La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
VIDEO DEL PURGATORIO DI DANTE. NONA PUNTATA PDF Stampa E-mail

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VIDEO DI

"IL PURGATORIO DI DANTE" DI GIOVANNI FIGHERA.

NONA PUNTATA.

CANTO XXXIII

IL PARADISO TERRESTRE.

LA CONCLUSIONE DEL PURGATORIO E IL COMPITO DI DANTE

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https://www.youtube.com/watch?v=nULFt-7LC44

 

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VIDEO DEL PURGATORIO DI DANTE. OTTAVA PUNTATA PDF Stampa E-mail

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"IL PURGATORIO DI DANTE" DI GIOVANNI FIGHERA.

OTTAVA PUNTATA.

CANTO XXX-XXXIII

IL PARADISO TERRESTRE.

L'ADDIO DI VIRGILIO E L'INCONTRO CON BEATRICE.

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https://www.youtube.com/watch?v=2hkqi7Gwy3A

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I PROMESSI SPOSI 14. La conversione dell'Innominato spiega quella di Manzoni PDF Stampa E-mail

alt"Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia". E così, per questa frase di Lucia, il terribile Innominato si convertì. Personaggio realmente esistito, antenato del Manzoni, serve per spiegare la conversione dello scrittore.

Non è un ragionamento, ma un incontro che decide dell’esistenza: non un discorso o una morale, ma un affetto e un abbraccio! Manzoni nei Promessi sposi ci descrive la conversione dell’Innominato, a metà del romanzo, in posizione centrale, a testimonianza dell’importanza dell’episodio. Fallito il matrimonio a sorpresa, come abbiamo visto, Lucia e Renzo fuggono da Pescarenico: Lucia trova rifugio in un convento di Monza nella convinzione di trovare quella protezione di cui altrove non potrebbe godere; Renzo si trasferisce a Milano dove ingenuamente si trova coinvolto nei tumulti popolari scaturiti dalla carestia. Don Rodrigo medita il rapimento di Lucia, ma, una volta scoperto il suo nascondiglio presso la Monaca di Monza, comprende che l’unica possibilità per riuscire nell’impresa è ricorrere al sostegno dell’Innominato.

Questi è un personaggio realmente esistito. La Marchesa Margherita Provana Di Collegno, che conosceva bene Manzoni, scrive sul suo diario: «Sentii da Manzoni che l’Innominato è un Visconti, ed è personaggio verissimo». L’identificazione più attendibile dell’Innominato sarebbe con Francesco Bernardino Visconti, feudatario di Brignano Gera d’Adda. Il fatto sorprendente è che Manzoni è un discendente di Bernardino da parte di madre. L’autore de I promessi sposi è, quindi, parente dell’Innominato. Un amico molto stretto di Alessandro Manzoni come Hermes Visconti afferma che lo scrittore, raccontando la conversione dell’Innominato, ha voluto svelare anche il segreto della sua.

 
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DUECENTO 12-Il compleanno di Beatrice: 750 anni, ma non li dimostra PDF Stampa E-mail

altIl 2016 è l’anno in cui si festeggiano i settecentocinquant’anni di Beatrice, uno dei personaggi femminili più famosi della letteratura mondiale. Figura realmente esistita, nata nel 1266, figlia di Folco Portinari, Beatrice viene conosciuta dall’Alighieri ancor giovanissima, va in sposa a Simone de’ Bardi e muore nel 1290. La memoria di lei, scomparsa a soli ventiquattro anni, sarà sempre presente nella famiglia di Dante tanto è vero che Antonia, figlia dell’Alighieri, assumerà proprio il nome di suor Beatrice.

Quando Beatrice di Folco Portinari muore, il poeta entra in una crisi spirituale ed esistenziale. Per rispondere a tutte le sue domande decide di iscriversi ai corsi di teologia dei domenicani a Santa Maria Novella e dei francescani a Santa Croce. Poi, inizia a comporre un’opera che racconti il suo incontro per Beatrice raccogliendo alcune poesie precedenti alla morte e altre realizzate in seguito. Tutti i componimenti verranno unificati con una prosa che ha la duplice funzione di raccontare le vicende fondamentali della storia e, nel contempo, di commentare i testi poetici. Il risultato è un prosimetro di trentun poesie, ispirato alle vidas provenzali (biografie di poeti provenzali famosi), alle razos (commenti sulle poesie), al De consolazione philosophiae di Severino Boezio, uno dei testi più influenti nel Medioevo cristiano.

Nella prima parte della Vita nova Dante incontra Beatrice una prima volta a nove anni, rimanendo colpito dalla sua bellezza. Nove anni più tardi, la rivede di nuovo. Catturato totalmente dall’amore per quella donna della beatitudine, ottiene finalmente il suo saluto. Per mascherare i suoi sentimenti, secondo la prassi dell’amore cortese, si avvale di una “donna schermo”, incontrata in chiesa, che lui finge di amare. Quando questa lascia Firenze, Dante è costretto a cercare un’altra “donna schermo” della città. A questo punto, però, Beatrice gli toglie il saluto. A una festa di nozze Dante incontra delle donne gentili che vogliono capire quale sia la natura del suo amore per Beatrice. A colloquio con loro Dante comprende che lui, in realtà, fino a quel momento non ha mai cantato la bellezza e la grandezza del cuore della donna amata, ma si è sempre soffermato sulla propria interiorità e sul dramma conseguente alla sofferenza d’amore. D’ora innanzi, contrito e dispiaciuto, il poeta muterà la maniera del poetare scrivendo componimenti improntati all’esaltazione della bellezza dell’amata e chiamati ”poesie della loda”, abbandonando il magistero dell’amico Guido Cavalcanti, di pochi anni maggiore di lui. 

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA '10- Antieroi e deliri da superuomo: due facce dell'oggi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per antieroi svevoQuando si è soli, o meglio ci si percepisce da soli, è più facile essere colti da deliri di onnipotenza. Così è accaduto al Capaneo dantesco, che sa che c’è Dio, ma lo rifiuta e vi si contrappone per affermare sé fino in fondo. Bestemmia Dio anche all’Inferno, anche quando subisce la punizione e sofferenze inaudibili. Tra Ottocento e Novecento questa percezione di solitudine ha fatto pullulare l’universo letterario di figure inette e pazze o di superuomini, in fondo due facce della stessa medaglia.

Una rapida incursione nel territorio della letteratura dei decenni decadenti ci permetterebbe di sorprendere subito una caratteristica dei personaggi che popolano romanzi e versi scritti in quegli anni. Già i titoli delle opere sottolineano la coscienza della crisi e la poca considerazione di sé proprie dell’uomo: pensiamo a Sogno di un uomo ridicolo  (Dostoevskij), a Senilità (Svevo), a Il poeta come saltimbanco (Aldo Palazzeschi), a Il fanciullino (Giovanni Pascoli). Lungi dalla pretesa graniticità dell’eroe antico, l’uomo del Decadentismo mostra fino quasi all’ostentazione la propria pochezza e fragilità.

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: K. Rowling. L'incantatrice di 450 milioni di lettori PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per marina lenti rowlingJ. K. Rowling. L’incantatrice di 450 milioni di lettori (edizioni Ares) è la prima biografia italiana della creatrice della saga di Harry Potter. L’autrice Marina Lenti, per anni redattrice di Fantasy Magazine, ha scritto anche numerosi saggi sulla saga, tra cui L’incantesimo Harry Potter, La metafisica di Harry Potter, Harry Potter: il cibo come strumento letterario.

Personalmente ho sempre creduto al valore educativo dei romanzi della Rowling. Infatti, al di là delle piacevoli avventure fantastiche, la scrittrice non dimentica mai la realtà, il desiderio di bene dell’uomo e la fragilità che lo porta, talvolta, a scegliere per il male. Questo è lo spazio della libertà.  Al contempo, la crescita di Harry è accompagnata dalla presenza di maestri e di amici. In anteprima a Milano, presso WOW Spazio Fumetto, giovedì 1 dicembre, alle 18 Marina Lenti presenterà la biografia sulla Rowling in dialogo con Paolo Gulisano.

L’abbiamo incontrata per capire meglio il personaggio della Rowling, il famosissimo maghetto e i significati esistenziali di una storia che nasconde in realtà il mistero di ogni uomo e dell’umanità.

Lei ha scritto la prima biografia italiana della scrittrice J. K. Rowling. L’ha sottotitolata L’incantatrice di 450 milioni di lettori. Che cosa l’ha colpita di più dell’autrice?

Il percorso di vita, che sembra una lunga preparazione, attraverso la composizione di un mosaico di esperienze, alla maturazione dell'idea vincente e al contenuto stesso dei romanzi. E poi il percorso editoriale, che sembra guidato da un'invisibile mano magica in grado di correggere il tiro ogni volta che l'inesperienza dell'autrice le fa commettere qualche errore.

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"La chiesa commissionata dal Papa santo" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per chiesa della misericordia roma tor tre testeFu papa Giovanni Paolo II, già autore dell’enciclica Dives in Misericordia in cui la parabola del Figliol Prodigo era spunto per parlare del perdono di Dio e del Suo infinito amore, il committente dell’omonima chiesa che sorge in uno dei quartieri più popolosi di Roma, Tor Tre Teste. Il grande tempio di periferia avrebbe dovuto accogliere i pellegrini del Giubileo del 2000 e tradurre in architettura non solo le parole della Lettera Apostolica ma l’intero messaggio ecumenico di quell’Anno Santo. 

In seguito ad un concorso internazionale indetto nel 1995 dal Vicariato di Roma, l’ambizioso progetto fu affidato a un architetto di fama mondiale, l’americano Richard Meier, con la motivazione dell’originalità della sua proposta in merito all’utilizzo della luce e all’interpretazione dello spazio come “elemento di coinvolgimento umano”. Meier pose la prima pietra nel 1998 ma, per la complessità ingegneristica dei lavori, concluse la sua opera solo nel 2003, a Giubileo ormai trascorso e comunque in occasione del 25? anno di pontificato di San Giovanni Paolo II.

Il complesso chiesastico, che comprende anche un grande centro parrocchiale, si caratterizza per i tre bianchi grandi gusci di conchiglia, in calcestruzzo, autoportanti e tra loro congiunti da ampie campiture di vetro e acciaio, che proteggono lo spazio sacro.  Il loro numero rimanda alla Trinità e la loro forma, simile a quella di vele gonfiate dal vento, alla barca della Chiesa che trasporta il suo popolo nelle impervie acque del mondo e, soprattutto, lo traghetta verso il nuovo millennio.

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I PROMESSI SPOSI 13. Milano, l'impatto con una grande città in tumulto PDF Stampa E-mail

altRenzo arriva a Milano l’11 novembre, lo stesso giorno in cui Lucia e Agnese si rifugiano nel convento della Monaca di Monza. Milano è l’unica grande città descritta con dovizia di dettagli nel capolavoro manzoniano. L’autore la conosce bene e il lettore può riconoscere quel nucleo del centro storico che già esisteva nel Seicento. Gran parte della città è mutata dal Seicento all’Ottocento, quando scrive Manzoni. Renzo entra in città attraverso Porta orientale (oggi Venezia), giunge alla Corsia dei Servi (Vittorio Emanuele), poi, ad una piazzetta (l’attuale Piazza Cordusio) e alla casa del Vicario di provvisione. I movimenti di Renzo per la città sono accurati sia la prima volta quando il protagonista si reca in città durante la carestia del 1628 che la seconda volta nell’agosto del 1630 alla ricerca di Lucia.

Quando si inurba, il giovane sembra proprio come il montanaro che giunge in città, di dantesca memoria. Palesa tutta la sua ingenuità quando vede gran copia di farina e di pane sparsi per terra e pensa di essere giunto nel paese della cuccagna. Mette in tasca dei panini senza neppure presagire quanto gli accadrà quel giorno. In realtà, se avesse ascoltato i consigli di fra Cristoforo, non gli sarebbe successo nulla, poiché sarebbe rimasto nel convento di San Babila ad aspettare l’arrivo del frate cappuccino cui era destinata la lettera: Padre Bonaventura. Invece, l’ingenuità, la fretta, l’impazienza e un’eccessiva curiosità lo inducono a vagare per Milano. La prima scena che lo colpisce è quella di una famiglia un po’ insolita.

 
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VIDEO DEL PURGATORIO DI DANTE. SETTIMA PUNTATA PDF Stampa E-mail

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"IL PURGATORIO DI DANTE" DI GIOVANNI FIGHERA.

SETTIMA PUNTATA.

CANTO XXVI-XXX.

LA BALZA DEI SUSSURIOSI E IL PARADISO TERRESTRE

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https://www.youtube.com/watch?v=Pv-bsrlyCZI

 

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DUECENTO 11-Le poesie del Cavalcanti, il miglior amico di Dante PDF Stampa E-mail

altMiglior amico di Dante e il più anziano nella cerchia dei poeti stilnovisti, Guido Cavalcanti svolse per alcuni anni il ruolo di maestro nei confronti del Sommo Poeta, anche se i due fiorentini a un certo punto del loro percorso iniziarono a intraprendere strade differenti. Non vi sono notizie precise al riguardo, per lo più provengono dalle testimonianze letterarie di Dante (canto X dell’Inferno) e di Boccaccio (Decameron). Anche gli storici contemporanei Dino Compagni (circa 1255-1324) e Giovanni Villani (1276-1348) concordano nel delineare il ritratto di un uomo di intelletto, dalle capacità spiccate, incline alla speculazione filosofica e dal temperamento irreligioso. 

Ci sono pervenute cinquantadue poesie senz’altro attribuite a lui, la maggior parte delle quali sono inquadrabili nell’ambito stilnovistico, anche se non mancano versi di carattere comico o pastorelle. Se attraversiamo i componimenti di Cavalcanti, possiamo apprezzare e delineare le differenze tra la sua poesia e quella dell’amico Dante o del maestro del Dolce Stil Novo Guido Guinizzelli. Indubbiamente, la lettura dei testi cavalcantiani fa emergere due notevoli differenze. In primis se Guinizzelli era in grado di delineare la specificità della bellezza della donna amata così come Dante avrebbe più tardi definito i caratteri che rendono la donna «gentile» e «onesta», Cavalcanti mostra l’ineffabilità del valore dell’amata. In secondo luogo l’esperienza sentimentale si presenta spesso come dolorosa e fallimentare. Il poeta sottolinea la drammaticità dell’incontro con la donna, la fenomenologia del sentimento amoroso, la lacerazione interiore del poeta, la separazione tra la mente, il cuore e l’animo. 

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VIDEO DEL PURGATORIO DI DANTE. SESTA PUNTATA PDF Stampa E-mail

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"IL PURGATORIO DI DANTE" DI GIOVANNI FIGHERA.

SESTA PUNTATA.

CANTO XXI-XXII.

LA QUARTA E QUINTA BALZA: ACCIDIOSI E AVARI E PRODIGHI.

L'INCONTRO CON STAZIO.

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https://www.youtube.com/watch?v=BdXa5bnkzVkù

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LIBERO. "A spasso per l’Inferno per scoprire che Dante resta sempre attuale" di Silvia Stucchi PDF Stampa E-mail

altMai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

Mai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re di fa­re scel­te dif­fi­ci­li. Co­me ci ri­cor­da l’au­to­re, per com­pie­re il no­stro cam­mi­no e rea­liz­za­re il no­stro de­si­de­rio di be­ne e fe­li­ci­tà, ser­ve un aiu­to, un in­con­tro che ci se­gni (co­me Bea­tri­ce e Vir­gi­lio per Dan­te), dun­que che ci in­se­gni a ele­var­ci. E co­sì, pas­sa­ti in ras­se­gna i prin­ci­pa­li per­so­nag­gi dell’In­fer­no (Pao­lo e Fran­ce­sca, Fa­ri­na­ta, Pier del­le Vi­gne, Bru­net­to La­ti­ni ecc.), que­sto viag­gio si fa leg­ge­re con pia­ce­re, sor­pre­sa e ri­fles­sio­ne. (pubblicato su LIBERO del 12-7-2016)

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Educare all’affettività con il canto dantesco di Paolo e Francesca PDF Stampa E-mail

altPubblichiamo il XIII capitolo del libro Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante, Ares edizioni.

 

 

Nell’immortale canto V dell’Inferno viene descritto il secondo cerchio che comprende le anime dei lussuriosi, definiti come coloro che la «ragione sottomettono al talento». Sentimento e attrazione («talento») per l’altro sono importanti, ma non possono sopraffare la ragione. Voler bene all’altro significa voler il bene dell’altro, la sua realizzazione e il suo compimento.

Trascinati da una bufera che mai non ha sosta, a somiglianza del vento delle passioni che non seppero controllare in vita, i lussuriosi sono più volte paragonati ad uccelli che volano in un’aria cupa e di colore «perso» (cioè scuro). Dapprima l’intero gruppo di anime è comparato agli stornelli che sono trascinati «a schiera larga e piena/ […] di qua, di là, di giù, di sù». Poi, in mezzo a loro Dante vede una lunga teoria di anime simili a «gru», che sono i lussuriosi che hanno concluso la loro vita con una morte violenta.

Tra questi vi sono Semiramide (mitica regina di Babilonia che rese leciti costumi sessuali sfrenati nella sua legge), Elena (a causa della quale scoppiò la guerra di Troia), Didone (che si suicidò una volta che venne abbandonata da Enea), Cleopatra (definita lussuriosa), Achille (morto per amore secondo una tradizione medioevale), Paride e Tristano (dei quali non compare alcun cenno biografico nei versi danteschi).

 

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Paul Claudel, L'annuncio a Maria PDF Stampa E-mail

altNell’opera teatrale di Paul Claudel L’annuncio a Maria il sacrificio della croce è rappresentato con una tale forza attraverso la vivacità dei protagonisti che sembra quasi disturbare la coscienza, il perbenismo, il moralismo e il razionalismo che pervadono l’uomo benpensante di oggi. Noi tendiamo spesso, infatti, a misurare anche l’amore immaginandoci la forma che esso debba assumere.

Ambientato vicino al monastero di Montevergine verso la fine del Medioevo, il dramma risplende della luce da cui sono illuminati i tre personaggi principali: Anna Vercors, Pietro di Craon e Violaine.

Anna Vercors è sposato con Elisabetta, è padre di due giovani donne, Mara e Violaine, e ha dedicato tutta la vita al lavoro dei campi, ha faticato e guadagnato, cosciente del debito di gratitudine verso il Signore che fa tutte le cose: così, riserva le decime per mantenere il convento vicino. Proprio per la percezione di questa sovrabbondanza di grazia che ha investito la sua vita, decide di partire per la Terrasanta per pregare sopra il Santo Sepolcro per l’unità del suo popolo e dei cristiani, offrendo così le sue azioni per la totalità, per il bene di tutti. Affida la sua vita al Mistero, ben cosciente che potrebbe non ritornare più dal pellegrinaggio. Si congeda dalla moglie con tali parole:

  

Tale è stato il male del mondo: che ciascuno ha voluto godersi i propri beni, come se per lui solo fossero stati creati, e non come se da Dio li avesse avuti in consegna. Il signore, il suo feudo, il padre, i suoi figlioli, il Re, il suo Regno e l’uomo di lettere, la sua dignità.

 

 

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Siamo nati e non moriremo mai più PDF Stampa E-mail
altLa vita di Chiara Corbella Petrillo parrebbe una breve esistenza costellata da disgrazie. Ma la vita di Chiara è toccata dalla grazia, segnata dal miracolo dell'accettazione del sacrificio estremo, per dare alla luce i suoi figli. "Lo scopo della nostra vita - come ella scrive all'unico figlio sopravvissuto - è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti".

 

A quattro anni dalla morte, avvenuta il 13 giugno 2012, è uscita la prima storia di Chiara Corbella Petrillo, edita da Porziuncola. A scriverla sono due cari amici di Chiara e del marito Enrico, Simone e Cristiana, loro compagni nel cammino religioso nella salute prima e nella malattia poi. Enrico ha voluto che fossero loro a scrivere il libro, perché i più indicati: entrambi carissimi amici, Simone esperto in editoria, Cristiana confidente segreta del cuore di Chiara.

Il titolo Siamo nati e non moriremo mai più riprende la frase riportata sull’immagine di Chiara, una frase che lei non ha mai pronunciato. Enrico l’ha sentita a quindici anni da un responsabile della Comunità Gesù risorto, malato terminale. Da allora l’ha conservata nel cuore. Simone e Cristiana riproducono questa frase su una maglietta insieme ad un girasole il 12 giugno 2012, il giorno prima della salita al Cielo di Chiara. Con la stessa frase si conclude il racconto che i due amici scrivono su richiesta di Chiara per spiegare al piccolo Francesco la storia della madre e dei fratelli.

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