUNTATA

L'EPISODIO DI PAOLO E FRANCESCA

Ci si può educare ad amare?

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Pensieri e parole di Santa Teresa di Calcutta PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per madre teresa di calcuttaSULLE OPERE

«Non conta quanti malati guarisci» diceva Madre Teresa di Calcutta «ma la testimonianza che dai: vedono che c’è qualcuno che si prende cura di loro ed è questo che conta». Abbiamo tutti bisogno di testimoni e di testimonianze per sostenere la nostra speranza. E Madre Teresa è stata una testimone straordinaria che il Signore ha donato al nostro tempo, un gigante nella fede e nelle opere, lei che pure era cosciente che tutto «quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse all’oceano mancherebbe».

SULLA VOCAZIONE

Madre Teresa era giovanissima quando sentì la chiamata. Intervistata al riguardo, rispose: «Avevo dodici anni, quando nella cerchia familiare per la prima volta desiderai di appartenere completamente a Dio. Ci pensai pregando per sei anni. […] Mi aiutò molto la Madonna […] di Montenegro». Per capire meglio si confrontò con padre Franjo. Alla domanda su come si manifestasse la vocazione personale, questi le rispose: «Lo saprai dalla tua felicità interiore. […] La profonda letizia del cuore è la bussola che indica il sentiero da seguire. Dobbiamo farlo, anche quando la strada non è chiara e il cammino disseminato di difficoltà». Non si può mentire a se stessi, al proprio cuore. Non si può mentire sulla propria felicità.

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 4. Il fu Mattia Pascal, cioè il dramma dell'uomo in attesa PDF Stampa E-mail

altAutore molto prolifico, Pirandello ci ha lasciato una sterminata produzione, dai sette romanzi alle novelle (duecentoquarantuno pubblicate in quindici tomi in vita e altre quindici edite postume), dalle poesie della giovinezza al teatro (ben 43 opere confluite nella raccolta Maschere nude). Vastissimo è anche il materiale in cui lo scrittore approfondisce il suo pensiero sulla poetica, sul teatro, sulla vita, costituito da saggi, da articoli di giornale o da trascrizioni dei suoi interventi pubblici. Dopo aver toccato le riflessioni di Pirandello in L’umorismo e Arte e scienza, ci dedicheremo nelle prossime settimane alla presentazione dei romanzi: L'esclusa, Il turno, Il fu Mattia Pascal, Suo marito, I vecchi e i giovani, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Uno, nessuno e centomila.

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L'AVVENTURA DEL VIAGGIO 6 - La politica non può salvare l'uomo PDF Stampa E-mail
altDopo la questione dell’educazione affettiva Dante affronta subito anche quella dell’impegno politico. Potremmo anche dire che il poeta ha fin da subito sottolineato gli ambiti e i problemi fondamentali dell’umana esistenza: la «decisione per l’esistenza» (primi tre canti), la vocazione/affettività (canto V), il vivere associato (canto VI).

Nel canto VI dell’Inferno viene descritto il III cerchio, «de la piova/ etterna, maladetta, fredda e greve». A custodia delle anime si trova Cerbero, che nel Medioevo rappresenta sia l’ingordigia che le discordie civili. «Fiera crudele e diversa», provvista di tre teste, dagli occhi vermigli, dalla barba unta e atra, il mostro, mutuato dall’Eneide virgiliana, «graffia li spirti ed iscoia ed isquatra». Sono le anime dei golosi. Dante incontra qui Ciacco, soprannome che significa «porco» a designare il peccato per cui è condannato all’Inferno. Questi si presenta dichiarandosi appartenente alla città di Firenze, «ch'è piena/ d'invidia sì che già trabocca il sacco […]». Il poeta fiorentino non rivela particolare affetto per il conterraneo. Anzi, quanto è il trasporto affettivo nei confronti di Paolo e Francesca, emerso nel canto precedente, altrettanto è il distacco che trapela per Ciacco. Solo apparente è, infatti, il dolore che prova per il goloso («il tuo affanno/
mi pesa sì, ch'a lagrimar mi 'nvita»), perché subito lo incalza con tre domande: a che punto arriveranno i fiorentini con le loro discordie, c’è qualche giusto, quali sono le ragioni che hanno disseminato l’odio nella città? Ciacco risponde con precisione e grande sintesi. Il futuro di Firenze vedrà prima la supremazia dei Guelfi bianchi, poi prenderanno il potere i neri grazie all’appoggio del Papa Bonifacio VIII. «Giusti son due, e non vi sono intesi;/ superbia, invidia e avarizia sono/ le tre faville c'hanno i cuori accesi». I tre gravi peccati che non permettono agli uomini di vivere in pace, nel rispetto reciproco e nella prospettiva di realizzare il bene comune, sono l’«amor excellentiae» (come san Tommaso definisce il desiderio di primeggiare non riconoscendo il valore altrui), l’invidia ovvero il «guardare male, con ostilità qualcuno» e la brama di denaro.

 

 
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IL TIMONE-OSPITI IN CASA MANZONI PDF Stampa E-mail

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I LUOGHI DELLA VITA

Il restauro della casa di Manzoni a Milano in via Morone 1 è finalmente terminato. Sede del Centro Nazionale Studi Manzoniani e divenuta Museo nel 1965, l’abitazione ha riaperto i battenti il 6 ottobre. Se l’edificio è stato ristrutturato sulla base di un progetto elaborato dallo Studio De Lucchi, il Museo è stato allestito in forma nuova grazie al contributo del Consiglio Direttivo e del Comitato Consultivo di Casa Manzoni e sotto la supervisione del professor Fernando Mazzocca, professore straordinario di Storia dell'Arte all'università Statale di Milano, tra i massimi esperti in Italia di arte del Sette e Ottocento.

           La famiglia Manzoni non è originaria di Milano. Proveniente dalla Val Taleggio, si sposta in Valsassina nel sedicesimo secolo, dove è padrona di vasti possedimenti tra Barzio, Pasturo e Acquate. Pietro Manzoni, padre putativo di Alessandro, morendo nel 1807, lascia al figlio i suoi averi. Nel 1819 lo scrittore lombardo, che ormai si è trasferito a Milano nella casa di via Morone, vende le proprietà del lecchese, ma conserverà sempre nel cuore l’amore per quelle terre, come emerge dalla lettura de I promessi sposi.

Il piccolo Manzoni viene cresciuto per qualche anno da una balia, Caterina Panzeri, che abita alla cascina Costa di Galbiate; Alessandro vi ritornerà talvolta nelle vacanze durante gli anni del collegio.

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Radio Maria. TRASMISSIONE "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail
Radio Maria meeting 2016  
Puntata 1  
Puntata 2   
Puntata 3   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 
L'AVVENTURA DEL VIAGGIO 5 - Ci si può educare ad amare? PDF Stampa E-mail
altNell’immortale canto V dell’Inferno viene descritto il secondo cerchio che comprende le anime dei lussuriosi, definiti come coloro che la «ragione sottomettono al talento». Sentimento e attrazione («talento») per l’altro sono importanti, ma non possono sopraffare la ragione, ovvero l’apertura alla realtà secondo la totalità dei fattori in gioco. Voler bene all’altro significa voler il bene dell’altro, la sua realizzazione e il suo compimento. Come può essere considerato un amore vero un rapporto che non realizza e non compie, che non guarda al destino e alla strada del compagno? Trascinati da una bufera che mai non ha sosta, a somiglianza del vento delle passioni che non seppero controllare in vita, i lussuriosi sono più volte paragonati ad uccelli che volano in un’aria cupa e di colore «perso» (cioè scuro). Dapprima l’intero gruppo di anime è paragonato agli stornelli che sono trascinati «a schiera larga e piena […] di qua, di là, di giù, di sù». Poi, in mezzo a loro Dante vede una lunga teoria di anime simili a «gru», che sono i lussuriosi che hanno concluso la loro vita con una morte violenta.

Tra questi vi sono Semiramide, Elena, Didone, Cleopatra, Achille, Paride, Tristano. Che siano personaggi storici e leggendari, sono tutti accomunati dal fatto di essere stati immortalati dalla grande letteratura. Qui, è proprio lei, la grande letteratura, ad essere messa sul banco degli imputati. Forse, proprio quella letteratura che ha posto come tema primario l’amore in realtà ha ingannato il suo pubblico, perché spesso non ha creduto nell’amore vero, che dura nel tempo, ma ha confidato nel fascino dell’amore impossibile o della storia breve e tragica. Questa letteratura  ha fin troppo inciso sulla mentalità comune con la sua teorizzazione dell’amore impossibile finendo, spesso, per complottare contro l’istituto familiare. Il rapporto amoroso che porta alla prole, vissuto nella quotidianità, nel dolore, nella sofferenza, sembra stancare per la sua monotonia  e ripetitività.

 

 
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MIGUEL MANARA. Dall'abisso alla GIUSTIZIA che non è di questo mondo PDF Stampa E-mail

altNel Novecento Oscar Vladislav de L. Milosz, autore lituano (1877-1939), ci presenta un Don Giovanni diverso da quello della tradizione. La storia da lui raccontataci parte, infatti, laddove autori come Tirso da Molina, Moliere, Lorenzo da Ponte, Hoffmann l’avevano lasciata. Divisa in quadri, che hanno la funzione di atti, come a voler riprendere le sacre rappresentazioni medioevali, l’opera teatrale Miguel Mañara presenta i momenti salienti della  vita del protagonista, realmente vissuto nella Siviglia  del Seicento.

Nel primo quadro Miguel Mañara appare lacerato, quasi sfinito dal desiderio di felicità infinito che lo contraddistingue. Di fronte agli amici che lo invidiano o ammirano per il successo con le donne egli manifesta tutta la sua insoddisfazione e la sua tristezza: il passaggio da una donna all’altra è, infatti, da intendersi come la ricerca di una felicità infinita, dell’amore assoluto. Il protagonista, nella sua licenziosità scevra di ogni morale e di ogni senso di responsabilità, riacquista, così, una sua fisionomia umana, perché si riappropria di un cuore che gli altri Don Giovanni sembravano aver perso. Anche nell’intorpidimento dei sensi e nel calcolo egoistico egli è pur mosso da quel desiderio di infinito che è legge dell’animo umano. Immorale, libertino, sfrontato, Miguel Mañara ha attraversato l’universo dei piaceri e ne è ben cosciente: «Ho trascinato l’Amore nel piacere, e nel fango, e nella morte; fui traditore, bestemmiatore, carnefice; ho compiuto tutto quello che può fare un povero diavolo d’uomo, e vedete».

 

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 3. Da cosa nasce l’arte? Dall’osservazione della realtà PDF Stampa E-mail

altNel 1908, oltre al saggio L’umorismo, Pirandello scrive anche Arte e scienza. Ivi, se da un lato lo scrittore contesta quegli atteggiamenti che tendono a ridurre l’arte a disciplina dipendente e subordinata a fattori esterni, dall’altra si oppone a quelle considerazioni riduttive secondo le quali essa «si è ristretta specialmente per opera di Benedetto Croce a un’unica questione, a un’unica veduta, la quale, non riuscendo ad abbracciare tutto il complesso fenomeno artistico, [...] incespica in continue contraddizioni». L’unica questione cui allude Pirandello è l’intuizione.

Il filosofo italiano Benedetto Croce (1866-1952) identifica, infatti, la vera arte solo con l’intuizione pura. Ritiene che l’arte sia su un primo gradino, quello dell’intuizione, la scienza su un secondo gradino, quello del concetto. Scrive Pirandello: «Il Croce […] pone due forme o attività dello spirito, una teoretica, distinta in intuitiva e in intellettiva, e una pratica.

 

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L'AVVENTURA DEL VIAGGIO 4. La geniale pedagogia di Dante PDF Stampa E-mail

altAbbiamo lasciato Dante nella selva oscura mentre, sprofondando sempre più in basso, chiede aiuto a Virgilio: «Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;/ aiutami da lei, famoso saggio,/ ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi». La lupa, ovvero la cupidigia, il desiderio di essere sempre più potenti, più prestigiosi, più ricchi, non permette ad alcuno di intraprendere la via del bene  e della felicità, «ché […] non lascia altrui passar per la sua via,/ ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide». Questa bestia opererà sulla Terra, finché non giungerà il veltro che la ricaccerà all’Inferno, là da dove proviene. Ecco la prima profezia dantesca, quella del veltro, un personaggio storico che nascerà «tra feltro e feltro» (in povertà o tra Feltre  e Montefeltro?) oppure lo stesso Cristo che ritornerà nella gloria (parusia). Non intendiamo qui soffermarci su questa profezia che verrà ripresa alla fine del canto XXXIII del Purgatorio (come dimostra Barbara Reynolds nel suo Dante), su cui, quindi, ritorneremo. Certo è che, dopo le parole di Virgilio, vinta ogni paura, Dante viator appare propenso a partire tanto da esclamare: «Poeta, io ti richeggio/ per quello Dio che tu non conoscesti,/ acciò ch’io fugga questo male e peggio,/ che tu mi meni là dov’or dicesti,/ sì ch’io veggia la porta di san Pietro/ e color cui tu fai cotanto mesti». Allora il maestro Virgilio si muove e il discepolo lo segue.

Può bastare un discorso per convincere un uomo, per sfrondare tutte le paure, per suscitare un impavido desiderio di giungere quanto prima alla meta? Forse, tutti noi capiamo che le parole sono insufficienti, di fronte alle difficoltà della vita, ma, poi, spesso ci accontentiamo di fare prediche, di tenere discorsi e ci stupiamo se l’interlocutore non apprende subito la lezione e non si muove.

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 16- L'individualismo si presenta: coltiva il tuo orto PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per voltaire candidoUmanisti e artisti, principi e cortigiani, filosofi e condottieri di ventura sono in un certo senso i modelli di uomini ideali del Rinascimento. A loro saranno dedicati tanti trattati e tante biografie, che sostituiscono le agiografie medioevali.

A corte vivono spesso gli artisti dell’epoca che trovano nel signore la figura del mecenate che dà loro ospitalità e che commissiona le opere. A corte vivono i cortigiani, istruiti e à la page, capaci di dare accoglienza e di parlare, a conoscenza di tutte le norme del galateo, dotati di misura, di grazia e di moderazione. Interessante è notare che proprio nel Cinquecento vengono scritti trattati come il Galateo di Giovanni della Casa (1503-1556) e il Cortegiano di Baldassarre Castiglione (1478-1529) che esaltano le buone maniere, la facondia e l’eleganza nel portamento. Nel governo della città collaborano spesso in maniera attiva gli umanisti, dotati di cultura e di perizia retorica. Si pensi, a titolo di esempio, alle figure di Leonardo Bruni, di Coluccio Salutati e di Poggio Bracciolini che saranno attivi nella politica fiorentina.

Nel Principe (1513) Machiavelli anticipa la separazione degli ambiti, tra la politica e la morale, tra gli ambiti specialistici e quelli che afferiscono alla sfera della dimensione esistenziale e religiosa. Il criterio di valutazione all’interno dell’ambito politico appare il mantenimento e il rafforzamento dello Stato. In quella prospettiva tutto è concesso. Machiavelli dedica il trattato a Lorenzo de Medici, nipote del grande Lorenzo il Magnifico e nuovo signore di Firenze. Il  principe della corte o signore della città è una delle figure ideali dell’epoca. Gli specula principis avevano fino ad allora rappresentato la figura perfetta e ideale del principe. Il politico fiorentino per la prima volta istruisce il signore con consigli che potrebbero gettare discredito su di lui, perché si ispirano alla verità effettuale e al criterio della ragione di Stato.

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 2 - Il comico, l'umorismo e lo sguardo pietoso sulla realtà PDF Stampa E-mail

altChe sguardo ha Pirandello sull’uomo? Con che occhi guarda la realtà e i suoi simili? Nel 1908 Pirandello approfondisce la questione della situazione esistenziale dell’uomo in un saggio che, oltre che testo di poetica e manifesto letterario dell’autore, è un sapiente libro esistenziale. Stiamo parlando de L’umorismo. La condizione umana, a detta dello scrittore, è sempre fuori chiave, come se l’uomo non fosse mai al suo posto e, impaurito dalla paura del vuoto e della vertigine conseguente, ricercasse una forma, lui che è sempre privo di forma. L’uomo, infatti, si muove da un pensiero all’altro, da un ideale all’altro, incapace di mantenere fede ad un proposito, pensato, ma subito dopo rinnegato e tradito. L’uomo è un puro fluire di forme e di pensieri.

 

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L'AVVENTURA DEL VIAGGIO 3 - La selva oscura e il bene che Dante vi ha trovato PDF Stampa E-mail
altIncomincia finalmente l’avventura del viaggio di Dante. Siamo a Gerusalemme, considerata all’epoca al centro dell’ecumene, tra le colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra) e il Gange. L’alba del 25 marzo o del 7 aprile è il momento in cui inizia la storia di Dante nella selva oscura: il 25 marzo è il venerdì santo per eccellenza (quello in cui la morte di Cristo coincide con l’incarnazione), l’8 aprile è, invece, la data del venerdì santo nel 1300. Il viaggio si dispiega per un’intera settimana tra i tre regni.

Nel 1300, anno del Giubileo, all’età di trentacinque anni, Dante si trova a metà della sua vita («in dimidio dierum meorum» si legge nel Libro di Isaia). Ha raggiunto tutti gli obbiettivi, si è sposato, ha avuto dei figli, ha già ottenuto una prima fama letteraria, sta facendo carriera politica tanto che otterrà in pochi mesi il priorato di giustizia. Eppure, tutte queste gratificazioni non gli bastano, non lo rendono felice. Senza sapere neppure in che modo il Fiorentino entra in una crisi profonda. Scrive al riguardo: «Io non so ben ridir com' i' v'intrai,/ tant'era pien di sonno a quel punto/ che la verace via abbandonai». Ma proprio in quella selva «selvaggia e aspra e forte» Dante troverà il bene. In maniera geniale («per trattar del ben ch’io vi trovai») lo scrittore riflette sul fatto che anche la circostanza più negativa, anche il peccato più bieco dell’uomo sono l’occasione per incontrare la risposta, per scoprire il senso, per essere salvati. Se una persona va in profondità delle circostanze incontra quell’«amor che move il sole e l’altre stelle». La condizione di perdita di senso, di crisi in cui vive Dante è così amara che è molto simile alla morte.

Tutti noi nella vita, come Dante all’inizio della cantica dell’Inferno, abbiamo pensato di poter fare a meno di un maestro, vorremmo contare solo sulle nostre forze e sulle nostre energie e salire da soli quel «colle luminoso» che vediamo davanti a noi, che rappresenta la via buona, la verità. Ciascuno di noi ha una ragione che gli permette di distinguere il bene dal male («lume a bene e a male» dirà Dante nel canto XVI del Purgatorio) e, nel contempo, ha quel peccato originale che lo porta a voler essere autonomo. Dante inizia, così, a salire da solo. Guardate il suo realismo nel descrivere quest’azione: «'l piè fermo sempre era 'l più basso».

 

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"Ravenna, una chiesa per il rango di capitale" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per cattedrale di ravenna«O Sant'Apollinare, sacerdote e martire di Cristo, prega per la tua gente che ti sei acquistato dal paganesimo. Noi siamo tuo popolo e pecore del tuo gregge. Intercedi per noi presso il figlio di Dio». Al protovescovo e patrono di Ravenna, e di tutta la Romagna, è rivolta l’invocazione che corre sul cornicione dell’aula del Duomo della città romagnola. La sua storia ha origini davvero antiche e risale all’epoca in cui il vescovo Orso spostò qui da Classe la sede vescovile, essendo divenuta Ravenna capitale dell’impero romano d’Occidente.

Era il 402: nel 407 venne consacrata la nuova cattedrale che dal nome del suo fondatore fu da allora chiamata basilica Ursiana e intitolata alla Resurrezione di Cristo. Di quel primitivo edificio, interessato nel corso del XII secolo da un importante intervento di decorazione musiva di cui restano solo alcuni notevoli lacerti nel Museo arcivescovile, nel 1727 fu decisa la demolizione, causa le fatiscenti condizioni in cui il monumento versava. Al suo posto venne costruito l’attuale Duomo dall’architetto riminese Giovan Francesco Buonamici che optò, seguendo il gusto dell’epoca, per uno stile barocco. Il cantiere si chiuse nel 1745 con l’erezione del portico addossato alla facciata: delle arcate con cui si apre su ogni lato, quello centrale, a serliana, poggia su due colonne tuscaniche di granito rosa provenienti dalla primitiva basilica.  Risale al X secolo la torre campanaria, leggermente arretrata rispetto al lato sinistro del prospetto principale: il suo fusto cilindrico è movimentato dall’apertura di monofore, bifore e trifore, distribuite sui quattro livelli.

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Video di presentazione de IL FU MATTIA PASCAL PDF Stampa E-mail

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VIDEO SU IL FU MATTIA PASCAL

tratto dal ciclo di incontri tenutisi a Concorezzo su

IL GENIO DI PIRANDELLO

https://www.youtube.com/watch?v=Zjcnhu2DJfc

 

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