La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
"E sulla fronte della Vergine dipinta comparve un livido" di Margherita Del Castillo PDF Stampa E-mail

altQuella del Duomo di Montepulciano (Siena) è una delle due Porte sante del Giubileo della Misericordia presenti sul territorio dell’omonima diocesi. L’odierna cattedrale fu eretta sul luogo di una pieve di cui prese il posto quando, nel 1561, il paese senese fu eletto sede vescovile. Dell’antica pieve di Santa Maria resta ancora oggi, sul fianco sinistro della chiesa, la torre campanaria in conci di laterizio e travertino, risalente alla fine del Quattrocento. 

La costruzione, che prese avvio nel 1594 su disegno dell’architetto orvietano Ippolito Scalza, fu conclusa solo un secolo più tardi e nel 1712 il tempio venne solennemente consacrato. L’incompiuta facciata a salienti si eleva sopra un’ampia scalinata. Nel suo marmo allo stato grezzo si aprono tre portali e tre finestre, mentre semplici paraste tuscaniche, in cui si inseriscono archi a tutto sesto, rivestono i fianchi della cattedrale. Gli stessi archi, impostati su grossi pilastri, scandiscono lo spazio interno dividendo la pianta a croce latina in tre navate, di cui quella centrale coperta da volta a botte.  

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I PROMESSI SPOSI/2. Dalla conversione nascono gli Inni sacri PDF Stampa E-mail

altSubito dopo la sua conversione Manzoni scrive gli Inni Sacri, uno dei rari esempi di poesia religiosa contemporanea. La sua fede non crolla (anzi si rafforza) dopo la morte dell'amata moglie Enrichetta Blondel, a cui dedica "Il Natale del 1833".

In età moderna pochi letterati hanno scritto poesie religiose. Chi lo ha fatto è stato, spesso, non capito e accusato di essere troppo incline ad un tono retorico. I suoi versi sono stati, così, declassati al rango di poesia melensa e poco sentita. È il destino riservato agli «Inni sacri» di A. Manzoni, scritti tra il 1812 e il 1817. Frutto della conversione, il progetto doveva includere dodici componimenti dedicati ai momenti centrali della vita di Gesù. Alla fine Manzoni ne compose solo cinque integrali («Il Natale», «Il nome di Maria», «La passione», «La resurrezione», «La pentecoste») e due incompiuti («Ognissanti», «Natale 1833»).

Negli «Inni sacri» la Madonna è figura di primo piano in tutti i componimenti. In perfetta sintonia con la tradizione, la Madre di Dio è partecipe della missione di Gesù, fino ai piedi della croce, e, nel contempo, presente nella storia della Chiesa, fino alla fine dei tempi, vicino a noi tutti figli suoi. Lì, nella grotta, «la mira Madre in poveri/ panni il Figliol compose,/ e nell’umil presepio/ soavemente il pose» («Il Natale»). Come profetizzato, però, un  dolore atroce Le trafiggerà il cuore: ai piedi della croce rimarranno solo Maria e Giovanni, il discepolo prediletto. Ecco perché a Lei, che ha conosciuto il dolore estremo, noi tutti possiamo rivolgerci con le parole di Manzoni: «E tu, Madre, che immota vedesti/un tal Figlio morir sulla croce,/per noi prega, o regina de’ mesti,/che il possiamo in sua gloria veder;/che i dolori, onde il secolo atroce/fa de’ boni più tristo esiglio,/misti al santo patir del tuo Figlio,/ci sian pegno d’eterno goder» («La passione»).

 

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Che delusione quei temi e quanto sono distanti dalla vita PDF Stampa E-mail

altQualche mese fa, salutando la scomparsa del grande intellettuale italiano Umberto Eco, avevo auspicato che seguissero nei mesi successivi alla morte non solo cieche palinodie della sua opera e dei suoi pensieri, ma che, al contrario, si aprissero finestre ricche di spunti di riflessione per la crescita della cultura e del sapere. Non pensavo senz’altro che il ministero avesse in mente di celebrare lo scrittore  sottoponendo un suo testo per la prima prova dell’esame di Stato del 2016. 

Auspicavo in questi giorni che si potesse affermare il ritorno ai grandi autori, ai classici, ai poeti che sono entrati nel canone letterario della tradizione, di quelli che sono alla base del Novecento, come Pascoli o D’Annunzio, mai presentati agli esami di Stato dal 1999 o a quelli che meriterebbero uno spazio maggiore all’interno del canone letterario, come Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi de Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda (premio Nobel per la letteratura prima di Pirandello).

Invece, come spesso è accaduto in questi anni, per la tipologia A della prima prova è stato suggerito al popolo dei maturandi un testo di uno scrittore che non appartiene al canone letterario del Novecento, che non è divenuto un classico del Novecento, ma che ha senz’altro aperto la stagione dei best sellers italiani di fine Novecento con Il nome della rosa. Inoltre, non è stato proposto un testo poetico o narrativo, ma un brano appartenente al saggio Sulla letteratura. Tra le richieste vi era anche quella di condurre un’analisi stilistica, lessicale e sintattica del brano. Nella tipologia A si dovrebbe proporre in maniera indiscutibile un testo di pregio artistico appartenente all’ambito della poesia, della narrativa (romanzi e novelle) o del teatro. Solo in questo modo si può valorizzare davvero la sensibilità estetica dello studente. La valutazione dell’analisi di testo non è un mero giudizio sulle competenze linguistiche maturate dal ragazzo. Se vogliamo davvero salvaguardare la grandezza del nostro patrimonio culturale e letterario dobbiamo allontanarci da quella bieca impostazione che separa cultura/arte dalle competenze stesse. 

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RILEGGIAMO I PROMESSI SPOSI 1 - La conversione di Alessandro Manzoni PDF Stampa E-mail

altI Promessi Sposi è il romanzo più letto (e detestato) dagli studenti italiani. Che però raramente ne comprendono il profondo significato religioso. La letteratura romantica manzoniana nasce da un preciso evento: la sua conversione.

 

Inizia oggi un percorso di rilettura de I promessi sposi, opera che non è soltanto il romanzo più importante che sia stato scritto nella nostra letteratura, ma che rappresenta in forma concreta e incarnata il genio del cristianesimo. Eppure, il romanzo più importante vanta anche il record negativo di essere il meno amato dai giovani che si trovano a leggerlo in un’età forse sbagliata, troppo prematura. Bisogna anche dire che probabilmente gli insegnanti assegnano la lettura dei capitoli a casa più che accompagnare i ragazzi con spiegazioni che introducano alla comprensione e alla bellezza dell’opera.

A scuola è più facile che gli studenti di quinta sappiano ripetere i commenti di critici illustri sul romanzo o il loro giudizio sulla provvidenza manzoniana piuttosto che sappiano dire semplicemente come Manzoni concluda il romanzo. Fate una verifica immediata. Se avete figli che studiano alle superiori, al biennio (ove andrebbero letti I promessi sposi in forma integrale o quasi) o al triennio (almeno un mese è solitamente dedicato allo studio del grande scrittore lombardo), oppure anche alle medie inferiori, chiedete loro che cosa sia la fede per Manzoni. Oppure, in forma più semplice, come si concluda il romanzo? O quale sia il «sugo della storia», per utilizzare l’espressione che l’autore pone al termine dell’opera? Oppure chiedetevi voi lettori, che avete studiato, vi siete diplomati o laureati, se abbiate mai affrontato la conclusione dei Promessi sposi, se vi abbiano mai letto a scuola le ultime quattro pagine del romanzo, quelle che seguono il matrimonio di Renzo e Lucia.

 

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OSPITI IN CASA MANZONI PDF Stampa E-mail

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I LUOGHI DELLA VITA

Il restauro della casa di Manzoni a Milano in via Morone 1 è finalmente terminato. Sede del Centro Nazionale Studi Manzoniani e divenuta Museo nel 1965, l’abitazione ha riaperto i battenti il 6 ottobre. Se l’edificio è stato ristrutturato sulla base di un progetto elaborato dallo Studio De Lucchi, il Museo è stato allestito in forma nuova grazie al contributo del Consiglio Direttivo e del Comitato Consultivo di Casa Manzoni e sotto la supervisione del professor Fernando Mazzocca, professore straordinario di Storia dell'Arte all'università Statale di Milano, tra i massimi esperti in Italia di arte del Sette e Ottocento.

           La famiglia Manzoni non è originaria di Milano. Proveniente dalla Val Taleggio, si sposta in Valsassina nel sedicesimo secolo, dove è padrona di vasti possedimenti tra Barzio, Pasturo e Acquate. Pietro Manzoni, padre putativo di Alessandro, morendo nel 1807, lascia al figlio i suoi averi. Nel 1819 lo scrittore lombardo, che ormai si è trasferito a Milano nella casa di via Morone, vende le proprietà del lecchese, ma conserverà sempre nel cuore l’amore per quelle terre, come emerge dalla lettura de I promessi sposi.

Il piccolo Manzoni viene cresciuto per qualche anno da una balia, Caterina Panzeri, che abita alla cascina Costa di Galbiate; Alessandro vi ritornerà talvolta nelle vacanze durante gli anni del collegio.

 

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MIRELLA BOCCHINI. Colloqui con una professoressa PDF Stampa E-mail
Colloqui con una professoressaIn Colloqui con una professoressa di Mirella Bocchini (edizioni Cantagalli) l’insegnante e autrice del libro racconta che aveva assegnato il tema «Che cosa desidero veramente di più nella vita per me e per gli altri»: «A questo punto accade una scena stranissima: passa un quarto d’ora, passa mezz’ora e nessuno dei presenti riesce a scrivere una riga, neppure una riga dell’indice o della scaletta, che già avevano imparato ad elaborare […]. Alcune ragazze e qualche ragazzo cominciano a rivolgersi disperati verso di me, dicendo che non gli veniva in mente niente, che non riuscivano a trovare niente, e alcuni iniziano a lamentarsi che il tema «è troppo difficile». […] Due o tre ragazze  […] di botto prorompono ad alta voce: «È vero!». «Mi sembra impossibile! Non sono capace di capire cosa desidero davvero, proprio per me!». «Ma noi allora cosa siamo? Come siamo ridotti?»».

In questo modo Pasolini in un articolo di giornale, che sarebbe stato poi raccolto in Scritti corsari,descrive il centralismo odierno del potere che mira a soffocare l’umano e ogni forma di desiderio autentico: «Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. […] Oggi […] l’adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la «tolleranza» della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana […]. Il Centro […] ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza».

 

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Le lettere al marito di santa Gianna Beretta Molla PDF Stampa E-mail
altSiamo bombardati quotidianamente e in mille modi (dai film ai romanzi, dalle riviste agli articoli giornalistici) da messaggi che inneggiano all’edonismo sfrenato e ad un becero carpe diem. L’amore è, spesso, sostituito dalle parole «sesso», «piacere» e «tradimento». Piuttosto che del rapporto matrimoniale si preferisce parlare di convivenze, di rapporti momentanei e fuggevoli. Insomma, oggi è trasgressivo usare la parola «matrimonio».

Il 28 aprile 2012 ricorrevano i quarant’anni dalla morte di santa Gianna Beretta Molla, colei che è stata definita la santa del matrimonio e della quotidianità. Perché ha ancora senso proporre questa figura ai giovani e agli adulti di oggi? Le
lettere di Gianna ci aiutano a capirne meglio le ragioni. Fitto e intenso è l’epistolario che Gianna scrive sia durante il fidanzamento durato tre anni (dal 1952 al 1955) che nei pochi anni di matrimonio (dal 1955 al 1962). «Le Lettere al marito di santa Gianna sono […] come una luce concessa in tempi difficili per riaffermare che il matrimonio è dono di grazia, è via di un uomo e una donna che con il loro amore danno espressione e visibilità all’amore bello e straordinario di Dio» (Elio Guerriero).  
 
Nei mesi del fidanzamento ufficiale, dal febbraio 1955 al settembre 1955, le epistole sono tutte animate dal desiderio di rendere felice il futuro marito. Il 21 febbraio 1955 Gianna scrive: «Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà. […] Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana». La gioia e il senso di gratitudine per il dono imprevisto che è stato l’incontro con il futuro marito Pietro si uniscono alla consapevolezza che tutti i suoi sforzi non basteranno a realizzare ciò. Questa coscienza si traduce in domanda e preghiera che Colui che ha avviato l’opera la porti a termine. La lettera di tre settimane più tardi è tutta animata da questo sentimento: «Pietro, potessi dirti tutto ciò che sento per te! Ma non sono capace, supplisci tu. Il Signore proprio mi ha voluto bene. Tu sei l’uomo che desideravo incontrare, ma non ti nego che più volte mi chiedo: «Sarò io degna di lui?». Sì, di te, Pietro, perché mi sento così un nulla, così capace di niente che, pur desiderando grandemente di farti felice, temo di non riuscirvi. E allora prego così il Signore: «Signore, tu che vedi i miei sentimenti e la mia buona volontà, rimediaci tu e aiutami a diventare una sposa e una madre come Tu vuoi e penso che anche Pietro lo desideri». Va bene così, Pietro?».
 

 

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"Lemaitre, il sacerdote che anticipò il Big Bang" di Marco Respinti PDF Stampa E-mail

altMezzo secolo fa, il 20 giugno 1966, moriva il sacerdote cattolico che ha descritto la nascita dell’Universo secondo un modello in cui ciò che la scienza scopre non nega ciò che la fede afferma.

Georges Henry Joseph Eduard Lemaître nasce il 17 luglio 1894 a Charleroi, in Belgio, e lì compie studi classici nel Collegio del Sacro Cuore retto dai gesuiti. Dopo avere frequentato un anno propedeutico di Matematica nel Collegio Saint-Michel di Etterbeek, vicino a Bruxelles, nel 1911 è ammesso nell’Università Cattolica di Lovanio, all’École des Mines, la facoltà d’Ingegneria. Volontario nel primo conflitto mondiale, si guadagna la Croce di Guerra. Poi, nel 1919, torna agli studi, riorientandosi su Matematica e Fisica. Nello stesso anno consegue il baccellierato in Filosofia.

Ma in lui la vocazione sacerdotale cresce forte sin dall’età di 9 anni e può corrispondervi con pienezza una volta terminati gli studi universitari, come gli aveva domandato il padre. Nell’ottobre 1920 entra così nella Maison Saint-Rombaut, che nel Seminario di Malines accoglie le vocazioni adulte, e, grazie alla lungimiranza dei superiori, prosegue gli studi scientifici approfondendo la conoscenza dei princìpi della relatività. Nel 1922 vince una borsa di studio per l’estero con la memoria La physique d’Einstein e può studiare Astronomia nell’Università di Cambdrige. 

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Ragazzi, calma. Prima di iniziare a scrivere, fate cosi PDF Stampa E-mail

altLa prima prova scritta di Italiano prevede quattro proposte. Della prima (analisi di testo) si è diffusamente parlato. La tipologia B consiste nella stesura di un articolo di giornale o di un saggio breve dalle quattro alle sei facciate a partire da documenti forniti su quattro ambiti differenti. L’errore più comune che lo studente può commettere è quello di scegliere l’argomento che più lo attrae senza considerare quali siano le sue effettive conoscenze specifiche sulla questione proposta. 

La stesura di questa tipologia di testo (del resto come accade anche per le altre tipologie) presuppone la conoscenza profonda del tema, la capacità di rielaborare in termini personali le informazioni in modo che lo studente appaia come un giornalista o un esperto del settore affrontato, che sia storico, letterario, economico o scientifico. Per questo vale l’antica regola di retorica Rem tene, verba sequentur (ovvero «conosci gli argomenti, le parole seguiranno»), che risale addirittura secondo la tradizione a Catone il Censore. Cicerone era ben consapevole della veridicità del detto. Non è possibile separare la competenza dalla cultura, come sostiene talvolta la prassi pedagogica contemporanea. 

Ecco allora dei semplici suggerimenti tanto ovvi quanto troppo poco rispettati dagli studenti che sono presi dall’ansia di scrivere, non appena abbiano rotto l’indugio e scelto la traccia da svolgere. Un’ora sulle sei concesse deve essere dedicata alle fasi dell’inventio e della dispositio. Nel tempo ben utilizzato in queste due fasi si giocano la reale efficacia, l’originalità e la creatività dell’alunno scrittore. Il ragazzo non deve scrivere di getto, pensando alla totale spontaneità della scrittura. Il testo scritto è un risultato tecnico che deriva da un lavoro, da una riflessione, da una progettazione per la quale sono assegnate sei ore. 

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IL PICCOLO PRINCIPE. Quanto conta l'affettività nella vita PDF Stampa E-mail

altEsperienza comune ad ogni persona è l’efficacia del rapporto affettivo nel fenomeno conoscitivo. Soltanto quando sei colpito da qualcuno o sei affascinato da lui o inizi a volergli bene allora scopri una parte di realtà fino ad allora sconosciuta e il rapporto diventa metodo, strada, chiave di accesso, finestra sulla realtà. È quanto afferma A. de Saint Exupery (1900-1944) ne Il piccolo principe quando la volpe parla con il piccolo protagonista della storia. Quando questi chiede che cosa voglia dire addomesticare, la volpe risponde:


È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire «creare dei legami» […]. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. […] I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano.

 

La volpe d’ora innanzi, grazie all’affetto provato per il principe, rivaluterà e inizierà ad apprezzare e a capire un aspetto della realtà che fino ad allora era stato percepito come negativo. In un certo senso per l’uomo tutto ciò che non è amico e non è conosciuto è come se fosse nemico, non valorizzato, non utile per la vita e per la crescita. Quando si ama una persona tutto diventa esperienza in quell’ambito (Romano Guardini). «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», ma per addomesticare occorre tempo.

 

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IL MATRIMONIO DI RENZO E LUCIA su RADIO VATICANA PDF Stampa E-mail

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PRESENTAZIONE DE

IL MATRIMONIO DI RENZO E LUCIA

SU RADIO VATICANA

http://it.radiovaticana.va/news/2016/03/21/il_matrimonio_di_renzo_e_lucia/1217819

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Verso la Maturità. Come sarebbe bello rivedere Saba, Pirandello o Pascoli PDF Stampa E-mail

altPochi giorni prima dell’esame di maturità sui siti internet iniziano a circolare indiscrezioni di fughe di notizia sulle tracce dei temi oppure vengono ventilate ipotesi sugli autori più probabili e sugli argomenti più probabili per lo scritto di italiano. È inutile ricordare che è davvero impossibile che avvengano fughe di notizie di questo genere, in questi anni non si sono mai verificate le previsioni del Tototema. 

Il meccanismo con cui sono scelte e selezionate le tracce rende pressoché impossibile la fuga di notizie. Aggiungiamo, poi, che nel caso in cui questa avvenisse sarebbero facilmente rintracciabili i responsabili. Anche la protezione informatica sulle tracce è tale che gli hackers non sono mai riusciti a violarla. Comunque, è bene dirlo, le tracce sono già state scelte da più di un mese. Ne ha dato notizia il ministro dell’Istruzione Giannini l’8 maggio.

Fatta questa premessa, è, però, doveroso ricordare che esistono delle linee di tendenza nelle scelte delle proposte per la prima prova. Ricordiamo a tutti che la riforma dell’esame di Stato entrata in vigore nell’anno scolastico 1998-1999 ha introdotto quattro tipologie di prova: la tipologia A o analisi di testo, la B ovvero lo svolgimento di un articolo o di un saggio breve a partire da materiale documentario a scelta tra quattro ambiti (artistico-letterario, storico-politico, socio-economico, tecnico-scientifico), la tipologia C ovvero il tema di Storia e la D (tema di attualità).

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"Scuola, scoperta continua. Ogni giorno è un'avventura sempre nuova" PDF Stampa E-mail

alt“Ogni mattina, quando entro in classe, spero sempre che possa accadere qualcosa di grande e di bello durante la lezione, perché soltanto la dimensione della scoperta fa sì che quella della scuola sia un’avventura sempre nuova”. Anche dopo diciassette anni di insegnamento, Giovanni fighera si pone davanti agli studenti come se fosse la prima volta, senza lasciarsi prendere dall’abitudine e dalla routine del programma. “L’avventura educativa non può prescindere dal fatto che lo studente possa scoprire qualcosa di più grande di sé anche durante l’ora di lezione “ sottolinea Fighera, insegnante di Italiano e di Latino al Liceo scientifico e delle Scienze applicate “Collegio Sant’Antonio” di Busnago (Monza e Brianza) e autore di Tra i banchi di scuola. Un’avventura sempre nuova (Edizioni Ares). Nel libro, Fighera racconta come i ragazzi vedono la scupola e in che modo gli insegnanti devono alimentare in loro la “dimensione della scoperta e della domanda”.

            Curatore di un blog molto seguito, Fighera si è inventato lo Zibaldone scolastico, uno spazio dove ogni studente ha la possibilità di inserire riflessioni sulla scoperta della propria interiorità e personalità. “un giorno – ricorda il docente – un ragazzo ha scritto di vivere tutta la settimana in apnea aspettando il sabato sera.

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La signorina Euforbia, la pasticceria che insegna a vivere PDF Stampa E-mail

altIn un panorama in cui mancano spesso buone proposte di lettura per i ragazzi di età preadolescenziale e adolescenziale fa piacere trovare in libreria un buon libro, decisamente piacevole anche per gli adulti. 

La signorina Euforbia (edizioni San Paolo) di Luigi Ballerini ha vinto il Premio Andersen 2014 per la fascia di età da 9 a 12 anni con la seguente motivazione: «Per aver saputo raccontare uno spaccato di adolescenza ritraendone sapientemente dinamiche e sentimenti. Per l’abilità narrativa con cui l’autore riesce a intessere una trama scorrevole e divertente, capace di affiancare ai tempi comici l’occasione per riflessioni più profonde». In realtà, il romanzo è vivamente consigliato a tutti, particolarmente indicato a chi vive l’età adolescenziale, a chi è adulto, ma conserva ancora il cuore e la capacità di stupirsi del bambino, a quegli adulti che non si stupiscono più, ma che – mi auguro – leggendo questa storia avranno nostalgia dei tempi in cui la meraviglia abitava ancora le loro giornate.

Pscicoanalista, Luigi Ballerini da anni incontra ragazzi e genitori presso scuole e centri culturali. Numerosi sono i suoi romanzi destinati al pubblico dei bambini e degli adolescenti. L’Euforbia è «piantina verde, sconosciuta ai più, la cui bellezza non deriva tanto dai suoi fiori, quanto dalla trasformazione delle foglioline che in una certa stagione dell’anno al loro interno si colorano di scuro e creano una curiosa forma a cuore». «Il papà aveva chiamata la figlia così perché adorava le piante e, fra tutte, l’Euforbia in particolare».

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Maturità 2016. DALLA SELVA OSCURA AL CAMMINO DELLA FEDE PDF Stampa E-mail

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Dalla selva oscura al percorso della fede

Tipologia A: analisi di testo

 

Paradiso I, vv. 43-72

Fatto avea di là mane e di qua sera 
tal foce, e quasi tutto era là bianco 
quello emisperio, e l’altra parte nera,                            45
 
quando Beatrice in sul sinistro fianco 
vidi rivolta e riguardar nel sole: 
aquila sì non li s’affisse unquanco.                               48

E sì come secondo raggio suole 
uscir del primo e risalire in suso, 
pur come pelegrin che tornar vuole,                              51

così de l’atto suo, per li occhi infuso 
ne l’imagine mia, il mio si fece, 
e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso.                             54

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